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L’ermetismo di De Gregori pieno di smanie e di fughe

La copertina dell’album Francesco De Gregori del 1974, che contiene Bene, fu disegnata da Gordon Faggetter 

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La canzone della settimana è “Bene” di Francesco De Gregori
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Questa, hanno detto (ma sarà vero?), a Francesco De Gregori non è mai piaciuta un granché. Non doveva pensarla così quando la pubblicò, nel 1974: Bene fu scelta come lato B di Niente da capire, il singolo trainante del terzo album eponimo (quello della pecora, stretto tra Alice non lo sa e Rimmel), quello di cui censurarono il verso “Giovanna è stata la migliore, faceva dei giochetti da impazzire” (fu cambiato in “Giovanna è stata la migliore, ma è un ricordo che vale dieci lire” – dal vivo il cantautore romano si sarebbe riappropriato del testo originale).

Bene, raramente eseguita in concerto (ma recuperata proprio in questo ultimo tour), è stata trascurata dal pubblico, accecato da successi folgoranti incisi per la Rca in oltre dieci anni di illuminazioni che basterebbero ad alimentare due o tre carriere – Alice, Pablo, Generale, Viva l’Italia, La leva calcistica della classe ’68, La donna cannone, per citarne solo alcuni.

I critici protestavano: De Gregori scrive testi troppo …

Questa, hanno detto (ma sarà vero?), a Francesco De Gregori non è mai piaciuta un granché. Non doveva pensarla così quando la pubblicò, nel 1974: Bene fu scelta come lato B di Niente da capire, il singolo trainante del terzo album eponimo (quello della pecora, stretto tra Alice non lo sa e Rimmel), quello di cui censurarono il verso “Giovanna è stata la migliore, faceva dei giochetti da impazzire” (fu cambiato in “Giovanna è stata la migliore, ma è un ricordo che vale dieci lire” – dal vivo il cantautore romano si sarebbe riappropriato del testo originale).

Bene, raramente eseguita in concerto (ma recuperata proprio in questo ultimo tour), è stata trascurata dal pubblico, accecato da successi folgoranti incisi per la Rca in oltre dieci anni di illuminazioni che basterebbero ad alimentare due o tre carriere – Alice, Pablo, Generale, Viva l’Italia, La leva calcistica della classe ’68, La donna cannone, per citarne solo alcuni.

I critici protestavano: De Gregori scrive testi troppo ermetici e politicamente poco impegnati, lui rispondeva con canzoni sempre più ermetiche e sempre meno impegnate (la pensa ancora così, stando alle recenti esternazioni sul tema musica e politica). Ma l’inizio dell’aristocrazia dei cantautori (perché era assai aristocratica la voce del primo De Gregori) e quella scrittura, che è ermetica solo per chi non la sa leggere, diedero una sterzata alla canzone italiana che non si ricordava dai tempi di Nel blu dipinto di blu. E, secondo me, Bene (che sia dedicata alla mamma o alla fidanzata) è un fiore ancora profumatissimo e per niente appassito. È una ballata tenera, malinconica e sommessa (alla Dylan? non è mica un reato!); la fragranza della poesia di quegli anni è miracolosamente intatta, odora d’amore e d’amicizia, di smanie e di fughe, di una generazione che si strappa dalla precedente, di porci con le ali.

PS: La copertina dell’album della pecora fu realizzata da Gordon Faggetter, musicista dei Cyan Three che accompagnavano Patty Pravo (il tratto ricorda quella che aveva disegnato per il terzo album della diva – Patty Pravo, del 1970, ribattezzato poi Cimiteria). Alla Rca Italiana, in quegli anni felici, si cucinava in casa.

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