Storia di Beckett prima di Beckett
Marco Cicala , di Marco CicalaLa giovinezza irrequieta, l’amicizia con Joyce, gli amori e la coltellata stava per ammazzarlo. Le lettere sono il romanzo di formazione dello scrittore. Che era contrario alla pubblicazione del suo epistolario...
Quando, il 23 ottobre del 1969, ricevette per telegramma la notizia di aver vinto il Nobel, Samuel Beckett era in vacanza in un piccolo albergo della Tunisia orientale ed esclamò: «Quelle catastrophe!». Il commento è apocrifo. Forse a reagire così fu sua moglie Suzanne. Ma non importa. Nel premio dei premi, il Beckett già noto ma non ancora famoso vide subito l’ala nera di quella incalcolabile sciagura chiamata celebrità. Perciò corse immediatamente a nascondersi. Per giorni restò rinchiuso facendosi portare i pasti in camera. Esaurito il Johnnie Walker Black Label, ripiegò sul patibolare VAT 69, e per ingannare l’angoscia si rassegnò a leggere una biografiaccia di Napoleone che aveva «la consistenza della segatura». Ma intanto branchi di reporter erano a caccia dello «scrittore con gli occhiali e i capelli ispidi». Alla fine, cinto d’assedio, Beckett si arrese. Comunic…
Quando, il 23 ottobre del 1969, ricevette per telegramma la notizia di aver vinto il Nobel, Samuel Beckett era in vacanza in un piccolo albergo della Tunisia orientale ed esclamò: «Quelle catastrophe!». Il commento è apocrifo. Forse a reagire così fu sua moglie Suzanne. Ma non importa. Nel premio dei premi, il Beckett già noto ma non ancora famoso vide subito l’ala nera di quella incalcolabile sciagura chiamata celebrità. Perciò corse immediatamente a nascondersi. Per giorni restò rinchiuso facendosi portare i pasti in camera. Esaurito il Johnnie Walker Black Label, ripiegò sul patibolare VAT 69, e per ingannare l’angoscia si rassegnò a leggere una biografiaccia di Napoleone che aveva «la consistenza della segatura». Ma intanto branchi di reporter erano a caccia dello «scrittore con gli occhiali e i capelli ispidi». Alla fine, cinto d’assedio, Beckett si arrese. Comunicò che si sarebbe concesso alla stampa solo per qualche minuto, ma senza dire una parola. Davanti ai fotografi si presentò abbronzato, in giacca e pantaloni sportivi, più sigaro. Tempo poche, mute boccate tra i flash e svanì di nuovo. A ritirare il premio a Stoccolma sarebbe andato l’amico Jérôme Lindon, il demiurgo delle Éditions de Minuit a cui SB doveva moltissimo: era stato lui a lanciarlo; per tutta la vita fu lui a proteggerlo dalle spire del successo.
Uomo schivo quant’altri mai, allergico al culto della personalità – a cominciare dalla propria – e dunque figura di scrittore oggi pressoché impensabile, Samuel Beckett (1906-1989) non voleva che le sue lettere fossero date alle stampe. Né da vivo né dopo. «Conto su di te» si limitò a dire a Lindon, affinché l’editore lo spalleggiasse in quel rifiuto. Però – a differenza di certi suoi colleghi per i quali l’invisibilità è una forma di esibizionismo – SB non intendeva nemmeno erigersi a vedette dell’assoluto riserbo. E così, poco prima di morire, acconsentì che dell’epistolario – peraltro poderoso – venissero pubblicati soltanto i passaggi strettamente attinenti al lavoro letterario: niente intrusioni nel privato. Una parola. Nei carteggi degli scrittori opera e vita stanno saldate come siamesi: valle a sciogliere. Comunque, una volta scomparso Lindon anche l’ultimo argine saltò via. E nel 2009 uscì dalla Cambridge University Press il primo volume dell’epistolario beckettiano, quello relativo agli anni giovanili 1929-1940. Salvo qualche snellimento del corpulento apparato filologico-critico, è lo stesso libro (Lettere 1929-1940) che adesso arriva in traduzione italiana da Adelphi...
Continua sul Venerdì del 19 gennaio e su Rep
Uomo schivo quant’altri mai, allergico al culto della personalità – a cominciare dalla propria – e dunque figura di scrittore oggi pressoché impensabile, Samuel Beckett (1906-1989) non voleva che le sue lettere fossero date alle stampe. Né da vivo né dopo. «Conto su di te» si limitò a dire a Lindon, affinché l’editore lo spalleggiasse in quel rifiuto. Però – a differenza di certi suoi colleghi per i quali l’invisibilità è una forma di esibizionismo – SB non intendeva nemmeno erigersi a vedette dell’assoluto riserbo. E così, poco prima di morire, acconsentì che dell’epistolario – peraltro poderoso – venissero pubblicati soltanto i passaggi strettamente attinenti al lavoro letterario: niente intrusioni nel privato. Una parola. Nei carteggi degli scrittori opera e vita stanno saldate come siamesi: valle a sciogliere. Comunque, una volta scomparso Lindon anche l’ultimo argine saltò via. E nel 2009 uscì dalla Cambridge University Press il primo volume dell’epistolario beckettiano, quello relativo agli anni giovanili 1929-1940. Salvo qualche snellimento del corpulento apparato filologico-critico, è lo stesso libro (Lettere 1929-1940) che adesso arriva in traduzione italiana da Adelphi...
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