S e non avessi una dodicenne in casa non avrei capito subito quel che succede, a un certo punto, nel bellissimo reportage che Diego Bianchi ha girato per Propaganda durante le manifestazioni degli studenti a Parigi. Non avrei immediatamente riconosciuto quei movimenti per cui un ragazzo e una ragazza si fanno avanti, tutti gli altri si mettono in cerchio, e l’aria diventa allegra. Come per incanto.
Abbiamo assistito immediatamente dopo il Covid a ragazzi che si davano appuntamento nelle piazze per fare a botte. Non è durato molto, per fortuna. Ma era come se improvvisamente liberati dal loro essere solo digitali quei giovani avessero bisogno di sentire il loro corpo. Lo hanno fatto scontrandosi, tagliandosi le braccia, ferendosi, incanalando il loro malessere nei più diversi disturbi alimentari.
Non è facile, il rapporto col corpo, in adolescenza. Ne abbiamo già parlato qui ed è stata una di quelle volte in cui ho ricevuto più reazioni attraverso le vostre lettere. Quel che succede ad…
S e non avessi una dodicenne in casa non avrei capito subito quel che succede, a un certo punto, nel bellissimo reportage che Diego Bianchi ha girato per Propaganda durante le manifestazioni degli studenti a Parigi. Non avrei immediatamente riconosciuto quei movimenti per cui un ragazzo e una ragazza si fanno avanti, tutti gli altri si mettono in cerchio, e l’aria diventa allegra. Come per incanto.
Abbiamo assistito immediatamente dopo il Covid a ragazzi che si davano appuntamento nelle piazze per fare a botte. Non è durato molto, per fortuna. Ma era come se improvvisamente liberati dal loro essere solo digitali quei giovani avessero bisogno di sentire il loro corpo. Lo hanno fatto scontrandosi, tagliandosi le braccia, ferendosi, incanalando il loro malessere nei più diversi disturbi alimentari.
Non è facile, il rapporto col corpo, in adolescenza. Ne abbiamo già parlato qui ed è stata una di quelle volte in cui ho ricevuto più reazioni attraverso le vostre lettere. Quel che succede adesso, è che il corpo si muove in modo buffo, o armonioso, o semplicemente figo, e quella diventa una gara di “aura”.
Cos’è l’aura, me l’ha spiegato la dodicenne una sera a cena perché io non riuscivo a capire. È quando un ragazzo è vestito bene? «Ma no!». O se è bello? «Sse vabbè!». Ma fammi un esempio. «Hai presente il ragazzo che a tennis passa il tappeto sul campo con l’hoverboard? Lui tanta aura». Arriva il diciottenne con spiegazioni altrettanto indecifrabili. Lei mi prende in giro: «E pensa se dovessimo spiegarle l’aura farming, o i punti aura!».
Non so chi siano questi marziani che parlano una lingua sconosciuta davanti alla solita cena improvvisata del fine settimana, ma mi sono simpatici. Cercano di spiegarmi che puoi guadagnare o perdere punti aura. Li perdi, ad esempio, se fai qualcosa di imbarazzante. E che “farming” deriva dal linguaggio dei videogiochi. «Ah, e pensa se vedesse una gara di aura!», continua lo sfottò. Scopro che quelle gare le fanno anche in cortile, o fuori dalla scuola, o appunto dandosi appuntamento in piazza.
I miei due inviati nel mondo dell’adolescenza, non le hanno mai viste degenerare in bullismo. Si fanno solo molte risate, e ridono di cose che io guardo come venissero da un altro pianeta. Hanno codici che difficilmente riusciremo mai a decifrare. Una lingua che si evolve così rapidamente, che è impossibile star loro dietro. Agiscono da tribù, e per questo sono – lo raccontava lo scrittore Giacomo Papi in un dialogo fatto con l’HuffPost – estremamente interessanti per chi vuole vendere loro qualcosa. Per chi vuole metterli all’ingrasso.
Eppure, ho ritrovato in quell’allegria, in quel darsi di gomito davanti alla madre che li osserva con gli occhi a punto interrogativo, in quella complicità riscoperta dopo anni che li hanno visti isolati e chiusi ognuno nella propria cameretta, il seme di qualcosa di nuovo.
Sul Venerdì del 6 novembre 2026