Due settimane fa, a Roma, ha riaperto il teatro Valle. È sembrato per anni impossibile, che il teatro moderno più antico d’Europa potesse essere restaurato. E tornare in vita. Sembra sempre troppo costoso, troppo complicato, investire in cultura perfino in una città come Roma che su arte e cultura dovrebbe puntare tutto ogni giorno. E invece il miracolo si è compiuto. La fondazione Teatro di Roma, la Regione, e soprattutto il Comune hanno lavorato insieme per far sì che ci fosse – due settimane fa – La sera della prima.
La sera della prima è uno spettacolo scritto e interpretato da Francesco Piccolo che racconta cosa accadde, proprio lì, al teatro Valle, nel 1921 quando per la prima volta fu rappresentato Sei personaggi in cerca d’autore. Davanti a Luigi Pirandello e alla figlia che lo aveva accompagnato, entrambi timorosi di come il pubblico romano avrebbe accolto quell’opera rivoluzionaria e a tratti – almeno al primo impatto – incomprensibile. Non era un anno come un altro, il 1921…
Due settimane fa, a Roma, ha riaperto il teatro Valle. È sembrato per anni impossibile, che il teatro moderno più antico d’Europa potesse essere restaurato. E tornare in vita. Sembra sempre troppo costoso, troppo complicato, investire in cultura perfino in una città come Roma che su arte e cultura dovrebbe puntare tutto ogni giorno. E invece il miracolo si è compiuto. La fondazione Teatro di Roma, la Regione, e soprattutto il Comune hanno lavorato insieme per far sì che ci fosse – due settimane fa – La sera della prima.
La sera della prima è uno spettacolo scritto e interpretato da Francesco Piccolo che racconta cosa accadde, proprio lì, al teatro Valle, nel 1921 quando per la prima volta fu rappresentato Sei personaggi in cerca d’autore. Davanti a Luigi Pirandello e alla figlia che lo aveva accompagnato, entrambi timorosi di come il pubblico romano avrebbe accolto quell’opera rivoluzionaria e a tratti – almeno al primo impatto – incomprensibile. Non era un anno come un altro, il 1921. Era l’anno aperto dalla scissione di Livorno e dalla nascita del Partito comunista italiano e chiuso dalla costituzione dei fasci italiani di combattimento in Partito nazionale fascista. E quindi, era l’anno in cui, per dirla col capocomico della commedia, «non ci si raccapezzava più».
Perché il caos generato dalla violenza portata dagli uomini di Mussolini in politica sembrava riflettersi in ogni ambito della vita civile. Perché perfino la sera di una prima poteva diventare una rissa: divertente, raccontata con l’ironia immaginifica che Piccolo mette nella sua prosa. Ma a ben guardare, terribile: persone che fanno a botte per scagliarsi contro un’opera che ritengono incomprensibile, che ne inseguono l’autore quasi a volerlo punire di aver sfidato la loro coscienza. Quel che ha fatto Piccolo, dentro a un miracolo reso possibile da una cosa a cui ci siamo disabituati – istituzioni che lavorano insieme per salvare qualcosa di bello – è avvicinare quel tempo terribile a questo tempo in cui è possibile scontrarsi semplicemente perché si dà un giudizio diverso di un evento, di una tragedia, di un fatto di cronaca, senza trovare – ma nemmeno cercare – un punto di incontro tra visioni che sono e vogliono restare opposte. Quel che ha detto alla fine dello spettacolo – tra gli applausi e senza risse! – è che anche in questo tempo (di guerre infinite, di popoli oppressi, di premier che diventano criminali di guerra, di terrorismo spacciato per risposta, di politica incapace di fare sintesi, di propaganda imperante), noi come il capocomico di Sei personaggi in cerca d’autore, non ci raccapezziamo più. Ma soprattutto, ho trovato perfetto quello che lo scrittore ha detto ringraziando per essere stato chiamato a inaugurare la riapertura di uno spazio così importante: è sempre un privilegio, quando qualcuno ti chiama e ti chiede di metterti a studiare.