NAPOLI. Nelle bobine dei carabinieri spunta una frase. «Una fiala vale più dell’oro». I nuovi trafficanti di farmaci non sanno di essere intercettati. E hanno un profilo particolare. Laureati e ingenui. Incensurati e imprudenti. Viaggiano per l’Europa con l’inseparabile computer, cambiano auto di lusso e donne. Sono farmacisti, informatori scientifici, ingegneri informatici, consulenti finanziari. «Una fiala vale più dell’oro», ripetono al telefono offrendo, nel 2014, le dimensioni di un fenomeno appena esploso e ancora tutto da scoprire. Sono passati tre anni. In mezzo, cinque retate e decine di arresti. Ma è solo l’inizio di un racconto che coinvolge 13 procure, con 5 processi già avviati e oltre cento indagati. Si moltiplicano le ispezioni dei Nas. E da quest’anno nella sede romana dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, opera un nucleo speciale. Al lavoro pure una commissione per aggiornare la legge e la banca dati sul percorso dei farmaci. La presiede l’ex ministro Mario Catania. Il relatore, Paolo Russo, anticipa qualche dato: «Troppi buchi neri e deroghe nella filiera: da chi produce a chi acquista. Per i soli furti c’è un danno stimato di almeno 400 milioni l’anno».
Tutto è cambiato in poco tempo. La prima svolta concide con la diminuizione delle rapine in autostrade. Operazioni taglieggiate da mafia e camorra.Così alcuni dei 300 titolari di depositi in Italia hanno poi evitato contatti con le bande che li rifornivano di confezioni rubate. Medicine di tutti i tipi a basso costo che i grossisti, a loro volta, giravano a farmacisti compiacenti. Erano prodotti di fascia A (a carico del Servizio sanitario nazionale) e di fascia B (a carico del cittadino). Originali o contraffatti circolavano il Kamagra indiano, equivalente del Viagra, gli anabolizzanti per le palestre, le sostanze dimagranti per donne (Sibutramina il principio attivo). Un “commercio” che tira ancora, anche se arginato dall’Agenzia del farmaco, che in una sede segreta ha allestito una cellula investigativa diretta dal biologo Domenico Di Giorgio. Un guadagno ampio ma con troppi rischi.
E allora si cambia: il mercato nero punta ora su prodotti più cari che fruttano margini di guadagno altrettanto elevati. L’Anonima Farmaci mira al bersaglio grosso. Perché non rubare farmaci tipo H, gli antitumorali che costano anche 2 mila euro a fiala e sono somministrati solo in ospedale? In Europa costano anche quattro volte di più e sono facili da esportare. Il nuovo scenario si svela il 16 giugno 2014. Per caso. La Finanza di Fiumicino entra in un deposito di scarpe Hogan taroccate. Siamo ad Arzano, vicino Napoli. Gli agenti notano un giovane elegante che si muove con disinvoltura nel buio dello scantinato attiguo. Ha le chiavi ed apre la porta. Da una parte le scarpe, di là 53 mila confezioni di farmaci, per un valore di 1,8 milioni di euro. Accanto c’è un computer acceso. I finanzieri lo identificano. Lui risponde: «Sono un farmacista».
Eduardo Lambiase, 37 anni, non sa dire altro. Né come sia arrivato lì («Mi ha dato la chiave un ragazzo che mi aspettava alla Rotonda di Arzano»), né per chi lavori. Ammette però che il computer è suo. La procura di Napoli Nord apre l’indagine che porterà a scoprire il saccheggio dei farmaci antitumorali, quelli che valgono più dell’oro. Il procuratore Francesco Greco, con il pm Diana Russo, sequestra farmaci e computer, fa pedinare Lambiase, mette sotto controllo i suoi 4 telefonini. Nove mesi dopo, 17 marzo 2015, lo arrestano con altre sette persone, tra cui Vincenzo e Pasquale Alfano, che si ribellano: «Siamo solo ladri, non camorristi...». Sembra vero, perché sulla loro attività grava una tangente dei Licciardi, gli eredi del boss “Gennaro a’ Scigna”. C’è un mercato nero di farmaci molto costosi, questa la novità. Addio rapine. Le fiale basta portarle via dall’ospedale in una borsa. Accade sempre nella notte del sabato, e c’è sempre un basista. A Napoli come nel resto d’Italia.
Il generale dei Nas, Claudio Vincelli, attiva tutti i nuclei per scoprire chi ruba gli antitumorali che valgono più dell’oro. Nel Sud il colonnello Alessandro Maresca scopre due filoni. Uno è in Calabria: 7 arresti a Lamezia Terme. Il capo è considerato Mario Porzio, 80 anni, napoletano residente a Roma, bloccato a Carloforte. Gli altri coinvolti sono già noti: Eduardo Lambiase e i due Alfano. Spunta però un altro farmacista, proprietario “Della Rocca” a Boscoreale e la “Della Ferrovia” ad Ascea Marina. Antonello Celentano ha 46 anni, napoletano del Vomero Alto, blazer blu di sartoria, camicia bianca aperta sul petto. Il suo alibi? Negare. «Non sapevo nulla, ero a Miami… Ricevevo merce dal Montenegro e poi non conosco la lingua...». L’altra indagine coinvolge ancora Eduardo Lambiase, l’inchiesta è della procura di Torre Annuziata ed è ancora in corso.
Ma non finisce qui: Lambiase e i due Alfano ricompaiono nell’inchiesta della procura antimafia di Bologna, aperta a Ferrara dai Nas dopo due furti a Cento e Lagosanto tra il 4 e il 6 marzo 2014. Poi altri 11 sempre nel Ferrarese. Sono coinvolti Settimio e Antonio Caprini, padre e figlio, farmacista e ingegnere, villa a Pompei e giri di feste. Con i 16 arresti di Bologna, si delinea l’identikit del gruppo. C’è anche una spagnola, Marta Prieto Fernández, detta Michelle, 45 anni, residente ad Alba Adriatica, sempre in viaggio con gli amici. Le microspie e i passaggi delle celle telefoniche ne registrano i movimenti. Ma non è sola, si muovono altre due signore, Anna Ripa e Rosaria Ragosta. Come in gita, da un ospedale all’altro: dal Policlinico di Pavia, al Civile Cardinal Massaia di Asti. E ancora: Alba, Mondovì, Monselice e Pieve di Sacco, Senigallia, San Giovanni in Persiceto, Riccione, Ancona, Val Vibrata, vicino a Teramo. Una delle donne felice e affaticata racconta al telefono: «Riempimmo dieci buste di roba, non sapevamo più dove metterla». Oltre 150 mila flaconi, non solo antitumorali, circa 3 milioni di danni secondo il pm Enrico Cieri. Appare molto rilevante il timore dei procuratori, Francesco Greco a Napoli e Giuseppe Amato a Bologna: «La possibile cattiva conservazione del farmaco, può risultare inefficace a chi cura malattie oncologiche». Ma il gruppo, assicura Lambiase, «viaggia con borse frigo». È bene organizzato: chi studia il luogo, chi ruba, chi porta i farmaci trafugati alla “centrale” di Napoli dove il colonnello Maresca e il maggiore Gennaro Tiano ricostruiscono un’attività ancora intensa.
I farmaci contro tumori e altri per curare l’epatite finiscono dagli ospedali ai depositi. Per prendere poi due direzioni. La prima, italiana, è per pazienti che non li trovano. Lo spiega il generale Claudio Vincelli alla Commissione parlamentare il 1° marzo: «Vi sono momenti di indisponibilità quando il titolare della licenza non assicura il rifornimento». L’altra è la pista estera. Lo rivela Eduardo Lambiase seduto in un bar del centro di Napoli un sabato mattina. È considerato dai pm la mente del traffico, 5 arresti in due anni. «Sette», corregge lui. «Il mercato nero non è finito, lo dimostra l’ultimo furto all’Ascalesi di Napoli. Io sono fuori ormai, ma non è cambiato niente. Il farmaco non si muove, “girano le carte”. Spiego meglio: il deposito non può avere il farmaco antitumorale dell’ospedale. In caso di controllo, si dice che viene magari dalla Slovenia... E si mostrano fatture di società di comodo». Radiato dall’Ordine dei farmacisti, Lambiase vive solo, in lite con la madre stimata farmacista a Vietri. «Sto vendendo casa per vivere. Non mi aiuta nessuno, eppure mi sono preso tutte le colpe. Ero solo un consulente... mi chiamavano... Ho sbagliato e tanto, ma c’è un livello molto al di sopra di me». Ha ancora alcuni processi in corso, nel primo ha patteggiato 3 anni e 11 mesi. «Mi hanno attribuito società fittizie all’estero e fatto passare per un mostro. Le società non erano mie. Basta controllare le fatture. C’è chi manda un bonifico all’estero fingendo di comprare. In realtà ha già in casa il farmaco. Gli tornano poi in contanti i soldi del bonifico. Ditemi dove sono i soldi miei e dove le fatture».
Dall’Italia i farmaci prendono le strade che portano in Germania, Inghilterra, Olanda, Irlanda. Racconta ancora Lambiase: «In Germania una fiala di MabThera 500 costa 2.100 euro. Gli italiani inviano quelle rubate a 1.600 senza Iva, ovvio. Vanno anche Herceptin, Humira, Neulasta e le medicine per l’Aids. Tutto falsificato creando società all’estero». Per dimostrare che il giro è alto, «molto più in alto di me», Lambiase rivela: «C’è una fiera ogni anno a Düsseldorf dove si incontrano i big del sistema. E in Italia, dalla Valtellina in giù, gira un camion con targa tedesca, ha un frigo perfetto che raccoglie i farmaci nei vari posti e li porta su, in Europa». Ma nella Farmaci Connection c’è ancora molto da scoprire e fare. Il deputato Paolo Russo ha deboli speranze e qualche slogan. «L’Aifa tiene bassi i prezzi, l’Italia con il contrabbando è il discount dell’Europa. Occorre una banca dati che registri tutti i passaggi. Un Telepass del farmaco».
(14 aprile 2017)
Tutto è cambiato in poco tempo. La prima svolta concide con la diminuizione delle rapine in autostrade. Operazioni taglieggiate da mafia e camorra.Così alcuni dei 300 titolari di depositi in Italia hanno poi evitato contatti con le bande che li rifornivano di confezioni rubate. Medicine di tutti i tipi a basso costo che i grossisti, a loro volta, giravano a farmacisti compiacenti. Erano prodotti di fascia A (a carico del Servizio sanitario nazionale) e di fascia B (a carico del cittadino). Originali o contraffatti circolavano il Kamagra indiano, equivalente del Viagra, gli anabolizzanti per le palestre, le sostanze dimagranti per donne (Sibutramina il principio attivo). Un “commercio” che tira ancora, anche se arginato dall’Agenzia del farmaco, che in una sede segreta ha allestito una cellula investigativa diretta dal biologo Domenico Di Giorgio. Un guadagno ampio ma con troppi rischi.
E allora si cambia: il mercato nero punta ora su prodotti più cari che fruttano margini di guadagno altrettanto elevati. L’Anonima Farmaci mira al bersaglio grosso. Perché non rubare farmaci tipo H, gli antitumorali che costano anche 2 mila euro a fiala e sono somministrati solo in ospedale? In Europa costano anche quattro volte di più e sono facili da esportare. Il nuovo scenario si svela il 16 giugno 2014. Per caso. La Finanza di Fiumicino entra in un deposito di scarpe Hogan taroccate. Siamo ad Arzano, vicino Napoli. Gli agenti notano un giovane elegante che si muove con disinvoltura nel buio dello scantinato attiguo. Ha le chiavi ed apre la porta. Da una parte le scarpe, di là 53 mila confezioni di farmaci, per un valore di 1,8 milioni di euro. Accanto c’è un computer acceso. I finanzieri lo identificano. Lui risponde: «Sono un farmacista».
Eduardo Lambiase, 37 anni, non sa dire altro. Né come sia arrivato lì («Mi ha dato la chiave un ragazzo che mi aspettava alla Rotonda di Arzano»), né per chi lavori. Ammette però che il computer è suo. La procura di Napoli Nord apre l’indagine che porterà a scoprire il saccheggio dei farmaci antitumorali, quelli che valgono più dell’oro. Il procuratore Francesco Greco, con il pm Diana Russo, sequestra farmaci e computer, fa pedinare Lambiase, mette sotto controllo i suoi 4 telefonini. Nove mesi dopo, 17 marzo 2015, lo arrestano con altre sette persone, tra cui Vincenzo e Pasquale Alfano, che si ribellano: «Siamo solo ladri, non camorristi...». Sembra vero, perché sulla loro attività grava una tangente dei Licciardi, gli eredi del boss “Gennaro a’ Scigna”. C’è un mercato nero di farmaci molto costosi, questa la novità. Addio rapine. Le fiale basta portarle via dall’ospedale in una borsa. Accade sempre nella notte del sabato, e c’è sempre un basista. A Napoli come nel resto d’Italia.
Il generale dei Nas, Claudio Vincelli, attiva tutti i nuclei per scoprire chi ruba gli antitumorali che valgono più dell’oro. Nel Sud il colonnello Alessandro Maresca scopre due filoni. Uno è in Calabria: 7 arresti a Lamezia Terme. Il capo è considerato Mario Porzio, 80 anni, napoletano residente a Roma, bloccato a Carloforte. Gli altri coinvolti sono già noti: Eduardo Lambiase e i due Alfano. Spunta però un altro farmacista, proprietario “Della Rocca” a Boscoreale e la “Della Ferrovia” ad Ascea Marina. Antonello Celentano ha 46 anni, napoletano del Vomero Alto, blazer blu di sartoria, camicia bianca aperta sul petto. Il suo alibi? Negare. «Non sapevo nulla, ero a Miami… Ricevevo merce dal Montenegro e poi non conosco la lingua...». L’altra indagine coinvolge ancora Eduardo Lambiase, l’inchiesta è della procura di Torre Annuziata ed è ancora in corso.
Ma non finisce qui: Lambiase e i due Alfano ricompaiono nell’inchiesta della procura antimafia di Bologna, aperta a Ferrara dai Nas dopo due furti a Cento e Lagosanto tra il 4 e il 6 marzo 2014. Poi altri 11 sempre nel Ferrarese. Sono coinvolti Settimio e Antonio Caprini, padre e figlio, farmacista e ingegnere, villa a Pompei e giri di feste. Con i 16 arresti di Bologna, si delinea l’identikit del gruppo. C’è anche una spagnola, Marta Prieto Fernández, detta Michelle, 45 anni, residente ad Alba Adriatica, sempre in viaggio con gli amici. Le microspie e i passaggi delle celle telefoniche ne registrano i movimenti. Ma non è sola, si muovono altre due signore, Anna Ripa e Rosaria Ragosta. Come in gita, da un ospedale all’altro: dal Policlinico di Pavia, al Civile Cardinal Massaia di Asti. E ancora: Alba, Mondovì, Monselice e Pieve di Sacco, Senigallia, San Giovanni in Persiceto, Riccione, Ancona, Val Vibrata, vicino a Teramo. Una delle donne felice e affaticata racconta al telefono: «Riempimmo dieci buste di roba, non sapevamo più dove metterla». Oltre 150 mila flaconi, non solo antitumorali, circa 3 milioni di danni secondo il pm Enrico Cieri. Appare molto rilevante il timore dei procuratori, Francesco Greco a Napoli e Giuseppe Amato a Bologna: «La possibile cattiva conservazione del farmaco, può risultare inefficace a chi cura malattie oncologiche». Ma il gruppo, assicura Lambiase, «viaggia con borse frigo». È bene organizzato: chi studia il luogo, chi ruba, chi porta i farmaci trafugati alla “centrale” di Napoli dove il colonnello Maresca e il maggiore Gennaro Tiano ricostruiscono un’attività ancora intensa.
I farmaci contro tumori e altri per curare l’epatite finiscono dagli ospedali ai depositi. Per prendere poi due direzioni. La prima, italiana, è per pazienti che non li trovano. Lo spiega il generale Claudio Vincelli alla Commissione parlamentare il 1° marzo: «Vi sono momenti di indisponibilità quando il titolare della licenza non assicura il rifornimento». L’altra è la pista estera. Lo rivela Eduardo Lambiase seduto in un bar del centro di Napoli un sabato mattina. È considerato dai pm la mente del traffico, 5 arresti in due anni. «Sette», corregge lui. «Il mercato nero non è finito, lo dimostra l’ultimo furto all’Ascalesi di Napoli. Io sono fuori ormai, ma non è cambiato niente. Il farmaco non si muove, “girano le carte”. Spiego meglio: il deposito non può avere il farmaco antitumorale dell’ospedale. In caso di controllo, si dice che viene magari dalla Slovenia... E si mostrano fatture di società di comodo». Radiato dall’Ordine dei farmacisti, Lambiase vive solo, in lite con la madre stimata farmacista a Vietri. «Sto vendendo casa per vivere. Non mi aiuta nessuno, eppure mi sono preso tutte le colpe. Ero solo un consulente... mi chiamavano... Ho sbagliato e tanto, ma c’è un livello molto al di sopra di me». Ha ancora alcuni processi in corso, nel primo ha patteggiato 3 anni e 11 mesi. «Mi hanno attribuito società fittizie all’estero e fatto passare per un mostro. Le società non erano mie. Basta controllare le fatture. C’è chi manda un bonifico all’estero fingendo di comprare. In realtà ha già in casa il farmaco. Gli tornano poi in contanti i soldi del bonifico. Ditemi dove sono i soldi miei e dove le fatture».
Dall’Italia i farmaci prendono le strade che portano in Germania, Inghilterra, Olanda, Irlanda. Racconta ancora Lambiase: «In Germania una fiala di MabThera 500 costa 2.100 euro. Gli italiani inviano quelle rubate a 1.600 senza Iva, ovvio. Vanno anche Herceptin, Humira, Neulasta e le medicine per l’Aids. Tutto falsificato creando società all’estero». Per dimostrare che il giro è alto, «molto più in alto di me», Lambiase rivela: «C’è una fiera ogni anno a Düsseldorf dove si incontrano i big del sistema. E in Italia, dalla Valtellina in giù, gira un camion con targa tedesca, ha un frigo perfetto che raccoglie i farmaci nei vari posti e li porta su, in Europa». Ma nella Farmaci Connection c’è ancora molto da scoprire e fare. Il deputato Paolo Russo ha deboli speranze e qualche slogan. «L’Aifa tiene bassi i prezzi, l’Italia con il contrabbando è il discount dell’Europa. Occorre una banca dati che registri tutti i passaggi. Un Telepass del farmaco».
(14 aprile 2017)