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Il pieno di benzina? È da museo

L'interno del Museo Fisogni 
Raccoglie distributori, targhe e latte di olio dal 1961. Ora la collezione di Guido Fisogni è la più grande del mondo. Ed è aperta al pubblico. Un carburante per la memoria
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TRADATE (VARESE). L’insegna del distributore di benzina Total annuncia: «Aperto». Non c’è nessuna stazione di servizio ma l’ingresso di un’antica villa. Da qui, dopo aver preso l’argenteria di famiglia, il nobile Cesare Castiglioni partì per partecipare alla spedizione dei Mille. Sotto un balcone è incisa la stella garibaldina. Su una parete dell’edificio si scorge la parola «Marciare», reperto del vocabolario di epoca fascista che ha resistito al tempo. Questo luogo storico, che fu anche dimora di Papa Celestino IV, oggi è il Museo Fisogni, la collezione di pompe di benzina più grande al mondo, certificata dal Guinnes dei primati. Più di cinquemila pezzi fra distributori, insegne, memorabilia e giocattoli a tema. Il distributore più antico risale al 1892, il più moderno al 2000. A raccoglierli in giro per il mondo è stato Guido Fisogni, settantasei anni, fon…
TRADATE (VARESE). L’insegna del distributore di benzina Total annuncia: «Aperto». Non c’è nessuna stazione di servizio ma l’ingresso di un’antica villa. Da qui, dopo aver preso l’argenteria di famiglia, il nobile Cesare Castiglioni partì per partecipare alla spedizione dei Mille. Sotto un balcone è incisa la stella garibaldina. Su una parete dell’edificio si scorge la parola «Marciare», reperto del vocabolario di epoca fascista che ha resistito al tempo. Questo luogo storico, che fu anche dimora di Papa Celestino IV, oggi è il Museo Fisogni, la collezione di pompe di benzina più grande al mondo, certificata dal Guinnes dei primati. Più di cinquemila pezzi fra distributori, insegne, memorabilia e giocattoli a tema. Il distributore più antico risale al 1892, il più moderno al 2000. A raccoglierli in giro per il mondo è stato Guido Fisogni, settantasei anni, fondatore di un’impresa edile specializzata in manutenzione e ristrutturazione di stazioni di servizio. Del suo lavoro ne ha fatto una collezione e ora che è in pensione è la guida che sabato e domenica accoglie i visitatori. 

Tutto inizia nell’estate del 1961, nella cava di sabbia di Paderno Dugnano, a nord di Milano. All’orizzonte compare un furgoncino nero con la scritta Jolly Band. A bordo non c’è un’orchestrina ma Guido Fisogni che ha da poco cominciato a lavorare per una società petrolifera. Il furgoncino l’ha preso in concessione da uno sfasciacarrozze, ma solo dal lunedì al venerdì. A fine settimana deve restituirlo pulito perché serve al complesso musicale. Tra le montagne di sabbia vede un distributore di benzina. «Una volta le ditte avevano i distributori interni» spiega «si vede che dopo il fallimento l’avevano abbandonato. Era un modello del 1931, sulle due ante era ancora visibile il fascio littorio. L’ho preso e l’ho fatto restaurare seguendo i bozzetti e le foto dell’epoca». Diventa il primo pezzo della collezione. 

Il percorso museale parte dai carretti che sostavano sui marciapiedi fuori dalle farmacie. «I primi benzinai sono stati i farmacisti» dice Fisogni. «Il petrolio veniva venduto come anti-pidocchi. In tutta Italia c’erano solo cinquanta auto e se ne vedeva passare una al mese». Attraverso gli oggetti recuperati si segue una lezione di storia del mondo. «Il Pegaso del logo della Mobil originariamente era voltato a sinistra. Durante la Guerra fredda con la Russia venne spostato a destra. Molti anni dopo in Arabia Saudita costruimmo una stazione di servizio ma si fermavano solo turisti perché il Pegaso veniva interpretato di sesso femminile. Aggiungemmo gli attributi maschili e si formò la coda». Delle vecchie latte di olio lubrificante sono impilate a formare una piramide. Fisogni indica quella dell’olio Blitz, con l’illustrazione di un ramoscello di ulivo. «Dopo l’hanno tolto dalla latta perché le persone pensavano fosse olio da cucina e lo usavano a tavola. La ditta era di Ernesto Reinach, che fu deportato dai nazisti e morì a ottantanove anni in un carro bestiame diretto ad Auschwitz». 

Un visitatore che arriva dalla Puglia commenta sottovoce: «Parla come un libro stampato». Un altro visitatore, un imbianchino di Cesano Maderno, scorre sullo smartphone le foto di quella che chiama «la mia officina» e racconta: «Sono un appassionato di moto degli anni Trenta, colleziono targhe e ho tutti i numeri della rivista Motociclismo». Il suo amico si guarda intorno meravigliato ed esclama: «Non so dove sbattere gli occhi».
Qualcuno chiede a Fisogni quanto ha speso per assemblare il museo. Un altro visitatore, che si definisce «un piccolo artigiano edile e collezionista» risponde: «Ha speso quarant’anni di vita». Una réclame al muro strilla, «Vincete milioni alla lotteria di capodanno». Un chirurgo in pensione dice: «C’è parte della mia storia personale qui e quella di tutti noi che abbiamo ottant’anni. Ogni distributore, ogni oggetto è un flash che porta alla mente strade in cui sono passato in macchina, in motorino, in bicicletta. Per andare al lavoro attraversavo la vita dei paesi al mattino presto e poi alla sera. Passavo per il bosco, c’era la nebbia nel febbraio del ’66». 

Un lungo tavolo ovale occupa quasi interamente una delle sale. Al centro, sotto vetro, sono esposti modellini di stazioni di servizio. «Era nella sala delle riunioni sindacali in azienda» racconta Fisogni. «Prima ne avevo uno in legno ma i sindacalisti interni litigavano sempre con quelli esterni, mi dissi che bisognava distrarli. Così feci costruire questo tavolo e funzionò. Invece di litigare ricordavano i giochi che avevano da bambini». Sul muro è affissa una pubblicità con lo slogan, «Arriva la bombola celeste da cucina». Poco sotto c’è una vera bombola a gas bianca trasformata in un mobile bar. «Era nel mio ufficio» e con un tocco la apre svelando bicchieri e vino di rappresentanza dell’olio Castrol. Tutto è studiato nei minimi dettagli, non si sfugge neanche in bagno. Il primo dipinto in cui compare una pompa di benzina è esposto al MoMa di New York e nel bagno del Museo Fisogni, dove troviamo la riproduzione di Gas di Edward Hopper. 

Non c’è un luogo dove riposare la vista. Ovunque ci sono barili, posacenere a forma di pneumatici, valigette dei rappresentanti di olio, compressori con le fattezze dell’omino Michelin che fuma un sigaro, un 45 giri prodotto dalla Mobil e suonato dal trombettista Giulio Libano, targhe di luoghi che non esistono più. I colori restaurati sono vivaci, scintillano, i distributori sembrano opere d’arte moderna. Non c’è polvere e quasi scompare la nostalgia. Si arriva al pezzo più famoso della collezione: il distributore di benzina di Mussolini, disegnato dall’architetto Marcello Piacentini, in stile littorio. «L’ho trovato in un magazzino a Trieste, arrivava direttamente da Palazzo Venezia. Era stato realizzato in soli cento esemplari. Quando ho lavorato in Albania ne ho trovato un altro all’ambasciata di Tirana». Alla periferia di Londra invece ha trovato il distributore della regina, con tanto di corona in cima e corona di scorta, naturalmente esposta in una vetrina. «All’inizio mia moglie diceva, “Cosa continui a portare rottami?” Le rispondevo: “Non sono rottami, sono gioielli”. “Allora metterò al collo un bullone”, diceva lei». 

A fine giro si affaccia proprio la moglie e dà la sua versione dei fatti: «Appena conosciuti mi disse: “Sai, mi piacerebbe fare un museo”. Mi chiesi: “Una vita in mezzo alla benzina cosa potrà mai essere?”. Però lo vedevo contento, così pian piano mi sono entusiasmata anche io». Rievoca le vacanze, che in realtà erano dei viaggi alla ricerca di nuovi pezzi. «Dove l’abbiamo trovato l’omino col cappellino rosso della Pirelli?» chiede al marito. «Quando eravamo in barca su un’isola greca» risponde lui. La moglie continua a ricordare: «Sceglievamo una zona che ci piaceva e partivamo. In Australia abbiamo percorso seimila chilometri in un mese. Ci fermavamo nei paesini, si andava in avanscoperta, parlavamo con le persone, giravamo i robivecchi». Il metodo utilizzato era sempre quello di non fermarsi alla facciata ma fare il giro, andare a curiosare sul retro di una stazione in Pennsylvania e trovare la sagoma tridimensionale di un cowboy che fa l’occhiolino. L’album fotografico della famiglia Fisogni non ha mari e monti ma la strada che dal New Jersey porta al Texas. In una foto esposta si vede Guido Fisogni poggiato al muso di un’autocisterna della Shell, sorride alla moglie dietro l’obiettivo.

«La domenica pomeriggio se non ci sono visitatori scendo comunque a fare un giro e vengo qui a parlare con i distributori. Mia moglie mi dice che non è un buon segno. Io le rispondo che non è un buon segno se mi dò anche la risposta». 
Il grande cortile esterno al museo è immerso nel silenzio. Il sole batte sulle insegne dei marchi di una vita: il gasolio Tropical, Diesel artico, i carburanti dei Mondiali. Il balcone di casa affaccia proprio su questo panorama autostradale. Un ultimo cartello Agip saluta e ringrazia.

(21 luglio 2017)