È un regista che amo, tra i migliori. Mi incasino sempre sul cognome: Andrey Zvyagintsev. Film indimenticabili: Il ritorno (2003, due figli, un padre sconosciuto che li porta a pescare); Leviathan (2014, un sindaco corrotto, la casa di un onesto meccanico); Loveless (2017, due genitori in guerra, un figlio come ostacolo). Dopo nove annidi silenzio, un Covid quasi fatale, l’esilio in Francia, arriva Minotaur, Grand Prix a Cannes. Liberamente ispirato a La Femme infidèle (1969) di Chabrol, Minotaur è uno splendido noir di adulterio e delitto che racconta la Russia di oggi: violenza, depressione, paura.È il 2022, la guerra non si vede,ma è dappertutto: la Z, simbolo dell’invasione dell’Ucraina, entra nel paesaggio, sui parabrezza e sui carri armati. Gleb, piccolo oligarca di provincia, convocato dal sindaco, sotto la foto di Putin, deve consegnare i nomi di quattordici dipendenti da mandare al fronte.Li assume come camionisti, stipendio doppio: macelleria umana con regolare contratto. Qu…
È un regista che amo, tra i migliori. Mi incasino sempre sul cognome: Andrey Zvyagintsev. Film indimenticabili: Il ritorno (2003, due figli, un padre sconosciuto che li porta a pescare); Leviathan (2014, un sindaco corrotto, la casa di un onesto meccanico); Loveless (2017, due genitori in guerra, un figlio come ostacolo). Dopo nove annidi silenzio, un Covid quasi fatale, l’esilio in Francia, arriva Minotaur, Grand Prix a Cannes. Liberamente ispirato a La Femme infidèle (1969) di Chabrol, Minotaur è uno splendido noir di adulterio e delitto che racconta la Russia di oggi: violenza, depressione, paura.È il 2022, la guerra non si vede,ma è dappertutto: la Z, simbolo dell’invasione dell’Ucraina, entra nel paesaggio, sui parabrezza e sui carri armati. Gleb, piccolo oligarca di provincia, convocato dal sindaco, sotto la foto di Putin, deve consegnare i nomi di quattordici dipendenti da mandare al fronte.Li assume come camionisti, stipendio doppio: macelleria umana con regolare contratto. Quattordici, come i giovani ateniesi sacrificati al Minotauro. Nel mostro politico abita un mostro personale. Si fa di tutto per non vederlo, pena il turbamento della propria tranquillità. Meglio la negazione,a qualunque costo, anche con le azioni, oltre la psiche. Patriarcato: quando Serioz ha confessa al padre di essere bullizzato, Gleb lo addestra ad afferrare il bullo per il bavero. Educare alla violenza come rito di passaggio, di padre in figlio. Minotaur è percorso da una violenza invisibile e gelata, lo vedrete nella magistrale sequenza muta in cui Gleb fa i conti con l’amante di sua moglie Galina. La macchina da presa osserva immobile, la luce è piena: ogni inquadratura sembra la scena di un crimine. Solo Serioz ha guarda l’orizzonte e lo fotografa. È un adolescente, forse l’unico che oggi,in Russia, riesce a guardare lontano, l’acqua e il cielo.
Sul Venerdì del 6 novembre 2026