Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Si dà il caso che molti giovani di oggi affrontino la politica con leggerezza a suon di slogan e molti che si dichiarano di destra hanno l’entusiasmo facile dei 20 anni. Li capisco, sono stata giovane anch’io. Ma un punto di riflessione lo dobbiamo dare anche a loro: bisogna insegnare la storia. Con quanta superficialità e ignoranza da parte della gente, il populismo affamato di giustizia si è presentato al voto senza sapere che si stava scavando la propria fossa. Con Meloni non si scherza, è una stratega, tutto studiato a tavolino e niente per caso. Tra l’altro, salta fuori sotto la campagna elettorale il Vannacci. Insomma il fascismo reale c’è, eccome, e la gente di destra morbida, che ha dato un voto alternativo, esasperata da precedenti governi incapaci, deve ora capire che Meloni non è stata migliore degli altri, che in quattro anni non ha fatto che associarsi alle lobby capi…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Si dà il caso che molti giovani di oggi affrontino la politica con leggerezza a suon di slogan e molti che si dichiarano di destra hanno l’entusiasmo facile dei 20 anni. Li capisco, sono stata giovane anch’io. Ma un punto di riflessione lo dobbiamo dare anche a loro: bisogna insegnare la storia. Con quanta superficialità e ignoranza da parte della gente, il populismo affamato di giustizia si è presentato al voto senza sapere che si stava scavando la propria fossa. Con Meloni non si scherza, è una stratega, tutto studiato a tavolino e niente per caso. Tra l’altro, salta fuori sotto la campagna elettorale il Vannacci. Insomma il fascismo reale c’è, eccome, e la gente di destra morbida, che ha dato un voto alternativo, esasperata da precedenti governi incapaci, deve ora capire che Meloni non è stata migliore degli altri, che in quattro anni non ha fatto che associarsi alle lobby capitaliste e pericolose. Ha messo in ginocchio l’Italia. I dati di fatto, e della vita precaria che conduciamo noi del ceto medio e loro del proletariato o sottoproletariato, sono chiari. Sono aumentati i poveri, le fabbriche chiudono, le bollette rincarate più che negli altri Paesi europei, gli stipendi diminuiti del 6 per cento, il caro vita aumentato del 25 per cento. In più, privatizzazione della sanità giocando con la salute della gente, razzismo, istruzione non per tutti come invece vuole l’articolo 34 della Costituzione, nulla per le alluvioni, per il clima. Questo governo longevo non ha fatto niente per l’Italia se non danni. E, sull’ignoranza o meno della destra, non facciamoci ingannare dal Buttafuoco, ci mancherebbe altro che un uomo di una certa rilevanza non sapesse essere educato e non avesse le buone maniere per parlare al pubblico... Ma i migliori giornalisti, scrittori, filosofi, sociologi, sono e restano a sinistra. Per quanto riguarda lo scendere dal piedistallo degli intellettuali, ben vengano, mi pare che da molti mesi il campo largo sia nelle piazze e tra la gente a chiedere consenso, fiducia, credibilità e voti. Meloni fa bene a ricoprire di fatto anche il ruolo di ministro degli Esteri e a dimostrare come agisce una dittatrice morbida, sebbene spesso su tutte le furie, incapace e di camminare ancora sopra un filo che le si sta spezzando sotto i piedi. Ora sta alla gente decidere se, dopo le mani, vuole farsi bruciare tutto il braccio… Rebecca Gretel
Bella questa sua lettera sull’Italia in ginocchio. Lei mette in evidenza sia l’arrivo di Vannacci che quello dei veri fascisti nel cuore, che oggi sono dei signori di mezza età, un po’ grassocci e vestiti bene, con cravatta e tutto, che più di Mussolini vogliono non certo portare la divisa ma salvarsi da quella gente, i migranti che tentano invano di mettersi in salvo cercando un nuovo modo di vivere. Magari avrebbero fatto comodo, nei giorni dei supermercati vuoti per via dello sciopero dei camionisti. Lei dice che l’Italia è in ginocchio dopo quattro anni di un governo che ha fatto solo danni. Vero. E dice anche due cose fondamentali. Che Meloni è una stratega benissimo preparata, ma “incapace di reggere e di camminare ancora sopra un filo che le si sta spezzando sotto i piedi”. Quanto all’attuale presidente della Biennale, Buttafuoco, lei ha ragione. Noi ci stupiamo perché lui è un vero signore di destra, un gran signore come a destra se ne vedono pochissimi, ed è per questo che anche a noi fa una certa impressione.
La prevenzione servirà pure... ma la punizione deve esserci
Il presidente Mattarella ha ribadito per l’ennesima volta che per fermare i femminicidi (e i reati vari) servono la scuola e l’educazione preventiva. Da anni si torna sempre su questo discorso, ma si vedono i tragici risultati. Piero Angela affermava in un suo libro che la “punizione”, fosse solo a scopo educativo (per chi scrive oramai unico deterrente), deve comunque esserci. Nel campo largo sinistrato non sono d’accordo perché i giudici hanno “sempre ragione” (triste slogan di stampo fascista). A destra ovviamente ci marciano sopra e logicamente rivincono le elezioni. Avanti così. Riccardo Scarpelli
Guardi che persino io sto cambiando posizione. Certa che alle prossime elezioni avrebbe vinto di nuovo la destra, adesso, di colpo, forse sono matta, sto cambiando idea. C’è troppo casino in giro, c’è persino un undicenne, Youssef, di origine marocchina, noto perché picchia sfrecciando con il monopattino, e anche nei pestaggi con la polizia, che deve essere molto incazzata. Undicenne! Un bambino vero. Quando arriveranno quelli di dieci anni e poi in giù? Il presidente Mattarella ha detto quella frase, chissà. Aveva ragione, bisogna cominciare a educarli con “la scuola e l’educazione preventiva”. Oggi, a un anno dalle elezioni, anche io sono con Elly Schlein che si è messa a essere per la prima volta bonariamente cattiva. Non ci credo forse più, alla destra che vince le prossime elezioni.
Le donne della mia infanzia e la nascita del femminismo
Signora Aspesi, suppongo abbia letto qualcosa in tema di civiltà contadina. Non le sarà sfuggito, allora, il linguaggio arguto, l’ironia sottile e mai volgare del lessico con cui quella civiltà si approccia all’elemento femminile e alla femminilità. Quando le nostre mamme andavano, con il proprio sposo, a coltivare la nostra bella e rigogliosa terra del Salento (oggi ridotto a divertimentificio dal turismo cafone), le nostre nonne si prendevano amorevolmente cura di noi. E quando le nostre mamme tornavano dal contado, stanche, avevano ancora voglia e forze per preparare “la parca mensa” per noi bambini. Chi gestiva, chi dava le carte, era la donna. Incontrastata. Obbedita. Poi è arrivato il femminismo: a voce alta, nelle piazze, su giornali e tv, contro le tipologie di donna che oggettivizzano il proprio corpo, mercificano la loro bellezza, ammiccano al voyeurismo maschilista per un pugno di dollari. Detto ciò, non intendo mettere in dubbio la presenza e la voce del femminismo in generale. Mi stia bene, cara vecchia e amata combattente. N.N.
Caro amico, mi attribuisce l’appellativo di “vecchia e amata combattente”, per me un vero onore. Lei dice, parlando delle donne, che nel suo ricordo erano loro a essere “Incontrastate. Obbedite”. Io posso dirle che, agli inizi, quando il femminismo stava nascendo, fu una gioia per chi si ritrovava “Incontrastata. Obbedita”. Perché si scoprì libera. Di essere se stessa. Di affrontare tra l’altro il grande tabù del sesso. Oggi per esempio si può dire che la parola verginità non esiste più, con tutto ciò che c’era attorno, anche di ridicolo e drammatico. Poi, mi scusi, credo dovrebbe essersi accorto del cambiamento delle donne. Oggi, ahimè, tutte le ragazze giovani sono belle, e all’età in cui ai miei tempi si diventava nonne, le donne sono sempre più desiderabili.
Sul Venerdì del 30 ottobre 2026