Hartmut Hopp vive indisturbato a Krefeld. Sono stati inutili anche i tentativi di molti giornalisti di strappargli una parola di bocca, dopo l'uscita di Colonia dignidad, il film sull'infernale lager tedesco in Cile che soprattutto sotto Pinochet era diventato un pozzo nero di pedofili, torturatori, assassini e schiavisti. il film ha finalmente riacceso un faro su di lui, scappato cinque anni fa dal Cile e da allora dedito a una tranquilla vita borghese nel cuore della Germania, perché la giustizia tedesca si è completamente dimenticata di lui. Eppure, Hopp è fuggito perché una sentenza cilena lo ha condannato a cinque anni di carcere per violenza sessuale. Tuttora non è chiaro se il settantenne debba temere un processo anche in patria.
Hopp era il braccio destro di Paul Schäfer, fondatore della setta tedesca ai piedi delle Ande, arrestato in Argentina nel 2005. Quarantaquattro anni prima, nel 1961, l'ex assistente sociale che già in Germania abusava invece di accudire i minori che gli venivano assegnati, era scappato dal suo Paese e aveva creato il suo inferno totalitario. Dopo la fine dell'incubo, anche le vittime sono tornate in Germania. E Winfried Hempel, cresciuto in quel lager controllato per mezzo secolo da pedofili filonazisti che schiavizzavano le donne, abusavano dei bambini, torturavano e ammazzavano gli oppositori di Pinochet, si chiede oggi «perché la giustizia tedesca sia rimasta così a lungo con le mani in mano».
La politica, almeno, sembra essersi svegliata. Nelle scorse settimane il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier si è cosparso il capo di cenere. Uno dei capitoli più scandalosi della vicenda è infatti la connivenza degli ambasciatori e dei diplomatici tedeschi in Cile nei confronti di Colonia dignidad. «Nella migliore delle ipotesi, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, si sono girati dall'altra parte» ha ammesso il ministro socialdemocratico. Il "collaborazionismo" delle feluche tedesche era talmente noto, che le vittime che riuscivano a scappare dal lager di Schäfer preferivano rifugiarsi all'ambasciata canadese. Qualche bambino sfortunato che commise l'errore di andare all'ambasciata tedesca fu riconsegnato ai suoi aguzzini. Steinmeier ha promesso che aprirà gli archivi, finora secretati, che riguardano quel capitolo nerissimo della diplomazia e della storia tedesca del dopoguerra. Meglio tardi che mai.
(13 maggio 2016)
Hopp era il braccio destro di Paul Schäfer, fondatore della setta tedesca ai piedi delle Ande, arrestato in Argentina nel 2005. Quarantaquattro anni prima, nel 1961, l'ex assistente sociale che già in Germania abusava invece di accudire i minori che gli venivano assegnati, era scappato dal suo Paese e aveva creato il suo inferno totalitario. Dopo la fine dell'incubo, anche le vittime sono tornate in Germania. E Winfried Hempel, cresciuto in quel lager controllato per mezzo secolo da pedofili filonazisti che schiavizzavano le donne, abusavano dei bambini, torturavano e ammazzavano gli oppositori di Pinochet, si chiede oggi «perché la giustizia tedesca sia rimasta così a lungo con le mani in mano».
La politica, almeno, sembra essersi svegliata. Nelle scorse settimane il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier si è cosparso il capo di cenere. Uno dei capitoli più scandalosi della vicenda è infatti la connivenza degli ambasciatori e dei diplomatici tedeschi in Cile nei confronti di Colonia dignidad. «Nella migliore delle ipotesi, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, si sono girati dall'altra parte» ha ammesso il ministro socialdemocratico. Il "collaborazionismo" delle feluche tedesche era talmente noto, che le vittime che riuscivano a scappare dal lager di Schäfer preferivano rifugiarsi all'ambasciata canadese. Qualche bambino sfortunato che commise l'errore di andare all'ambasciata tedesca fu riconsegnato ai suoi aguzzini. Steinmeier ha promesso che aprirà gli archivi, finora secretati, che riguardano quel capitolo nerissimo della diplomazia e della storia tedesca del dopoguerra. Meglio tardi che mai.
(13 maggio 2016)