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Tutti a scuola di ingegneria dal ragno

ragno Acanthoscurria geniculata (foresta brasiliana, 20 cm 

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Zampe che diventano adesivi potentissimi, ragnatele che competono con il kevlar: nel libro di un aracnofilo, oltre 50 mila specie, che hanno molto da insegnarci
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«Quando guardo un ragno, io vedo l’infinito», afferma Gabriele Greco, autore di Vivere come un ragno (Il Saggiatore). E non in senso mistico: in quest’animaletto nascosto nelle soffitte e negli anfratti delle nostre case, vittima dei pregiudizi dell’immaginario collettivo, lui scorge «l’infinità di tentativi che la natura ha fatto per renderlo adatto al luogo e al tempo in cui vive. E sapete qual è la cosa più bella? Che questo processo continua». Altro che ribrezzo o fobia: vicepresidente dell’associazione Aracnofilia, laureato in Fisica e ricercatore al dipartimento di Ingegneria civile e Architettura dell’università di Pavia, Greco ci invita a osservare il mondo attraverso gli occhi dei ragni. Che non sono insetti, ma aracnidi di dimensioni variabili: hanno otto zampe e un apparato specializzato nella produzione di seta. Le specie conosciute superano quota 53 mila: in 400 milioni di anni, hanno colonizzato ambienti diversissimi, sviluppando strategie adattative per sfuggire ai pred…

«Quando guardo un ragno, io vedo l’infinito», afferma Gabriele Greco, autore di Vivere come un ragno (Il Saggiatore). E non in senso mistico: in quest’animaletto nascosto nelle soffitte e negli anfratti delle nostre case, vittima dei pregiudizi dell’immaginario collettivo, lui scorge «l’infinità di tentativi che la natura ha fatto per renderlo adatto al luogo e al tempo in cui vive. E sapete qual è la cosa più bella? Che questo processo continua». Altro che ribrezzo o fobia: vicepresidente dell’associazione Aracnofilia, laureato in Fisica e ricercatore al dipartimento di Ingegneria civile e Architettura dell’università di Pavia, Greco ci invita a osservare il mondo attraverso gli occhi dei ragni. Che non sono insetti, ma aracnidi di dimensioni variabili: hanno otto zampe e un apparato specializzato nella produzione di seta. Le specie conosciute superano quota 53 mila: in 400 milioni di anni, hanno colonizzato ambienti diversissimi, sviluppando strategie adattative per sfuggire ai predatori o conquistare nuovi spazi vitali. «Qualunque sia stata la spinta, il principio resta lo stesso: hanno provato molto. E chi prova molto, prima o poi, una soluzione la trova».

Ma cosa può insegnare, nello specifico, un ragno a uno studioso del suo ambito accademico? «Moltissimo», ci dice Greco. «A volte i ragni fanno cose che, dal punto di vista ingegneristico, sembrano quasi contraddittorie. Come il fatto che le loro zampette possano diventare adesivi potentissimi, capaci di attaccarsi e staccarsi a piacimento, senza sporcarsi o perdere le caratteristiche “appiccicose”. Degli adesivi perfettamente riutilizzabili. E vi assicuro che non è facile». Ma il capolavoro resta la loro seta, leggera e versatile, una fibra proteica dalle cui proprietà si potrebbe imparare parecchio. «I ragni sono degli autentici maestri nella filatura, hanno imparato a utilizzare le materie prime di cui dispongono in maniera incredibilmente intelligente. E l’ingegneria ambisce a questo: sviluppare materiali e tecnologie artificiali sfruttando al meglio le risorse disponibili». La seta dei ragni può competere, per alcune proprietà meccaniche, con materiali come il Kevlar e le fibre di carbonio. «E riescono a produrla a temperatura ambiente, adoperando l’acqua e senza ricorrere ai processi industriali complessi che noi usiamo per le fibre sintetiche ad alte prestazioni. Una lezione sorprendente di ingegneria. E di sostenibilità».

Un prodigio di tecnologia naturale: il processo che trasforma una soluzione liquida in una fibra solida dalle proprietà straordinarie «sfugge ancora a una spiegazione scientifica completa». La sfida industriale oggi è di riuscire a produrre seta in grandi quantità senza comprometterne le qualità. «Ci sono tante aziende e gruppi di ricerca che stanno facendo passi da gigante. Io stesso possiedo una maglietta realizzata con fibre ispirate alla seta di ragno». Che non è solo quella delle classiche ragnatele: serve anche a catturare le prede, a proteggere le uova, a spostarsi e a percepire l’ambiente.

Sensi amplificati

La tela è ben più di una trappola: è una struttura che trasmette vibrazioni. «Alcune ragnatele a spirale possono amplificare l’area sensoriale del ragno fino a diecimila volte. Come se un essere umano, al centro di un campo da calcio, percepisse il battito d’ali di una zanzara in uno degli angoli».

I ragni non smettono di regalare sorprese nemmeno quando cacciano, nuotano o si riproducono. Il ragno palombaro vive sott’acqua dentro una campana d’aria; altri sfruttano la seta a mo’ di vela per scivolare a pelo d’acqua. I ragni bolas, invece, attirano le falene imitando i feromoni sessuali delle femmine. E la seta utilizzata per l’accoppiamento è differente da quella per calarsi dalle superfici. «Per svolgere funzioni variegate, i ragni puntano su una moltitudine di componenti e stratagemmi che interagiscono e, se necessario, si compensano. È un po’ come diversificare gli investimenti in banca».

Salti e morsi

Ma dove termina l’istinto e comincia qualcosa di definibile come “ragionamento degli aracnidi”? Pensiamo al ragno saltatore Portia, che mette in atto escamotage venatori estremamente elaborati, quasi da far immaginare una pianificazione e una correzione sistematica delle proprie mosse. «Questa è sicuramente una forma di cognizione», conviene l’autore. Meglio, però, non addentrarsi in classifiche d’intelligenza pseudo-umane: «dobbiamo limitarci a capire e coesistere con altre forme di cognizione».

I ragni, i cui morsi hanno generalmente conseguenze limitate (ma attenzione a specie come la cosiddetta vedova nera mediterranea), possono essere considerati anche delle sentinelle ambientali, aggiunge Greco: «Alcune specie, tipiche delle regioni più meridionali hanno ampliato la loro distribuzione verso Nord. Altre hanno modificato la struttura delle loro ragnatele, o hanno mostrato comportamenti più aggressivi in determinate condizioni ecologiche». Studiare queste trasformazioni aiuta a comprendere gli effetti del cambiamento climatico. «I ragni», continua lo studioso, «mi hanno insegnato che i problemi complessi non si affrontano da soli, ma attraverso le differenze, il confronto e la tolleranza. Che non serve avere tutti le stesse idee, né le stesse competenze. Anzi, è vero il contrario: è la diversità che ci rende più forti. Solo insieme possiamo affrontare le sfide più grandi». Non sarebbe in fondo niente male, vivere come i ragni.

Sul Venerdì del 6 novembre 2026

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