Verso la metà dello scorso mese di luglio si sono compiuti vent’anni da quando accaddero due fatti che scossero profondamente la Spagna. Il primo fu la liberazione, eseguita dalla Guardia Civil, di José Antonio Ortega Lara, funzionario delle carceri e membro del Partido Popular, tenuto sotto sequestro dall’Eta per 532 giorni. Era rimasto per tutto quel tempo rinchiuso in una buca minuscola che a malapena gli consentiva di fare due o tre passi, quasi senza aerazione e con pochissima luce. La banda terrorista chiedeva per la sua liberazione il trasferimento nelle prigioni basche dei membri dell’Eta rinchiusi in altre zone del Paese, come primo passo verso l’amnistia. Il governo spagnolo non cedette e i terroristi avevano già deciso di abbandonare alla sua sorte Ortega Lara, il quale era sul punto di morire di inedia, quando venne ritrovato dalla polizia. I quattro sequestratori furono arrestati quello stesso giorno.
La liberazione dell’ostaggio fu un duro colpo per l’Eta, poiché in nessuno dei suoi precedenti sequestri aveva subito un simile smacco. Immediatamente la banda progettò la vendetta e pochi giorni dopo rapì Miguel Angel Blanco, di 29 anni, consigliere del Pp nel Comune biscaglino di Ermua, una piccola enclave di operai per la maggior parte immigrati (lo stesso Blanco faceva parte di una famiglia modesta). In quest’occasione, l’Eta diede quarantotto ore di tempo per il trasferimento dei carcerati, minacciando di giustiziare il giovane consigliere se la richiesta non fosse stata soddisfatta. Il governo, presieduto in quel momento da José María Aznar, non cedette, e Miguel Angel fu assassinato all’ora fissata mediante due spari alla nuca. Quando venne rinvenuto era ancora vivo, perché il calibro della pistola scelta allo scopo era piccolo, per allungare l’agonia della vittima: Blanco aveva le mani legate dietro la schiena e gli assassini lo avevano costretto a inginocchiarsi prima di sparargli addosso.
Ma allora accadde qualcosa che i terroristi non avevano previsto. Tutta la Spagna aveva vissuto due giorni con il fiato sospeso, “sorseggiando” per così dire la lentezza del delitto eseguito dai terroristi. In altri attentati tutto accadeva di colpo e la vittima veniva ritrovata in modo brusco, senza una storia che l’avesse preceduta, quasi come se fosse stata investita o avesse subito un incidente. Ma nel caso di Miguel Angel Blanco avemmo tutto il tempo per conoscere la sua biografia, la sua famiglia, la lenta angoscia della scadenza mortale che si avvicinava. Quella non somigliava più a un’azione di guerra – o di guerriglia – ma a un’esecuzione, allo spietato adempimento di una condanna a morte come quelle portate a termine da Franco fino a un mese e mezzo prima della sua stessa morte.
Molti di quelli che conservavano ancora un’immagine relativamente romantica dell’Eta, qualcosa tra Che Guevara e le lotte di liberazione anticolonialiste, la videro come ciò che era in realtà: un gruppo totalitario disposto a imporre con la violenza il suo progetto xenofobo ed escludente contro le aspirazioni di convivenza democratica. E allora, come dicevo, accadde l’inatteso, quel che quasi avevamo rinunciato a vedere: la gente di tutti i partiti, di tutte le regioni della Spagna, scese in piazza in massicce concentrazioni per gridare il suo «adesso basta» all’Eta e ai suoi pseudoragionamenti nazionalisti che ne giustificavano le malefatte. Fu la maggiore ribellione democratica del Paese e una delle più notevoli dell’Europa occidentale nella seconda metà del XX secolo. Fu chiamata “lo spirito di Ermua”, perché fu in questo Comune, di cui Blanco era consigliere, che ebbe inizio la grande protesta cittadina, capeggiata dal sindaco socialista Carlos Totorika.
Questa unità contro il terrorismo disgregatore non durò a lungo. I nazionalisti baschi si allarmarono, anche se in genere non approvavano la violenza, erano convinti che una sconfitta militare e civica dell’Eta avrebbe danneggiato la causa separatista che condividevano con gli assassini. Per cui, a un anno dai fatti appena raccontati, ordirono un patto politico con Batasuna (il braccio politico dell’Eta), che escludeva i partiti costituzionalisti – socialisti e popolari – e includeva tutti i partiti, sindacati e movimenti civici di segno nazionalista. L’Eta continuò ad assassinare ed estorcere ancora per diversi anni, ma non si riprese mai del tutto dalla sollevazione dello “spirito di Ermua”. Sorsero altri movimenti civici antiterroristi e contrari al nazionalismo obbligatorio, il Partito socialista e il Partito popolare firmarono anch’essi un patto antiterrorista che legalizzò Batasuna ed ebbe inizio il percorso irreversibile che costrinse l’Eta a rinunciare all’attività armata nel 2011. La comparsa di un nuovo terrorismo, quello jihadista, contribuì pure a screditare totalmente la violenza sovversiva.
Adesso, vent’anni dopo il sequestro e l’assassinio di Miguel Angel Blanco, gli eventi per omaggiare la memoria della vittima hanno evidenziato la disunione del Paese su faccende fondamentali. Molti municipi, a cominciare da quello di Madrid (quello di Barcellona, ancor peggio, non lo ha nemmeno preso in considerazione), hanno rifiutato di celebrare quest’anniversario sostenendo ingannevolmente che «non volevano stabilire distinzioni tra le vittime, tutte quante dovevano essere trattate allo stesso modo». Trascuravano il fatto che a distinguere Blanco dalle altre vittime fu la stessa Eta, trasformandone l’assassinio in un’esecuzione e sollevando così la popolazione spagnola che era rimasta passiva per troppo tempo. Ma oggi per molte cariche pubbliche socialiste, per non dire poi di Podemos (questa pseudosinistra demagogica o “populista”, a voi la scelta, si è sempre dimostrata vicina agli eredi politici dell’Eta), commemorare la figura di Miguel Angel Blanco avrebbe comportato un’ulteriore aggiunta propagandistica a favore del Partido Popular, aborrito ben di più di quanto non lo sia l’Eta. Sono ormai passati i tempi in cui lo “spirito di Ermua” era guidato da un sindaco socialista...
È vero che la violenza terrorista è finita e che i membri dell’Eta organizzano consegne piuttosto simboliche delle loro armi per monopolizzare un certo “pacifismo” di facciata. Dalle istituzioni delle diverse autonomie, cercano di fissare una narrazione che diluisce i delitti terroristici in un mare di violenze diverse che risale fino ai tempi del franchismo. Siamo tutti criminali, quindi siamo tutti innocenti. I partiti politici eredi dell’Eta occupano cariche nel parlamento basco e nelle istituzioni municipali senza avere mai condannato l’Eta né le sue azioni violente: dicono semplicemente di lamentare le sofferenze patite da tutti e di rinunciare all’uso delle armi. Ma c’è qualcosa di importante che tutti gli altri europei non dovrebbero dimenticare: la lotta contro l’Eta e il nazionalismo che traeva vantaggio politico dalla minaccia della banda terrorista non fu unicamente una crociata contro il delitto.
Significò anche la denuncia di un separatismo che – come oggi accade nella Catalogna – ha voluto, e continua a volere, frammentare i diritti dei cittadini liberi e uguali nel nome dall’appartenenza a territori radicalmente incompatibili all’interno dello Stato. Questa tendenza all’esclusione, pur avendo rinunciato alla violenza armata, minaccia non solo il principio basilare degli Stati europei ma anche il futuro dell’Unione, fragile e barcollante, che si propone di riunirli in istituzioni democratiche comuni. Come negli anni Trenta del secolo scorso, in Spagna ha luogo un combattimento che domani può essere dell’intera Europa. Conviene non dimenticarlo adesso che tanti settarismi si oppongono alla ragione comune.
Traduzione di Hado Lyria
(25 agosto 2017)
La liberazione dell’ostaggio fu un duro colpo per l’Eta, poiché in nessuno dei suoi precedenti sequestri aveva subito un simile smacco. Immediatamente la banda progettò la vendetta e pochi giorni dopo rapì Miguel Angel Blanco, di 29 anni, consigliere del Pp nel Comune biscaglino di Ermua, una piccola enclave di operai per la maggior parte immigrati (lo stesso Blanco faceva parte di una famiglia modesta). In quest’occasione, l’Eta diede quarantotto ore di tempo per il trasferimento dei carcerati, minacciando di giustiziare il giovane consigliere se la richiesta non fosse stata soddisfatta. Il governo, presieduto in quel momento da José María Aznar, non cedette, e Miguel Angel fu assassinato all’ora fissata mediante due spari alla nuca. Quando venne rinvenuto era ancora vivo, perché il calibro della pistola scelta allo scopo era piccolo, per allungare l’agonia della vittima: Blanco aveva le mani legate dietro la schiena e gli assassini lo avevano costretto a inginocchiarsi prima di sparargli addosso.
Ma allora accadde qualcosa che i terroristi non avevano previsto. Tutta la Spagna aveva vissuto due giorni con il fiato sospeso, “sorseggiando” per così dire la lentezza del delitto eseguito dai terroristi. In altri attentati tutto accadeva di colpo e la vittima veniva ritrovata in modo brusco, senza una storia che l’avesse preceduta, quasi come se fosse stata investita o avesse subito un incidente. Ma nel caso di Miguel Angel Blanco avemmo tutto il tempo per conoscere la sua biografia, la sua famiglia, la lenta angoscia della scadenza mortale che si avvicinava. Quella non somigliava più a un’azione di guerra – o di guerriglia – ma a un’esecuzione, allo spietato adempimento di una condanna a morte come quelle portate a termine da Franco fino a un mese e mezzo prima della sua stessa morte.
Molti di quelli che conservavano ancora un’immagine relativamente romantica dell’Eta, qualcosa tra Che Guevara e le lotte di liberazione anticolonialiste, la videro come ciò che era in realtà: un gruppo totalitario disposto a imporre con la violenza il suo progetto xenofobo ed escludente contro le aspirazioni di convivenza democratica. E allora, come dicevo, accadde l’inatteso, quel che quasi avevamo rinunciato a vedere: la gente di tutti i partiti, di tutte le regioni della Spagna, scese in piazza in massicce concentrazioni per gridare il suo «adesso basta» all’Eta e ai suoi pseudoragionamenti nazionalisti che ne giustificavano le malefatte. Fu la maggiore ribellione democratica del Paese e una delle più notevoli dell’Europa occidentale nella seconda metà del XX secolo. Fu chiamata “lo spirito di Ermua”, perché fu in questo Comune, di cui Blanco era consigliere, che ebbe inizio la grande protesta cittadina, capeggiata dal sindaco socialista Carlos Totorika.
Questa unità contro il terrorismo disgregatore non durò a lungo. I nazionalisti baschi si allarmarono, anche se in genere non approvavano la violenza, erano convinti che una sconfitta militare e civica dell’Eta avrebbe danneggiato la causa separatista che condividevano con gli assassini. Per cui, a un anno dai fatti appena raccontati, ordirono un patto politico con Batasuna (il braccio politico dell’Eta), che escludeva i partiti costituzionalisti – socialisti e popolari – e includeva tutti i partiti, sindacati e movimenti civici di segno nazionalista. L’Eta continuò ad assassinare ed estorcere ancora per diversi anni, ma non si riprese mai del tutto dalla sollevazione dello “spirito di Ermua”. Sorsero altri movimenti civici antiterroristi e contrari al nazionalismo obbligatorio, il Partito socialista e il Partito popolare firmarono anch’essi un patto antiterrorista che legalizzò Batasuna ed ebbe inizio il percorso irreversibile che costrinse l’Eta a rinunciare all’attività armata nel 2011. La comparsa di un nuovo terrorismo, quello jihadista, contribuì pure a screditare totalmente la violenza sovversiva.
Adesso, vent’anni dopo il sequestro e l’assassinio di Miguel Angel Blanco, gli eventi per omaggiare la memoria della vittima hanno evidenziato la disunione del Paese su faccende fondamentali. Molti municipi, a cominciare da quello di Madrid (quello di Barcellona, ancor peggio, non lo ha nemmeno preso in considerazione), hanno rifiutato di celebrare quest’anniversario sostenendo ingannevolmente che «non volevano stabilire distinzioni tra le vittime, tutte quante dovevano essere trattate allo stesso modo». Trascuravano il fatto che a distinguere Blanco dalle altre vittime fu la stessa Eta, trasformandone l’assassinio in un’esecuzione e sollevando così la popolazione spagnola che era rimasta passiva per troppo tempo. Ma oggi per molte cariche pubbliche socialiste, per non dire poi di Podemos (questa pseudosinistra demagogica o “populista”, a voi la scelta, si è sempre dimostrata vicina agli eredi politici dell’Eta), commemorare la figura di Miguel Angel Blanco avrebbe comportato un’ulteriore aggiunta propagandistica a favore del Partido Popular, aborrito ben di più di quanto non lo sia l’Eta. Sono ormai passati i tempi in cui lo “spirito di Ermua” era guidato da un sindaco socialista...
È vero che la violenza terrorista è finita e che i membri dell’Eta organizzano consegne piuttosto simboliche delle loro armi per monopolizzare un certo “pacifismo” di facciata. Dalle istituzioni delle diverse autonomie, cercano di fissare una narrazione che diluisce i delitti terroristici in un mare di violenze diverse che risale fino ai tempi del franchismo. Siamo tutti criminali, quindi siamo tutti innocenti. I partiti politici eredi dell’Eta occupano cariche nel parlamento basco e nelle istituzioni municipali senza avere mai condannato l’Eta né le sue azioni violente: dicono semplicemente di lamentare le sofferenze patite da tutti e di rinunciare all’uso delle armi. Ma c’è qualcosa di importante che tutti gli altri europei non dovrebbero dimenticare: la lotta contro l’Eta e il nazionalismo che traeva vantaggio politico dalla minaccia della banda terrorista non fu unicamente una crociata contro il delitto.
Significò anche la denuncia di un separatismo che – come oggi accade nella Catalogna – ha voluto, e continua a volere, frammentare i diritti dei cittadini liberi e uguali nel nome dall’appartenenza a territori radicalmente incompatibili all’interno dello Stato. Questa tendenza all’esclusione, pur avendo rinunciato alla violenza armata, minaccia non solo il principio basilare degli Stati europei ma anche il futuro dell’Unione, fragile e barcollante, che si propone di riunirli in istituzioni democratiche comuni. Come negli anni Trenta del secolo scorso, in Spagna ha luogo un combattimento che domani può essere dell’intera Europa. Conviene non dimenticarlo adesso che tanti settarismi si oppongono alla ragione comune.
Traduzione di Hado Lyria
(25 agosto 2017)