Lo definiscono il Tony Stark della vita reale, e per certi versi Elon Musk è un Iron Man che ha rimpiazzato l’armatura con una scorza personale durissima e una determinazione ferrea. Più che il fatturato delle sue aziende, a definire Musk sono le visioni per il futuro che snocciola di continuo e il suo grande progetto per entrare nella Storia: portarci a vivere su Marte. A raccontare il personaggio è Ashlee Vance, giornalista per il New York Times e Bloomberg Businessweek, nella biografia Elon Musk. Tesla, SpaceX e la sfida per un futuro fantastico (Hoepli, pp. 380, euro 24,90), la cui edizione americana è stata giudicata miglior libro di business nel 2015 dal Wall Street Journal e che è stato primo anche nella classifica “economia” di Amazon. Il successo editoriale è comprensibile: Elon Musk – perlomeno agli occhi del grande pubblico – è, tra i signori della Silicon Valley, l’unico che veramente potrebbe cambiare il mondo. Ma il libro non è un’agiografia. Vance aveva iniziato basandosi sui racconti di chi aveva avuto a che fare con l’imprenditore. Il quale a un certo punto, in qualche modo allarmato, ha voluto incontrare di persona e più volte il giornalista. Il rapporto, cominciato bene, non ha avuto un happy end. Tanto che Musk non ha autorizzato la biografia e non rivolge più la parola all’autore, colpevole a suo dire di averlo dipinto come troppo tirannico nei confronti dei suoi dipendenti.
Vance, a questo punto: chi è davvero Elon Musk?
«È un mix di genialità, visionarietà e imprenditorialià. Ciò che lo distingue da altri geni visionari è la capacità di dedicare totalmente la sua vita ai suoi obiettivi».
Quali sono gli aspetti che la gente conosce di meno?
«Oggi Musk rappresenta l’emblema del successo. Ma molti dimenticano o ignorano che una parte consistente della sua vita, quella impegnata a costruire Tesla e SpaceX, è stata molto difficile.Queste due aziende sono state per parecchi anni sull’orlo della bancarotta. Inoltre pochi ricordano, oggi, che Musk è stato estromesso come Ceo dalle sue prime due aziende, Zip2 e Paypal, perché poco gradito ai grossi investitori che le finanziavano. In entrambi i casi si ritenne che stesse prendendo decisioni sbagliate».
Come si è evoluto come imprenditore rispetto alle prime esperienze?
«Credo che la lezione più importante che Musk ha imparato sia quella di essere più gentile con le persone. E allo stesso tempo non fidarsi troppo degli altri. Guardi come ha strutturato SpaceX: ha fatto in modo di non poter essere estromesso come Ceo. All’inizio della sua avventura era insicuro e per niente carismatico oltre a non saper ispirare i suoi collaboratori».
È davvero così stakanovista come vuole la sua leggenda?
«Nei giorni più difficili di Tesla, durante la crisi del 2008, metteva una scrivania in grande evidenza in mezzo alla fabbrica e lavorava per tutto il weekend, mandando il messaggio implicito che anche i suoi dipendenti avrebbero dovuto fare altrettanto. Quando era a Paypal, nei primi tempi dormiva in ufficio. Aveva una poltrona a sacco accanto al computer e pregava i suoi collaboratori di svegliarlo al mattino dando un calcio alla poltrona. Ogni giorno consumava quattro pasti da McDonald’s perché era la cosa più veloce e faceva la doccia in una palestra lì vicino, pur di non perdere tempo a tornare a casa. Ancora oggi invia email ai suoi collaboratori a qualsiasi ora. Una volta, mentre dormiva con sua moglie, decise di chiamare un dirigente di SpaceX alle due del mattino per sgridarlo. Per non svegliarla, lo fece sottovoce».
Come è considerato Musk dagli altri magnati della Silicon Valley?
«Per molto tempo non è stato preso sul serio. Veniva visto come un fanfarone. Oggi che ha successo, per i giovani è un modello. Anche Larry Page (uno dei fondatori di Google), ha detto che vorrebbe assomigliare un po’ di più a Elon. In sostanza gli altri campioni della Silicon Valley lo vedono come uno che prende più rischi di loro per inseguire sogni più grandi. Diciamo pure che lo invidiano».
Oggi Musk è sempre sulle prime pagine dei giornali per i suoi annunci clamorosi. Gli ultimissimi sono il primo volo privato su Marte entro sette anni e un sistema di voli orbitali che permetterebbe di andare da Roma a New York in 30 minuti. Si dice anche che lo faccia quando le sue aziende hanno un qualche problema: lui se ne esce con un lancio mediatico su tutt’altro argomento...
«Alla lista di aggettivi a cui facevo riferimento (innovatore, visionario…) dovrei aggiungere anche “imbonitore”. È vero, quando qualcosa non fila per il verso giusto fa uno dei suoi annunci ad effetto per spostare l’attenzione dal problema. Effettivamente è una sua tecnica, una parte di quello che è».
Quello che vediamo in pubblico è il vero Elon Musk, o il frutto di qualche ghostwriter o curatore d’immagine?
«No, è proprio lui. Lo si vede nelle presentazioni: si nota la timidezza di fondo, a volte si interrompe, esita, è nervoso: a dir la verità non è un grande speaker. Ma è uno che preferisce fare le cose a modo suo. Anche negli incontri che abbiamo avuto per scrivere questa biografia si è comportato in maniera diversa dagli altri giganti del mondo tecnologico: si è sempre presentato da solo, senza portare con sé quegli esperti in pubbliche relazioni utili a incanalare le conversazioni verso una direzione lusinghiera per l’azienda. Musk è uno che vuole pervicacemente rimanere sé stesso e che preferisce fare sempre di testa sua. Alla fine questa autosufficienza rispetto alla comunicazione fa sì che in pubblico venga percepito come il più autentico tra i big della Silicon Valley. L’effetto collaterale è che a volte può uscirsene con battute involontariamente comiche. Una volta, parlando seriamente, mi ha detto: “Penso che il tempo che dedico alle aziende e ai figli (avuti da due matrimoni finiti, ndr) sia adeguato. Ma vorrei dedicarne di più tempo alla vita sentimentale. Devo trovarmi una ragazza. Quanto tempo vuole una donna ogni settimana? Dieci ore? C’è un minimo sindacale?”».
(13 ottobre 2017)
Vance, a questo punto: chi è davvero Elon Musk?
«È un mix di genialità, visionarietà e imprenditorialià. Ciò che lo distingue da altri geni visionari è la capacità di dedicare totalmente la sua vita ai suoi obiettivi».
Quali sono gli aspetti che la gente conosce di meno?
«Oggi Musk rappresenta l’emblema del successo. Ma molti dimenticano o ignorano che una parte consistente della sua vita, quella impegnata a costruire Tesla e SpaceX, è stata molto difficile.Queste due aziende sono state per parecchi anni sull’orlo della bancarotta. Inoltre pochi ricordano, oggi, che Musk è stato estromesso come Ceo dalle sue prime due aziende, Zip2 e Paypal, perché poco gradito ai grossi investitori che le finanziavano. In entrambi i casi si ritenne che stesse prendendo decisioni sbagliate».
Come si è evoluto come imprenditore rispetto alle prime esperienze?
«Credo che la lezione più importante che Musk ha imparato sia quella di essere più gentile con le persone. E allo stesso tempo non fidarsi troppo degli altri. Guardi come ha strutturato SpaceX: ha fatto in modo di non poter essere estromesso come Ceo. All’inizio della sua avventura era insicuro e per niente carismatico oltre a non saper ispirare i suoi collaboratori».
È davvero così stakanovista come vuole la sua leggenda?
«Nei giorni più difficili di Tesla, durante la crisi del 2008, metteva una scrivania in grande evidenza in mezzo alla fabbrica e lavorava per tutto il weekend, mandando il messaggio implicito che anche i suoi dipendenti avrebbero dovuto fare altrettanto. Quando era a Paypal, nei primi tempi dormiva in ufficio. Aveva una poltrona a sacco accanto al computer e pregava i suoi collaboratori di svegliarlo al mattino dando un calcio alla poltrona. Ogni giorno consumava quattro pasti da McDonald’s perché era la cosa più veloce e faceva la doccia in una palestra lì vicino, pur di non perdere tempo a tornare a casa. Ancora oggi invia email ai suoi collaboratori a qualsiasi ora. Una volta, mentre dormiva con sua moglie, decise di chiamare un dirigente di SpaceX alle due del mattino per sgridarlo. Per non svegliarla, lo fece sottovoce».
Come è considerato Musk dagli altri magnati della Silicon Valley?
«Per molto tempo non è stato preso sul serio. Veniva visto come un fanfarone. Oggi che ha successo, per i giovani è un modello. Anche Larry Page (uno dei fondatori di Google), ha detto che vorrebbe assomigliare un po’ di più a Elon. In sostanza gli altri campioni della Silicon Valley lo vedono come uno che prende più rischi di loro per inseguire sogni più grandi. Diciamo pure che lo invidiano».
Oggi Musk è sempre sulle prime pagine dei giornali per i suoi annunci clamorosi. Gli ultimissimi sono il primo volo privato su Marte entro sette anni e un sistema di voli orbitali che permetterebbe di andare da Roma a New York in 30 minuti. Si dice anche che lo faccia quando le sue aziende hanno un qualche problema: lui se ne esce con un lancio mediatico su tutt’altro argomento...
«Alla lista di aggettivi a cui facevo riferimento (innovatore, visionario…) dovrei aggiungere anche “imbonitore”. È vero, quando qualcosa non fila per il verso giusto fa uno dei suoi annunci ad effetto per spostare l’attenzione dal problema. Effettivamente è una sua tecnica, una parte di quello che è».
Quello che vediamo in pubblico è il vero Elon Musk, o il frutto di qualche ghostwriter o curatore d’immagine?
«No, è proprio lui. Lo si vede nelle presentazioni: si nota la timidezza di fondo, a volte si interrompe, esita, è nervoso: a dir la verità non è un grande speaker. Ma è uno che preferisce fare le cose a modo suo. Anche negli incontri che abbiamo avuto per scrivere questa biografia si è comportato in maniera diversa dagli altri giganti del mondo tecnologico: si è sempre presentato da solo, senza portare con sé quegli esperti in pubbliche relazioni utili a incanalare le conversazioni verso una direzione lusinghiera per l’azienda. Musk è uno che vuole pervicacemente rimanere sé stesso e che preferisce fare sempre di testa sua. Alla fine questa autosufficienza rispetto alla comunicazione fa sì che in pubblico venga percepito come il più autentico tra i big della Silicon Valley. L’effetto collaterale è che a volte può uscirsene con battute involontariamente comiche. Una volta, parlando seriamente, mi ha detto: “Penso che il tempo che dedico alle aziende e ai figli (avuti da due matrimoni finiti, ndr) sia adeguato. Ma vorrei dedicarne di più tempo alla vita sentimentale. Devo trovarmi una ragazza. Quanto tempo vuole una donna ogni settimana? Dieci ore? C’è un minimo sindacale?”».
(13 ottobre 2017)