Il Venerdì

Giappone, cronache da un impero in crisi di nervi

La famiglia imperiale del Giappone al completo. Al centro l'imperatore Akihito con la moglie Kiko (Reuters/Contrasto) 
Depressioni, attriti e quote rosa. In Giappone Akihito sta per abdicare e il suo erede preferirebbe suonare la viola. Una casa reale un tempo divina è oggi sotto stress
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TOKYO. Dovrà lasciare l’amata viola e afferrare lo scettro imperiale. E non ne ha alcuna voglia, il principe della corona giapponese Naruhito, figlio primogenito del dimissionario imperatore Akihito. Di 57 anni, imbevuto di cultura occidentale, Naruhito ha studiato per due anni a Oxford, si è laureato in storia alla prestigiosa Università Gakushuin di Tokyo, è esperto di problemi idrici globali e di sistemi di trasporto medievali, è un apprezzato suonatore – appunto – di viola, e deve ora prepararsi al passo più importante della sua vita: ascendere al cosiddetto trono del crisantemo, succedendo a suo padre che ha finalmente vista esaudita, almeno formalmente, la richiesta di dimissioni.

La legge non prevede che il tennò (sovrano celeste) possa alzare bandiera bianca. Installato sul trono deve rimanerci sino all’ultimo istante della sua vita. Ma l’83enne Akihito, unico imperatore in carica al mondo, è allo stremo. Sopravvissuto a una grave operazione cardiaca, un tumore alla prostata e seri problemi di respirazione, non ce la fa più a presenziare a complesse cerimonie pubbliche quasi quotidiane e frequenti visite di Stato all’estero. In buona sostanza, la sindrome di cui sembra soffrire è la stessa che colpisce ogni anno 9 mila giapponesi: il karoshi, un eccesso di lavoro che porta alla morte. Nel corso di impegni ufficiali Akihito è stato visto più volte appoggiarsi al braccio dell’adorata moglie Michiko.

E una delle ragioni per cui preme per essere mandato in pensione senza ulteriori indugi è proprio il desiderio di evitare alla moglie e alla famiglia tutte le obbligatorie ed estenuanti cerimonie funebri prescritte per l’intero anno seguente al decesso di un imperatore. Riuscisse a lasciare questo mondo da semplice pensionato, gran parte del pesante cerimoniale potrebbe essere infatti risparmiato ai suoi cari.

Così, l’anno scorso, con le dovute circonlocuzioni, senza mai pronunciare la parola dimissioni, aveva fatto capire in un discorso televisivo che per lui era giunto il momento di dire basta. E finalmente nei giorni scorsi, dopo mesi di bizantine disquisizioni ai massimi livelli, si è raggiunta una decisione: una legge ad personam concederà ad Akihito di abdicare, lasciando il trono al figlio 57enne Naruhito. A questo punto si tratta solo di capire quando. La data su cui convergerebbero tutte le autorità politiche, militari e religiose è il 23 dicembre 2018, giorno dell’85esimo compleanno dell’imperatore. Come alternativa ci sarebbe il 23 febbraio, compleanno di Naruhito. A proposito del quale si aprono nuovi, problematici, scenari. La consorte di quest’ultimo è Masako, una commoner, senza sangue blu nelle vene, poliglotta, laureata a Harvard, esperta di politica internazionale.

Hanno una figlia, Aiko, loro unica progenie. Masako temeva di essere fagocitata dalla gerarchia del Palazzo imperiale e ha ceduto dopo anni di appassionata corte da parte di Naruhito quando le ha solennemente promesso che l’avrebbe difesa ad ogni costo dal rigido sistema imperiale, permettendole piena libertà di perseguire la carriera diplomatica. Le cose non sono andate esattamente così. Naruhito si è battuto coraggiosamente contro il Palazzo, ma tutto è stato inutile. La situazione si è fatta man mano più tesa, giungendo al suo apice quando Masako ha dato alla luce una femmina, Aiko appunto, e non il figlio maschio spasmodicamente atteso dall’intera nazione.

La donna è stata bersaglio di dure critiche da parte degli ambienti più conservatori che l’hanno fatta cadere in una profonda crisi depressiva da cui non si è ancora del tutto ripresa. L’ostracismo nei suoi confronti è debordato anche nella vita della principessina Aiko, che è stata vittima di aspri atti di bullismo sin dai primi anni delle elementari. La situazione era così tesa che è stato concesso a Masako di sedere per qualche tempo accanto alla figlia sui banchi di scuola. “La piccola principessa senza sorriso” titolavano i giornali. Alle scuole medie le cose non sono andate meglio: Aiko ha dovuto fare lunghe assenze con gli stessi sintomi di stress e depressione accusati dalla madre.

Ma se Masako si è sentita schiacciata dai rigidi stilemi di vita della corte, come potrà mai affrontare – si chiedono molti osservatori – il ruolo di moglie dell’imperatore? E infatti c’è chi pensa che Naruhito stia già studiando ogni possibilità di abdicare a sua volta, subito o in un futuro non lontano, a favore del fratello minore Akishino, che ha il grande “merito” di avere un figlio maschio, Hisahito. In ogni caso l’ascesa al trono di Naruhito farà automaticamente avanzare Akishino a principe della corona, e il suo “onorario” annuo verrà triplicato, raggiungendo circa gli 822 mila dollari.

Ma – e qui si apre un ulteriore e vieppiù problematico capitolo di questa complicata saga familiare – l’argomento che in questi mesi contende le prime pagine dei media giapponesi alle dimissioni dell’imperatore è il pre-fidanzamento della figlia di Akishino, Mako, con Kei Komuro, 25enne suo compagno di università (la prestigiosa Christian University di Tokyo) nonché aspirante avvocato senza alcun titolo nobiliare. Come previsto dalle regole dell’Agenzia della casa imperiale, un membro che decida di unirsi in matrimonio con un cittadino comune esce automaticamente dalla famiglia imperiale e perde il diritto di abitare nel Palazzo e di ricevere qualsiasi prebenda imperiale, a parte un’unica generosa “buonuscita”. Mako per amore perderà, quindi, sontuosi vitto e alloggio imperiali, ma potrà consolarsi con una “liquidazione” che dovrebbe aggirarsi attorno ai due milioni di dollari.

Ma ciò che qui più importa è che l’annuncio del pre-fidanzamento di Mako ha rinfocolato un vecchio dibattito: ha ancora senso che siano solo i maschi a salire sul trono del crisantemo? I genitori della principessa, dopo aver dato alla luce un’altra figlia ancora, Kako, hanno fatto esultare la nazione e tirare un profondo sospiro di sollievo alla corte quando, come detto, hanno dato i natali a un maschio: il principe Hisahito, oggi decenne. Ma se la futura moglie di questo ragazzo non dovesse partorire a sua volta un altro maschietto, sarebbe la fine della dinastia del crisantemo. Almeno per linea maschile.

E dunque ci si torna a chiedere: non sarebbe il caso di ripristinare la legge che permetteva alle donne di salire al trono, abolita nel 1889? Del resto tra i 125 imperatori succedutisi fino ai nostri giorni nei circa 2.700 anni della semi-mitologica dinastia, ci sono state 8 donne, da tutti lodate per l’oculata gestione del potere. Va aggiunto però, a prova di quanto sia oggettivamente difficile la vita per chi siede su questo trono, che le antiche cronache narrano di come nessuna di quelle 8 imperatrici trovò il tempo di sposarsi e di fare figli. Se la dinastia sopravvisse fu grazie a un consolidato ricorso a feconde concubine, attuato per secoli e abolito solo da Hirohito (1901-1989), il tennò che condusse l’impero al disastro del conflitto mondiale e in un memorabile discorso radiofonico ammise per la prima volta la natura umana e non divina dell’imperatore.

Secondo recenti sondaggi, l’86 per cento dei giapponesi non avrebbe nulla in contrario ad avere una donna sul trono del crisantemo. Ma l’attuale iper-conservatore primo ministro Abe – nonostante abbia affermato di volere dare molto più potere alle donne in tutti i settori dell’economia – in realtà teme che mettere una donna sul trono vorrebbe dire darsi la zappa sui piedi, perché è facile prevedere che un’imperatrice apparirebbe immediatamente agli occhi dell’opinione pubblica, in patria e fuori dai confini, un leader capace di dare unità e forza ai movimenti pacifisti del Giappone, ostili alla rilettura bellicista della Costituzione da lui perseguita.

Ma non è neppure Abe l’unico ostacolo sulla via di una riforma della legge imperiale. Con la possibile uscita di scena di Mako, i membri superstiti della famiglia imperiale scenderebbero a 18 e di questi ben 13 sono donne. Il problema è che molte vorranno, semplicemente e legittimamente, metter su famiglia. E visto che di prìncipi di sangue imperiale c’è una certa penuria, è probabile che alla fin fine decidano di scegliere l’amore e escano dai ranghi imperiali per unirsi a comuni cittadini. In altre parole e per chiudere il cerchio: non è assolutamento detto che preparato il trono per l’imperatrice si trovi una donna disposta a sedervisi.

(23 giugno 2017)