✕

Russia Today e Sputnik News: è arrivato il Putin show

Negli studi londinesi di RT si registra il talk show Going Underground. (Sergey Ponomarev/NYT/Contrasto) 
Un canale tv e un'agenzia multilinguistici. Sono le armi con cui Mosca diffonde la sua propaganda nel mondo. Sfruttando i volti di Larry King e Assange. E pure di Pamela Anderson
4 minuti di lettura
Potrebbe capitarvi, facendo zapping con il telecomando, di imbattervi in un canale di informazione in lingua inglese che sembra in tutto e per tutto americano: a cominciare dall’accento marcatamente yankee dei suoi giornalisti e conduttori, tutti vestiti come se imitassero i più celebri anchormen di Cbs o Nbc. A me accadde una mattina nella palestra di un albergo, dove cercavo un canale di news che mi tenesse compagnia durante gli esercizi. Ma, mentre cercavo di rafforzare gli addominali sdraiato su un tappetino blu, la mia attività ginnica si interruppe per lo stupore di quanto stavo ascoltando. Andava in onda un servizio annunciato dal conduttore come «la verità sull’abbattimento del volo MH17», l’aereo della Malaysia Airlines abbattuto in Ucraina il 17 luglio 2014.

Secondo una commissione d’inchiesta internazionale, il jet era stato colpito da un missile terra-aria Buk, di fabbricazione russa e in dotazione alle forze separa…
Potrebbe capitarvi, facendo zapping con il telecomando, di imbattervi in un canale di informazione in lingua inglese che sembra in tutto e per tutto americano: a cominciare dall’accento marcatamente yankee dei suoi giornalisti e conduttori, tutti vestiti come se imitassero i più celebri anchormen di Cbs o Nbc. A me accadde una mattina nella palestra di un albergo, dove cercavo un canale di news che mi tenesse compagnia durante gli esercizi. Ma, mentre cercavo di rafforzare gli addominali sdraiato su un tappetino blu, la mia attività ginnica si interruppe per lo stupore di quanto stavo ascoltando. Andava in onda un servizio annunciato dal conduttore come «la verità sull’abbattimento del volo MH17», l’aereo della Malaysia Airlines abbattuto in Ucraina il 17 luglio 2014.

Secondo una commissione d’inchiesta internazionale, il jet era stato colpito da un missile terra-aria Buk, di fabbricazione russa e in dotazione alle forze separatiste filo-Mosca. Invece, con una dovizia di mappe, grafici e collegamenti con un “inviato sul territorio”, il canale che stavo ascoltando forniva una tesi tutta diversa. Quella del capo della commissione investigativa russa, Vladimir Markin, secondo il quale il volo MH17 era stato colpito da un missile aria-aria sparato da un caccia Sukhoi SU-25 dell’aviazione ucraina. A corroborare questa conclusione era la testimonianza di un fantomatico meccanico militare ucraino, che asseriva di aver visto il caccia partire carico di missili dalla sua base e tornare a terra privo di munizioni.

Il servizio era, da un punto di vista di tecnica televisiva e perfino giornalistica, assolutamente impeccabile. Peccato che fosse una classica fake news. Perché il canale che stavo guardando non era americano, ma russo. In un angolo del teleschermo c’era la sigla RT, che sta per Russia Today, la stazione voluta da Vladimir Putin 12 anni fa per “controbilanciare” l’informazione troppo filo-occidentale e anti-russa, secondo il Cremlino, di Bbc, France 24 e Cnn. All’inizio sembrava un’innocua versione televisiva dei dépliant di Intourist, l’agenzia ufficiale del turismo che esisteva già nei tempi sovietici, con un’abbondanza di documentari sui luoghi comuni della tradizione, della cultura e della cucina russe.

Gli ascolti erano bassissimi, l’efficacia propagandistica praticamente nulla. Ma dal 2008, con la guerra russo-georgiana, e ancora di più nel 2014, con l’inizio del conflitto in Ucraina e l’annessione della Crimea, RT è diventato, insieme con l’agenzia di stampa Sputnik, basata in Serbia, il più potente strumento di dezinformatsiya (attività di disinformazione alla quale il Kgb, da cui provengono Putin e tutti i suoi più stretti collaboratori, dedicava un intero direttorato, con fondi illimitati). O, per dirla con le parole del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, è un canale che offre una visione alternativa «all’ordine mondiale post-Occidente».

 Oggi RT trasmette, oltre che in inglese, in spagnolo e arabo, mentre le versioni russa, francese e tedesca sono disponibili online. Secondo cifre fornite dall’emittente, è disponibile su 700 milioni di televisori in oltre 100 Paesi del mondo. Anche se, secondo rilevazioni indipendenti, gli ascolti reali sarebbero piuttosto modesti, a dispetto dei 35 milioni di contatti quotidiani vantati da fonti ufficiali russe. Certo, la scelta degli ospiti abituali, almeno del canale in inglese, è quantomeno sorprendente, per non dire bizzarra. Ma risponde a una logica politica molto lineare: sparlare dell’America e in genere delle democrazie occidentali.

Julian Assange di WikiLeaks è uno dei favoriti insieme con il linguista Noam Chomsky, ma si possono ammirare molto spesso le qualità estetiche, dello stesso livello di artificiosità di quelle dialettiche, di Pamela Anderson – la super-maggiorata canadese che fece fortuna con Baywatch dopo un’esplosiva copertina su Playboy – la cui “virtù” politica, per il Cremlino, è di avere una madre di origini russe piuttosto critica dell’American way of life. L’esempio più eclatante per provare la mission di RT, ma anche i cospicui finanziamenti di cui dispone, è quello di RT America, visibile via cavo a New York, Los Angeles e Philadelphia, e online in tutto il territorio statunitense. RT si è assicurata i servizi di due star, per quanto un po’ mature, della storia della tv americana: Larry King, il celebre anchor del Larry King Live di Cnn, ed Ed Schultz di Msnbc.

Larry King, che ha una sua casa di produzione insieme al miliardario messicano Carlos Slim, tra l’altro azionista del New York Times, vende settimanalmente a RT America due talk show. «Ci danno un sacco di soldi e io ne ho bisogno» ha detto candidamente King, che ha 82 anni e varie mogli, in un’intervista in cui sostiene di non aver mai ricevuto pressioni politiche o direttive da Mosca. Forse è così, ma in ogni caso non ci sarebbe bisogno, a giudicare da quello che dice nei suoi show: «Un perfetto cavallo di Troia di Putin» lo ha definito The Daily Beast, in un servizio intitolato Manchurian Anchors. Riferito anche a Ed Schultz, che invece di RT è uno stipendiato, assunto in piena regola, e che in una spudorata intervista al Washington Post ha assimilato RT alla Bbc perché finanziate entrambe dai governi dei rispettivi Paesi. Ma Liz Wahl e Abby Martin, due giornaliste licenziate in tronco dalla direttrice russa di RT America perché si erano rifiutate di definire l’annessione della Crimea una “riunificazione”, sono pronte a testimoniare che non è così: «RT non è la Bbc».

Sputnik, un’agenzia di servizi online e radiofonici aperta nel 2014, è la sorella minore di RT, ma sotto certi aspetti è assai più pericolosa e funzionale ai disegni destabilizzanti di Putin in Europa. Perché ha la base operativa nei Balcani e fa da cassa di risonanza del nazionalismo serbo in funzione anti-Ue: l’audience è altissima in un panorama informativo molto povero e i politici locali fanno la coda per essere invitati. Strapagati, rispetto alla media dei loro colleghi locali, grazie ai finanziamenti di Mosca, i giornalisti di Sputnik si sono esibiti in meno di tre anni in una serie di falsi scoop e commenti faziosi che hanno alimentato i focolai di tensione etnica in Kosovo, Bosnia, Macedonia e Montenegro. Tanto che la Bbc, per riportare un po’ di equilibrio, pensa di ripristinare il servizio serbo, che era stato chiuso per ragioni di bilancio nel 2011 (e uno dei suoi giornalisti, Uros Bobic, è ora una star di Sputnik). Ma il ruolo di RT, Sputnik o anche Zem a Vek, un periodico slovacco finanziato dal Cremlino, non è solo di disinformare. È anche di arruolare per piazzare amici di Putin in ruoli chiave.

Il caso più clamoroso è stato quello di Mike Flynn, il generale americano che era stato capo della Defense Intelligence Agency. Per le celebrazioni del suo anniversario, RT lo ha invitato a Mosca, lo ha fatto sedere vicino a Putin e gli ha pagato un onorario di 40 mila dollari. È lo stesso Flynn che Trump ha poi nominato suo consigliere per la sicurezza nazionale: anche se ha dovuto “dimetterlo” dopo 24 giorni, quando sono stati svelati i suoi legami con Mosca. Ma la domanda è: quanti altri Flynn (o Larry King, o Ed Schultz) sono a libro paga di RT, e quindi del Cremlino?


(7 aprile 2017)