Il Venerdì

Bel discorso, Selina! A Eton vince la working class

Selina Begum nella sua scuola, la Newham Collegiate Sixth Form, e lo stemma dell’Eton college (Damien McFadden) 
Il premio per l’ars oratoria del college dei re è andato per la prima volta a un’allieva di una scuola pubblica, figlia di immigrati del Bangladesh. Ma ora basta interviste: deve studiare
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LONDRA. Una è la scuola dei re e dei primi ministri, il college più esclusivo d’Inghilterra, da cui sono usciti, per fare qualche nome, l’ex premier David Cameron e l’attuale ministro degli Esteri Boris Johnson, il principe William e il principe Harry. L’altra è una ragazza musulmana di 16 anni, figlia di immigrati del Bangladesh, residente in uno dei quartieri più poveri dell’East End di Londra, dove abita con i genitori in una Council House, gli alloggi popolari dati dallo Stato ai disagiati. Insomma Eton College, la scuola dei re, e Selina Begum, la ragazza musulmana, non sembravano appartenere allo stesso mondo e nemmeno destinati a finire all’interno di una stessa frase. Invece è accaduto.

Selina ha vinto il prestigioso Eton Prize, il premio dato ogni anno allo studente più bravo in una materia a cui gli inglesi danno grande importanza: la capacità di dibattere un argomento. La retorica. L’oratoria. Nell’intera storia del concorso, non era mai successo che lo vincesse un allievo di una scuola statale: andava regolarmente a un iscritto a una delle costose ed elitarie scuole private che sono il vanto dell’istruzione di questo Paese, come Eton, dove la tassa d’iscrizione è di 38 mila sterline l’anno, circa 42 mila euro. Le scuole a cui soltanto il 7 per cento della popolazione britannica manda i propri figli a studiare, ma da dove esce il 40 per cento della classe dirigente. Le fabbriche del classismo.

«Mi tremavano le gambe, quando sono salita sul podio per fare il mio discorso» ha raccontato la neo-campionessa di dibattiti, finita su tutti i giornali del regno e alla Bbc per il suo exploit. Un po’ di fiducia in sé stessa doveva avercela: era già riuscita a battere 200 avversari in questa curiosa competizione. L’argomento scelto da Begum era l’abolizione della pena di morte negli Stati Uniti. «Neanche per un momento mi è passato per la mente che potessi avere la meglio. Gli altri oratori che avevano parlato prima e dopo di me mi erano sembrati formidabili, brillanti, perfetti. Tanto che, quando è stato annunciato il nome del vincitore, sono scattata in piedi automaticamente ad applaudire, pensando che si trattasse di qualcun altro. Soltanto quando il professore della mia scuola che mi accompagnava mi ha dato una gomitata e mi ha detto “Guarda che hai vinto tu”, mi sono resa conto di avercela fatta».

Il professore e la scuola in questione, bisogna dire, sono piuttosto particolari. La Newham Collegiate Sixth Form è sì una scuola statale, dunque completamente gratuita: l’equivalente di un liceo classico, gli ultimi due anni di corsi prima dell’università. Ma per entrarci occorrono buoni voti e dedizione assoluta. Il preside, Mouhssin Ismail, è un ex avvocato d’affari della City che a un certo punto ha deciso di usare tutto il proprio talento per aiutare giovani poveri, come era lui, ad elevarsi socialmente ed economicamente. Poveri, va precisato, e generalmente membri di minoranze etniche, perlopiù di religione islamica, che contraddistinguono il quartiere.

Come Selina, la maggior parte delle studentesse della Newham porta il velo. I risultati parlano da soli: il 97 per cento dei diplomati della scuola ottengono un posto in un’università del Russell Group, i migliori atenei britannici, tra cui Oxford, Cambridge, London School of Economics, Ucl, King’s College, Imperial. In che modo il preside è riuscito nell’impresa? Pretendendo il massimo dagli studenti e arruolando i migliori insegnanti. Come Jerome Singh, l’immigrato di origine indiana, con laurea a Cambridge, che è il professore di storia di Selina e il suo “istruttore di dibattiti”. La selezione per iscriversi alla Newham è severissima: 2.500 richieste per 300 posti da studente. L’anno prossimo, dopo la pubblicità che le ha fatto Selina vincendo l’Eton Prize, le richieste saranno ancora di più.

«Selina è una ragazza straordinaria, cresciuta in un’umile famiglia che ha fatto una cosa straordinaria e non potremmo essere più orgogliosi di lei» dice suo padre Abdur. Il genitore è disabile e non può lavorare. Sua moglie lavora come assistente sociale e infermiera a domicilio, prendendosi cura di lui. In casa, tra loro, parlano solo in bengalese: hanno imparato l’inglese a fatica. Del resto anche Selina lo parla con il tipico accento dell’East End, che in una società come quella inglese, dove la maniera in cui parli è importante quasi quanto quello che dici, rivela subito la sua estrazione popolare.

«Ero l’unica musulmana in finale» dice della sfida in cui ha sconfitto gli altri sei campioni di dibattito. «Come donna e come islamica mi capita di sentire commenti discriminatori, ma non mi fanno pensare che per questo non mi piace la Gran Bretagna. La gente teme quello che non conosce ed è facile cedere ai preconcetti. L’importante è dare pari diritti e opportunità a tutti, indifferentemente dall’etnia, dalla religione o dal livello culturale. Mi sento fortunata a vivere in questo Paese. Prima della gara finale, mio padre non aveva neanche mai sentito nominare Eton: ho dovuto spiegargli che era una scuola privata molto speciale, dove vengono istruiti i nostri futuri leader». Alla fine gli studenti in frac dell’elitaria scuola privata si sono spellati le mani per la ragazza con il velo, che ora sogna di laurearsi a Oxford e diventare un avvocato. Per questo, ammonisce il suo preside, «basta interviste». Selina Begum è tornata a studiare.

(8 dicembre 2017)