Il Venerdì

Così Taormina è diventata no global per caso

Il presidio fisso dell'esercito all'interno del Teatro Greco (Enrico Di Giacomo) 
Il G7 del 26-27 maggio fa arrabbiare tutti. Ma la politica non c’entra. Albergatori e commercianti temono la fuga dei turisti e presentano (in anticipo) il conto. In perdita
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TAORMINA (Messina). Qui, più che Trump, aspettano Il Volo, i tre tenorini che vinsero Sanremo e che – assicurano – faranno il sold out e porteranno schiere di fan pronti a spendere nei bar e nei ristoranti. Il concerto è in calendario per il primo giugno, al Teatro antico, lì dove i grandi della Terra – quattro giorni prima – avranno posato per la foto ufficiale, quella che fissa nella memoria ogni edizione del G7. Quando i vocalizzi dei tre tenorini si spanderanno tra le quinte delle rovine greche che lasciano intravedere il mare e, sullo sfondo, l’Etna, Donald Trump, Angela Merkel e gli altri potenti del mondo saranno già andati via. E a Taormina sarà il momento di fare i conti. Di capire cioè se ne è valsa la pena di “chiudere” per almeno un mese la fabbrica del turismo che garantisce un milione e 300 mila presenze l’anno (il record toccato nel 2016) e dà lavoro a circa 4 mila persone, per diventare palcoscenico dell’evento par excellence della politica mondiale.

Italo Mennella, un signore che 50 anni fa lasciò Ischia per venire a lavorare qui e che adesso è presidente dell’associazione albergatori, fa due conti da uomo pratico: «Diciamo che su sette giorni nei quali non potremo ospitare turisti, con l’arrivo delle delegazioni dei diversi Paesi ne recupereremo due, due e mezzo. Il resto, lo offriamo noi. Nel senso che speriamo che il sacrificio ci porti un ritorno in termini di audience mondiale e, dunque, di pubblicità».

Il fatto è che il G7 e, soprattutto, i cantieri per i lavori necessari ad imbellettare la perla del turismo siciliano per l’arrivo dei Grandi, cadono proprio a maggio, nel mese cioè in cui comincia l’alta stagione turistica: occupazione degli alberghi all’80 per cento e tremila visitatori al giorno al Teatro antico, tanto per citare un paio di cifre. Ecco, proprio mentre su Taormina calano croceristi e visitatori da tutto il mondo, la cittadina viene blindata.

Dal 22 al 27 maggio sulla rocca che domina il mare e che fa del paese siciliano una naturale Castalia, non potrà salire nessuno a meno che non sia in possesso di uno dei trentamila pass per la zona rossa che dovranno essere distribuiti dall’autorità di pubblica sicurezza. Considerato che settemila toccheranno  a forze dell’ordine e militari incaricati di vigilare sulla sicurezza dell’evento, che ci sono i giornalisti e le delegazioni, è chiaro che i circa 11 mila residenti e quelli che vengono ogni giorno a lavorare quassù, un po’ d’ansia addosso la sentano. Anche perché sulla data di rilascio dei pass nessuno sa dire nulla.

Di più: in città si è sparsa la voce che i badge saranno consegnati solo 24 ore prima dell’inizio del  G7 per scongiurare il rischio che a qualcuno possa venire in mente di clonarli. Ben prima che vengano distribuiti i badge, comunque, gli alberghi avranno dovuto chiudere le porte ai turisti: impossibile affittare stanze negli hotel, nei bed and breakfast, nelle case vacanza. I chioschi che vendevano souvenir sulla strada che porta al Teatro antico sono già stati smontati, tra le proteste dei proprietari e la promessa che, quando tutto sarà finito, per loro sarà trovato un posto addirittura migliore. Molti commercianti meditano di chiudere e andarsene in ferie e neppure l’ipotesi che Melania Trump e le altre first ladies possano dedicarsi allo shopping nei negozi del corso sembra convincerli a cambiare idea.

Eppure, a ospitare potenti, Taormina è abituata. Franklin Delano Roosevelt aveva addirittura pensato di organizzare qui il summit dei vincitori della Seconda guerra mondiale che si sarebbe poi tenuto a Yalta. Lo propose a Stalin che liquidò l’ipotesi con contadina sbrigatività: «Io ho la guerra in casa, non posso andare in vacanza». Anche alle misure eccezionali Taormina è, in un certa maniera, avvezza. Nel 1906, per esempio, il kaiser Guglielmo requisì l’intero hotel Timeo per la sua famiglia e gli addetti alla sicurezza. Ma erano altri tempi.

Per il G7 non sarà requisito solo il Timeo, l’albergo più antico di Taormina i cui muri stillano storia e suggestioni letterarie: ci dormiva D.H. Lawrence che da qui assisteva ai tradimenti della moglie che diedero luogo, poi, a L’amante di lady Chatterley; e ci alloggiò Truman Capote attratto anche dalla vocazione di Taormina al turismo gay maturata sin da quando il barone fotografo Erich Von Gloden (famose le sue foto di giovani taorminesi desnudi) chiamò qui Oscar Wilde che fu lieto di raggiungerlo in fuga dall’Inghilterra, dove era stato condannato al carcere per omosessualità.

Al Timeo, nei giorni del G7, alloggerà la delegazione statunitense, mentre Angela Merkel dormirà, con ogni probabilità, al San Domenico, l’altro albergo taorminese – nel quale si svolgeranno i lavori del vertice – che può comunque vantare registri di presenza con firme più che illustri: da re Edoardo d’Inghilterra, al granduca Paolo di Russia, da Guglielmo Marconi a Richard Strauss, da Thomas Mann a John Steinbeck. Per tacere delle stelle del cinema, ché in questo caso l’elenco sarebbe davvero lunghissimo.

Ma non è sufficiente essere adusi al belmondo,  come lo  sono le pietre antiche di Taormina, per rendere ordinario lo straordinario impatto del G7 di maggio sulla vita quotidiana. Prendete, per esempio, i medici e gli infermieri dell’ospedale. Hanno incassato i complimenti dei secret service di mezzo mondo che hanno passato in rassegna corsie e stanze del nosocomio trovandolo adatto a sopportare eventuali emergenze durante il vertice. Adesso però dovranno fare i conti con il protocollo di sicurezza chiamato “Peimas”. Tradotto in soldoni significa ferie sospese nella settimana del G7, livello di attenzione 1 fino al 25 maggio per poi passare al livello di attenzione 3.

«Significa che tutti i reperibili passano a guardia attiva» dice uno dei medici dell’ospedale taorminese. E significa che in ospedale in quella settimana resteranno solo i ricoverati che non possono essere dimessi, mentre verranno sospesi i nuovi ricoveri ordinari. L’elenco dei pazienti che saranno “ammessi” è già stato messo a punto dall’Azienda sanitaria provinciale di Messina che ha fatto un censimento dei soggetti con particolari patologie. Del resto con le “schedature “ i taorminesi fanno i conti da mesi. I servizi di sicurezza hanno chiesto l’elenco di tutti i residenti e hanno censito tutti gli appartamenti occupati e vuoti della zona rossa. Procedure che alla gente di qui non hanno neppure dato eccessivo fastidio. A fare borbottare e imprecare, piuttosto, sono stati i cantieri. Avviati tardi e proprio in coincidenza con l’inizio della stagione turistica.

Si tratta di capire se, quando Trump e gli altri andranno via, resterà qualcosa. Da Roma hanno impegnato 15 milioni per il restyling della “perla” siciliana. Ma, a parte il muro della Villa comunale che dovrebbe ospitare il cocktail delle first ladies, poco è destinato a durare. Il Palacongressi, chiuso da due anni, riaprirà giusto per i lavori del G7 ma con agibilità parziale (facile intuire che difficilmente, a sipario calato sull’evento, verranno completati i lavori); le due elipiste sono state messe in piedi in fretta e furia: una(quella riservata al presidente Usa) costruita su un terreno privato, l’altra a due passi dai piloni della funivia che collega Taormina a Mazzarò. Assai improbabile che possano restare lì.

Grazie ai soldi del G7, resterà invece il Teatro antico ripulito e rimesso a nuovo. Lì suonerà la Filarmonica della Scala e si scatterà la foto ufficiale. Le pietre antiche dietro, il mare e l’Etna davanti: uno scenario in cui perfino gli dei tratterrebbero il fiato. A Giuseppe Caminiti, manager del Mocambo, il bar più antico che troneggia sul Corso e che ha visto sedere ai suoi tavoli potenti, attori e scrittori, sembra poco: «Perché, per rimettere a posto il teatro si deve aspettare questo? Non si può fare manutenzione ordinaria? Mi creda, sarà una settimana infernale. Io non so come farò a venire al lavoro. Per fortuna dopo arrivano quelli del Volo. E allora torneranno i turisti».

(12 maggio 2017)