Non è un documentario. La maison des femmes-La casa delle donne è un film (personaggi, psicologie, sentimenti) che racconta un modello di istituzione e un’istituzione modello. Saint-Denis, nord di Parigi. Dal 2016, davanti all’ospedale Delafontaine, c’è una casa. L’ha voluta Ghada Hatem, ginecologa franco-libanese, per le donne che in sala parto arrivavano già ferite: botte, stupri, mutilazioni genitali. Nasce un’équipe multidisciplinare: mediche, psicologhe, avvocate e qualche collega maschio. Migliaia e migliaia di visite l’anno. La regista Mélisa Godet ne sente parlare alla radio e capisce che è il suo film. Una lunga lavorazione e due propositi: la protagonista doveva trovare il suo carattere, ispirarsi alla dottoressa Hatem senza riprodurla; e nessuna scena di violenza. Un racconto corale: le visite, i colloqui, le anamnesi di donne di ogni età, colore, provenienza sociale. Intersezionalità, cioè problemi che t’investono da più direzioni.
Le dottoresse e le assistenti sociali che…
Non è un documentario. La maison des femmes-La casa delle donne è un film (personaggi, psicologie, sentimenti) che racconta un modello di istituzione e un’istituzione modello. Saint-Denis, nord di Parigi. Dal 2016, davanti all’ospedale Delafontaine, c’è una casa. L’ha voluta Ghada Hatem, ginecologa franco-libanese, per le donne che in sala parto arrivavano già ferite: botte, stupri, mutilazioni genitali. Nasce un’équipe multidisciplinare: mediche, psicologhe, avvocate e qualche collega maschio. Migliaia e migliaia di visite l’anno. La regista Mélisa Godet ne sente parlare alla radio e capisce che è il suo film. Una lunga lavorazione e due propositi: la protagonista doveva trovare il suo carattere, ispirarsi alla dottoressa Hatem senza riprodurla; e nessuna scena di violenza. Un racconto corale: le visite, i colloqui, le anamnesi di donne di ogni età, colore, provenienza sociale. Intersezionalità, cioè problemi che t’investono da più direzioni.
Le dottoresse e le assistenti sociali che le ascoltano e programmano gli interventi:dalla ricostruzione chirurgica di un clitoride escisso all’accompagnamento psicologico di chi subisce violenza in casa. Pochi soldi, solo passione e professione. La casa delle donne appartiene anche a quelle che ci lavorano: Diane, Manon, Inès, Awa.Il film racconta anche le loro vite, ciò che resta oltre un lavoro che va oltre il tempo pieno. Mélisa Godet ha girato un film importante sul trauma che diventa parola e poi comunità e poi cura. Sulla possibilità di interrompere la catena della violenza domestica, dai lividi sul collo all’atmosfera traumatica che invade la psiche di figli e figlie. Sui fallimenti. Sul grande bisogno di educare, educare, educare. Nelle scuole, nelle famiglie, negli ospedali. Guardatelo, ministri Valditara e Roccella. Finanziate i centri antiviolenza,ne hanno sempre bisogno. Fanno un lavoro indispensabile.
Sul Venerdì del 30 ottobre 2026