Per avere un’idea di cosa vorrebbe fare bisogna pensare al film Lei di Spike Jonze. Ai Pin è un piccolo dispositivo da appuntare sulla giacca con superficie tattile, telecamera, microfono, altoparlante e un sistema che proietta testi sul palmo della mano. Ordinabile negli Usa, dove arriverà a inizio anno, ci si può dialogare, chiedere informazioni di ogni tipo (ad esempio una ricetta per cucinare un ortaggio che abbiamo davanti al supermercato), consultare e aggiornare l’agenda, telefonare, mandare messaggi, tradurre da una lingua all’altra in tempo reale, scattare foto, girare video.
Vuol liberare dalla dipendenza da schermo grazie alla potenza dell’intelligenza artificiale (Ia). Opera della californiana Humane, fondata dai due ex Apple Imran Chaudhri e Bethany Bongiorno e finanziata fra gli altri da Sam Altman di OpenAi, è però un azzardo.
Parte dal presupposto che le Ia diverranno a breve ben più abili di ora, al punto da permettere di fare a meno dello smartphone. Costando circa 700 dollari, ai quali bisogna aggiungere l’abbonamento di altri 24 al mese con collegamento alla rete mobile incluso, dovrà essere impeccabile e non è detto ci riesca.
Che le intelligenze artificiali generative, Gpt-4 in primis, possano migliorare è vero, ma non è garantito lo facciano in maniera esponenziale. È un mondo che in passato si è evoluto a sbalzi intervallati da lunghe pause. Ricordate la generazione precedente di Alexa, Siri e l’assistente di Google? Anche di loro si disse che sarebbero migliorate. Eppure basta provare un Echo di Amazon, mosso da Alexa, per accorgersi che si ha ancora a che fare con una radio sveglia molto evoluta.
Da Il Venerdì del 24 novembre 2023