Senza offesa per tutte le altre, ma curare la revisione della traduzione italiana di “Harry Potter” è stata l’esperienza professionale più entusiasmante che mi sia mai capitata. È iniziata con una telefonata della direttrice editoriale di Salani. Mi spiegò che, dovendo pubblicare un tascabile di sette volumi della saga oramai completata, si erano accorti di molte incongruenze. Le traduzioni italiane erano state compiute a mano a mano che i volumi originali uscivano e nessuno si poteva immaginare che J. K. Rowling li avesse disseminati di dettagli destinati a diventare significativi.
Inoltre la saga, che è di sette volumi come la Recherche di Proust, ha una complicazione aggiuntiva rispetto al supremo precedente: che il Lettore Modello del primo volume non è lo stesso dell’ultimo. I lettori crescono con Harry Potter e se il primo volume era per ragazzini, gli ultimi sono anche cupamente tardo adolescenziali. Il caso più evidente è quello di Neville Longbottom, ragazzino imbranato, zimbello di tutti, che nel primo volume vede il suo nome trasformarsi in un Neville Paciock.
Un cognome che ricorda Gastone Paperone e Paperoga. Alla fine si scopre che Paciock è un eroe, e reclamava il suo cognome, un po’ buffo ma neanche tanto, originale. Abbiamo fatto scelte quasi obbligate e preso iniziative più opinabili, come la famigerata trasformazione del nome della casa Tassorosso in Tassofrasso. Sono stati anni di discussioni di grandissimo interesse, e divertimento. E dico “abbiamo” perché per questo lavoro ho presieduto un comitato di diverse persone e perché la redattrice Viola Cagninelli ha dimostrato una competenza e un entusiasmo senza i quali non so come me la sarei cavata. Di certo avrò sbagliato qualcosa, ma sono più sicuro che è stato un grande onore.
(19 maggio 2017)
Inoltre la saga, che è di sette volumi come la Recherche di Proust, ha una complicazione aggiuntiva rispetto al supremo precedente: che il Lettore Modello del primo volume non è lo stesso dell’ultimo. I lettori crescono con Harry Potter e se il primo volume era per ragazzini, gli ultimi sono anche cupamente tardo adolescenziali. Il caso più evidente è quello di Neville Longbottom, ragazzino imbranato, zimbello di tutti, che nel primo volume vede il suo nome trasformarsi in un Neville Paciock.
Un cognome che ricorda Gastone Paperone e Paperoga. Alla fine si scopre che Paciock è un eroe, e reclamava il suo cognome, un po’ buffo ma neanche tanto, originale. Abbiamo fatto scelte quasi obbligate e preso iniziative più opinabili, come la famigerata trasformazione del nome della casa Tassorosso in Tassofrasso. Sono stati anni di discussioni di grandissimo interesse, e divertimento. E dico “abbiamo” perché per questo lavoro ho presieduto un comitato di diverse persone e perché la redattrice Viola Cagninelli ha dimostrato una competenza e un entusiasmo senza i quali non so come me la sarei cavata. Di certo avrò sbagliato qualcosa, ma sono più sicuro che è stato un grande onore.
(19 maggio 2017)