Il Venerdì

Le ragazze di Buttrio con il pallino giusto

La Società bocciofila di Buttrio festeggia le sue atlete, campionesse italiane 2015 
Sfide all'ultimo boccino, "accosti" millimetrici, tiri al volo... Benvenuti nel rotolante mondo delle bocce, dove due sorelle, Caterina e Virginia Venturini, regnano sovrane
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BUTTRIO (Udine). La cinese che, scrutata da migliaia di occhi sugli spalti silenti, scaglia tremende saette, ogni volta in grado di spazzare via la boccia avversaria. E l'italiana che replica incidendo sulla sabbia lente rasoiate, ogni volta tese a ridisegnare la posizione del pallino sul fondo del campo. È la sera in cui il mondo finalmente conosce la storia di Buttrio, il Paese delle Bocce, assieme a quella di Caterina e Virginia, le due sorelle invincibili che ne diventano testimonial.

Per questo chi c'è, quell'11 novembre 2014 a Macon, cuore borgognone della Francia, non dimenticherà mai gli ottanta minuti di sfida all'ultimo boccino fra Zhang Wei e Caterina Venturini, in arte Cate, in palio il titolo mondiale di un «tiro combinato» che consacra l'antico culto del «boccio o vado a punto» ovunque praticato da milioni di giocatori, domenicali o professionisti. Come dire spettacolo garantito, ma in questo caso addirittura sublimato dalla siderale diversità delle duellanti.Da una parte l'assorta e glaciale cinese, spietatissima killer formato bocciodromo, riverita fra le somme virtuose della «raffa», come viene chiamato in gergo il tiro al volo. E, dall'altra, la caliente e scaramantica italiana, 23 anni il prossimo aprile, capace di opporre a tanta potenza una congenita vocazione, una familiarità con il gioco per cui la diresti venuta al mondo fra le rotolanti traiettorie di queste sfere, accompagnate dai mormorii che sembrano spingerle verso esiti di gloria o di tregenda, divisi da bruti millimetri.

Sul venti pari, i palati fini di Macon capiscono che la catarsi può essere una soltanto. Quella tracciata innanzitutto dall'inesorabile scia che, ancora una volta, la brevilinea italiana dallo sguardo guascone imprime alla sua boccia. E, di conseguenza, dalla bomba della cinese che, sfiancata per effetto di una così chirurgica perizia, manca finalmente il bersaglio. Per cui, mentre l'azzurra sfrena la sua corsa gioiosa, polpacci abbassati e pugni chiusi nella posa del vincitore, verso l'abbraccio di papà e mamma appostati oltre le transenne, la malcapitata Zhang Wei può solo restare impalata su quella ribalta di sabbia, ignara di essere stata sconfitta non solo da un'avversaria, ma da un intero paese di quattromila anime.

Si parla infatti di Buttrio, comune in provincia di Udine celebre fino all'altro ieri per il millenario castello adattato ad albergo, la Fiera dei pregiatissimi vini friulani, e i natali dati tre secoli fa al pioniere della neurologia Andrea Comparetti. Una fama oggi moltiplicata grazie alle tante ragazze da podio, capaci di inscrivere i propri nomi in qualsiasi albo d'oro delle bocce. A cominciare dalla Champions' League, clamorosamente stravinta lo scorso giugno in Croazia dalle supergirl della gloriosa Bocciofila Buttrio, che fa grande l'Italia in una disciplina dove slavi e francesi ci lasciano spesso le briciole, nonostante la classe profusa da altri campioni friulani come Marco Ziraldo.

«Uno che nasce qui» spiega Raffaele Venturini, il papà della Cate, impiegato in una multinazionale con sede nei paraggi, «può ancora appassionarsi ai giochi che si praticano in strada. Per cui, se è un maschio, tirerà quattro calci al pallone, finendo magari nella squadra del paese, che è da sempre molto seguita. Se invece è una ragazza, vuoi mai che non si appassioni alle stesse bocce coltivate come una specie di religione fin dai tempi dei suoi avi? Che è un po' la domanda che ci facevamo spesso io e mia moglie Daniela, genitori di due figlie femmine».

Tormentone senza risposta fino a una decina di anni fa, per il semplice motivo che di mirare bianchi pallini piazzati tra rossi calici di Cabernet non volevano sapere né la Cate, né sua sorella maggiore Virginia. Con la differenza che, mentre quest'ultima tenta la via dell'atletica leggera, la più piccola difficilmente si stacca dalle braghe di papà, e meno che mai quando si reca a tirare le bocce all'osteria Da Pavarana, uno degli impianti più battuti della zona.

Ecco allora come, nel racconto della stessa Caterina, spunta dal nulla la più imprevista delle campionesse del mondo, incontrata all'inizio di una stagione 2016 in cui è chiamata a difendere tanti allori, individuali e di squadra. «È stata come una lunga gestazione» rivela, fresca di un'ora e mezza passata ad allenarsi sul tapis roulant di casa, «perché papà ha un bel dire che è cascato dal pero il giorno del mio esordio agonistico, quando in realtà io non mi perdevo un millimetro, uno sguardo, una mezza parola di ogni sua partita. Di giocare non mi si doveva nemmeno parlare, ma intanto immagazzinavo tutti i rituali di cui è fatta una sfida di "boccio o vado a punto": cosa dichiarava uno, dove puntava l'altro, le misurazioni con metri veri, o ricavati da un bacchetto d'albero. E poi, soprattutto, seguivo minuziosamente la preparazione del tiro, quando occorre dosare le forze, fotografare le distanze, capire quale coraggio ci vuole per avvicinare il pallino, o mirare alla boccia avversaria».

Da crisalide a farfalla imprendibile in ogni bocciodromo in cui gareggi, il passo è brevissimo, e Cate lo compie nel 2006, quando, scolara di terza media, in coppia con l'amica del cuore Valentina Bisuz, si presenta inaspettata ai Nazionali a coppie under 14, organizzati nella vicina Rivignano. Movimenti e tattiche apprese dal dal papà, nonché dal nonno Renato Venturini, compongono un database già sufficiente ad arrivare alla finale, che viene persa sul campo, ma è come fosse vinta nel cuore di bocciofili irrimediabilmente stregati dal fegato e dal cervello di una debuttante dal grande avvenire.

Comincia, in quella domenica, una saga strapaesana dagli effetti contagiosi. A cascarci per prima è la sorella Virginia, che molla di colpo le piste d'atletica per imporsi, nel giro di pochi anni, come la numero uno italiana nel tiro progressivo, specialità dove si corre come dannate fra una sbocciata e l'altra, fatta apposta per esaltare una ex mezzofondista, oggi nota come la "Lepre di Buttrio" vincitrice di tre titoli nazionali.

Ovvio che le bocce non diano da mangiare né all'una né all'altra. Ciò nonostante, la perita agraria Caterina, attualmente impiegata in un'azienda vinicola della zona, e la storica Virginia, laureatasi con una tesi sui processi matrimoniali nel XVI secolo, sanno quale più pregiato nutrimento, agonistico e culturale, trarre dalla stessa arte delle bocce a cui erano dediti i trisavoli, quando si andava a punto sotto l'aquila bicefala dell'impero austroungarico.

Entrambe single in profonda empatia con la propria comunità, le sorelle Venturini danno così un esempio che, agli occhi delle compaesane, risulta molto più irresistibile di qualsiasi reality, conto in banca, matrimonio con i migliori partiti della zona.Una specie di morale della favola è scritta dalle cronache della scorsa primavera. Divise fra lo scempio del football maschile e la gloria delle bocce femminili. Hai voglia infatti a coinvolgere il Buttrio Calcio, iscritto al campionato dilettanti di Seconda Categoria, in un reality pallonaro dove affidare le proprie sorti alla regia di Sky, tramite gli ex campioni di Serie A Gianluca Vialli e Lorenzo Amoruso. Tutta fatica che si rivela inutile la domenica in cui quelle telecamere possono solo registrare la zuffa nella quale degenera la partita contro gli eterni rivali del Centrosedia, con conseguente sconfitta a tavolino e mestissima retrocessione in Terza Categoria.

Pochi giorni dopo, nessun regista e nessuna televisione italiana si trova invece a Rijeka, città croata un tempo nota come Fiume, teatro della finale di Champions' League di bocce femminili tra le fuoriclasse locali e le ragazze di Buttrio, seguite per l'occasione da mezzo paese. Un vero peccato, perché questo film racconta di nuovo la favola delle sorelle Cate e Virginia, salite sul podio non più da sole, ma in compagnia di altre ragazze vincenti: l'operatrice turistica Valentina Basei, la tecnica di radiologia Valentina Bisuz, la pensionata Loredana Florit, la pasticciera slovena Helena Ludvik, la studentessa di ingegneria Barbara Zurini.

Foto di squadra, ma anche di un'Italia dove da tempo lo sport femminile colora di azzurro stadi, palestre, bocciodromi del mondo. Peccato che, perlomeno fino al 2024, di bocce alle Olimpiadi non se ne vedrà traccia. Soprattutto perché potremo solo immaginare imprese come il doppio titolo europeo conquistato da Cate lo scorso novembre a Saluzzo, in provincia di Cuneo.Nella finale del tiro di precisione non ha scampo la francese Suzy Marie, cui tocca arrendersi al penultimo bersaglio. Quanto al «combinato», il duello ingaggiato contro una veterana come la croata Nives Jelovica, è già entrato negli annali. Soprattutto quando, dopo essere stata rimontata dal 9-1 al 10 pari, la numero uno al mondo dichiara di andare a punto per estrarre dal proprio, inesauribile cilindro magico due «accosti» millimetrici che rubano lacrime commosse a papà Venturini. Cose, anzi, bocce, che solo a Buttrio rotolano così.

(4 marzo 2016)