I taxi bloccati nell’ingorgo sindacale
di Lorenzo d'AlbergoContro Uber (per ora) hanno vinto. Ma una volta al tavolo delle trattative si ritrovano divisi in 21 organizzazioni quasi sempre in lotta tra loro. Viaggio tra le sigle delle auto bianche
ROMA. Giusto il tempo di immettersi sulla Cristoforo Colombo e pizzicare il primo semaforo rosso. «Mi stia a sentire» dice dopo un lungo sospiro Sandro, tassista della cooperativa 3570, «io il lavoro me lo sono comprato. Per pagare 150 mila euro di licenza, mia madre s’è venduta casa. Per darmi un futuro. E ora me incazzo quando vedo gli abusivi che me soffiano le corse davanti a Termini. La trattativa al Ministero? Lassamo perde…». Il giovane taxista sembra sincero. Ferma il tassametro e, come si dice nella Roma di cui conosce ogni incrocio e senso unico, nun se tiene er cecio ‘nbocca. Perché le lancette corrono, il tempo stringe e i comunicati dell’internazionale antiuberista impegnata nel braccio di ferro con il governo sul decreto Milleproroghe partono tutti con lo stesso scioglilingua: Unica/Taxi-Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Usb Taxi, Uritaxi, Uri, Federtaxi-Cisal, Satam, Ugl taxi, Confartigianato, Uti, Tam/Acai, C…
ROMA. Giusto il tempo di immettersi sulla Cristoforo Colombo e pizzicare il primo semaforo rosso. «Mi stia a sentire» dice dopo un lungo sospiro Sandro, tassista della cooperativa 3570, «io il lavoro me lo sono comprato. Per pagare 150 mila euro di licenza, mia madre s’è venduta casa. Per darmi un futuro. E ora me incazzo quando vedo gli abusivi che me soffiano le corse davanti a Termini. La trattativa al Ministero? Lassamo perde…». Il giovane taxista sembra sincero. Ferma il tassametro e, come si dice nella Roma di cui conosce ogni incrocio e senso unico, nun se tiene er cecio ‘nbocca. Perché le lancette corrono, il tempo stringe e i comunicati dell’internazionale antiuberista impegnata nel braccio di ferro con il governo sul decreto Milleproroghe partono tutti con lo stesso scioglilingua: Unica/Taxi-Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Usb Taxi, Uritaxi, Uri, Federtaxi-Cisal, Satam, Ugl taxi, Confartigianato, Uti, Tam/Acai, Claai, Mit, Unimpresa, Silt/Confcommercio, Lega cooperative, Cna Fita, Sna Casartigiani, Fast Confsal, Federlavoro Confcooperative. Il navigatore del tassinaro va in tilt: le sigle al tavolo sono 21. Si ricompattano davanti allo spettro di Uber, l’app made in Usa che permette ai suoi utenti di prenotare un Ncc sfiorando lo schermo del proprio smartphone. Ma si disuniscono per una virgola fuori posto. E poi s’affannano a ricomporre le fratture di una categoria ancora in cerca d’autore.
«Il tassista ancora deve capire chi è. Un artigiano? Un dipendente pubblico? Un socio di una cooperativa? Nella contesa è subentrato di tutto e ora trovare un accordo è un manicomio, una follia. Ci manca un inquadramento unico» spiega Loreno Bittarelli. Presidente del 3570 e dell’Uritaxi, è uno dei caporioni del settore. Di una professione che si regge sulla discontinuità. Rappresentativa, per esempio: sindacati, reti di cooperative e associazioni artigiane si spartiscono la platea delle auto bianche. Ma anche territoriale: «Ci sono 7.800 licenze a Roma, 4.850 a Milano e poco più di 2.000 a Napoli», riprende il “Bitta”. Che seduto dietro la scrivania del suo ufficio a Casal Lumbroso, fortino immerso nella prima disordinata periferia romana fuori Raccordo, sui numeri mette le mani avanti: «Se dovessimo prendere per buoni i dati di ogni sigla, alla fine saremmo 300 mila in tutta Italia. La verità è che al Nord i tassisti sono quasi tutti artigiani, mentre al Sud si affidano alle cooperative». E i sindacati? Bittarelli, che pure nel 2008 è risultato secondo tra i non eletti al Senato tra le fila di Forza Italia e nel 2013 ha tentato la corsa alla Camera con Fratelli d’Italia, risponde così: «Negli anni sono subentrati nuove realtà autonome come Uritaxi. Oggi rappresentiamo ottomila tassisti. Molti di quelli che non si sentivano più rappresentati dai confederali, che prendono ordini dalla politica».
Già, la politica. «La realtà» ribatte a distanza Nicola Di Giacobbe, segretario nazionale di Unica Cgil con un passato nel trasporto aereo, «è che tutti hanno rapporti con i partiti. E che le 21 sigle sono lo specchio dell’Italia, la sua pancia. L’acuirsi della crisi, il mercato delle nuove tecnologie ha portato alla frammentazione. Alla disgregazione delle formazioni politiche corrisponde anche la nostra». Così, oggi, alle trattative siedono anche realtà a forte impronta locale. Satam, per esempio, sta per Sindacato artigiani tassisti di Milano e si litiga gli iscritti con i cugini Tam (Tassisti artigiani milanesi stabili a quota 700 tessere). A Roma, guardando anche verso Napoli, dalla sua sede in via della Magliana si muove invece il Movimento italiano taxi. Il presidente è Raffaele Melaragno, titolare di 15 diverse cooperative. A fronte di una pagina Facebook con sole 13 adesioni – sui social il Mit invitava a sostenere l’ex vicesindaca dell’era Alemanno Sveva Belviso alle amministrative capitoline poi vinte dal Pd e da Ignazio Marino – snocciola dati al millesimo: «Siamo in 3.023 e non abbiamo alcun orientamento politico. Gli altri dicono che i nostri numeri sono pompati? Si sbagliano. Abbiamo più tesserati di tutte le altre sigle. Cgil, Cisl, Uil e Ugl raggiungono al massimo 200 iscrizioni». Le dimensioni, insomma, contano nella galassia dei taxi. Così come le sinergie: «Confartigianato, Uri, Uritaxi con l’appoggio esterno della Cgil stanno assieme» mormorano tra loro quattro tassisti al posteggio di Tor de’ Schiavi, vialone che taglia la Prenestina per poi puntare verso la Tiburtina . «Poi hai visto che Ugl, Federtaxi e Usb sono uscite insieme dopo il tavolo?».
Nel tourbillon di sindacati e associazioni, sono gli stessi conducenti a muoversi a tentoni. Le sigle appaiono e svaniscono, si palesano per poi scomparire se il dibattito non entusiasma. Spesso mescolano tassisti e noleggiatori. Vivono di statistiche ballerine, tanto che pure il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in una rilevazione dello scorso maggio è stato costretto a venire a patti con una realtà mutevole. Spesso incontrollabile. Quasi un anno fa la Cna dichiarava di rappresentare 3.598 taxi e 3.552 Ncc, la Claai (Confederazione delle libere associazioni artigiane italiane) a sua volta autocertificava l’iscrizione di 2.976 auto bianche e 648 noleggiatori. Ecco, poi, quell’Anc (l’Associazione nazionale di categoria trasporto persone e mobilità) che oggi non siede al tavolo della trattativa: 3.500 i tesserati, divisi tra taxi, Ncc e impiegati del servizio pubblico. Conducenti di bus di linea, insomma. La lista continua con Confcooperative e Legacoop: 700 adesioni per la prima, ben 6.680 per la seconda. Ecco, ancora, le 2.416 licenze e i 3.202 noleggiatori rappresentanti dell’Ugl, l’Uti a quota 4.218 tessere e l’Uritaxi di Bittarelli con i suoi 8.213 iscritti. Cgil e Cisl? Un totale di 440 unità. Meno di quelle in carico a Confidustria: 584 tra taxi e Ncc. Agci, Unci, Unico – anche loro non presenti ai faccia a faccia con il governo – e Uil non pervenute.Proprio Alessandro Atzeni, sindacalista della Uil Trasporti per il settore taxi e a sua volta autista, veste i panni del Cicerone. Mentre largo Preneste si svuota e la sua auto punta verso il prossimo stallo, si abbandona a un commento: «Le sigle sono una marea. Servirebbe una stretta per avere un’immagine più credibile quando ci si siede al tavolo con le istituzioni. Servono persone preparate quando si discute con un ministro». I sindacati, però, sono in affanno. E la voce della strada, avvicinandosi al Gra, così recita: «Sono 44 anni che faccio questo mestiere – sbotta Vittorio Falcioni, una vita di corse su e giù per le strade della capitale – e ormai siamo ridotti all’osso e ci sono più sindacati che tassisti. Io ho deciso, mi gestisco da solo. E con me tanti altri».
È qui, nel vuoto di rappresentanza, che si incunea l’iniziativa del “Merlo”. È il leader dei Soffokati e nel suo bunker a Roma Est («deve resta’ segreto», intima) dice di essere «pronto a ribaltare le auto degli Ncc». Sul muro che ospita lo stemma della Roma è appesa anche la bandiera nera del suo movimento: “SK”. La esse assomiglia vagamente a quella delle SS di Hitler. «È una saetta, perché siamo sempre pronti a colpire. Il punto rosso tra le lettere è il naso da clown che spesso indosso. Perché so quando ridere e quando no. E le lettere bianche sullo sfondo scuro da pirati rappresentano i taxi». Il programma è semplice: «Siamo 800, senza tessera. Siamo come soldati, ci autotassiamo. Abbiamo guidato la mobilitazione spontanea contro i sindacati che poi si sono messi a trattare con gli Ncc», rivendica. Poi mostra un video con la senatrice M5S Paola Taverna: «I Soffokati e il Movimento sono la stessa cosa», assicura lei nel filmato. E, dopo un cenno di intesa con la sua segretaria Annarella, il Merlo riprende: «Paoletta l’abbiamo chiamata pure durante la trattativa al ministero, davanti a tutti. Noi siamo grillini dall’inizio». Ma non convinti dell’apparizione della sindaca Virginia Raggi in piazza Venezia: «Alcuni sindacalisti la sera prima hanno incontrato Grillo. Sarà nata così quell’iniziativa. Ma lei doveva stare più coperta». L’ultima promessa? «Pronti a tornare in strada». E chissà che ne pensano le altre ventuno sigle sindacali...
(17 marzo 2017)