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Le briciole del principe

Il principe russo Pëtr Andreevic Vjazemskij (1792-1878) 
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Il principe Pëtr Andreevic Vjazemskij fu talmente prosternato dalla morte in duello del poeta Aleksandr Puškin, suo amico, che ottenne l'autorizzazione (era direttore del Commercio estero) a partire per un ricostituente viaggio all'estero. La nave su cui s'imbarcò il 3 maggio 1838 prese fuoco; lui si vestì impeccabilmente e uscì sul ponte, dove, nel caos, un giovanissimo Ivan Turgeniev urlava: "Per l'amor di Dio aiutatemi! Sono figlio unico di una ricca vedova!", distribuendo denaro ai marinai per salire sulla scialuppa delle donne.

Turgeniev si salvò (e scrisse poi Padri e figli; non era figlio unico) e così pure Vjazemskij, che alle preconizzate acque termali preferì presto Parigi, dove rivide Stendhal e Aleksandr Turgeniev (tutt'altro Turgeniev: era uno storico cosmopolita; quando Puškin faceva il filorusso dicendo peste e corna dell'Occidente era lui a rimbeccarlo; e fu lui a traslare i…

Il principe Pëtr Andreevic Vjazemskij fu talmente prosternato dalla morte in duello del poeta Aleksandr Puškin, suo amico, che ottenne l'autorizzazione (era direttore del Commercio estero) a partire per un ricostituente viaggio all'estero. La nave su cui s'imbarcò il 3 maggio 1838 prese fuoco; lui si vestì impeccabilmente e uscì sul ponte, dove, nel caos, un giovanissimo Ivan Turgeniev urlava: "Per l'amor di Dio aiutatemi! Sono figlio unico di una ricca vedova!", distribuendo denaro ai marinai per salire sulla scialuppa delle donne.

Turgeniev si salvò (e scrisse poi Padri e figli; non era figlio unico) e così pure Vjazemskij, che alle preconizzate acque termali preferì presto Parigi, dove rivide Stendhal e Aleksandr Turgeniev (tutt'altro Turgeniev: era uno storico cosmopolita; quando Puškin faceva il filorusso dicendo peste e corna dell'Occidente era lui a rimbeccarlo; e fu lui a traslare il corpo del poeta alla tomba di famiglia). Ma Parigi deluse il principe Pëtr; non trovava nei salotti dei letterati romantici il buon gusto previsto; tutti parlavano di politica! (lui era bensì liberale, detto "decabrista senza dicembre" per non aver partecipato attivamente alla rivolta del 1825); e in generale non rilevò nessuna particolare eleganza.

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Contro i francesi il principe del resto aveva già combattuto: quando la Grande Armée aveva invaso la Russia si era presentato volontario, partecipando alla battaglia di Borodino (era così miope, dichiarò poi, che non aveva visto né capito nulla; fu peraltro insignito dell'ordine di San Vladimiro per aver portato in salvo un generale ferito a terra; e sostenne sempre che Napoleone era stato sconfitto, certo, dal Generale Gelo, ma Kutuzov, il comandante supremo russo, aveva fatto scendere la temperatura di molti gradi).

I suoi versi potevano essere lirici o arguti, e nei taccuini, che tenne per settant'anni, riportò di preferenza le più spiritose Briciole della vita, i frammenti pubblicati da Adelphi con la cura inimitabile di Serena Vitale, da cui sono tratte queste notizie. Narrò dunque di una micidiale serie di starnuti che gli pregiudicò un incontro galante. Riportò la battuta di Madame de Staël: "Sono brillanti i polacchi! Ma inconsistenti, li finisco presto, e me ne servono due o tre a settimana"; e il gesto del governatore di Odessa che, cedendo la sua residenza all'imperatore Alessandro di Russia in visita, "per abitudine" si chiuse la porta dietro; il sovrano, rimasto per un pezzo sotto chiave, dovette picchiare sui battenti per essere liberato.

Sul Venerdì del 6 gennaio 2023