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Il populismo non ha classe

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. “Mio padre fece in tempo a detestare Berlusconi, chissà che cosa avrebbe detto di Musk”
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Caro Serra, a proposito della presenza di Musk ad Atreju, tu scrivi nell’Amaca (Repubblica del 17 dicembre 2023): «La destra sta con i padroni da che mondo è mondo». Io sono nato
e cresciuto in una famiglia molto di destra, l’aristocrazia nera milanese (palazzo Marino è ancora lì), i miei erano “antifascisti da destra” e posso assicurarti che un personaggio come Musk, nonostante i suoi soldi (o forse proprio per quello) in casa nostra non avrebbe mai messo piede. Mica per niente, per classismo.
Nino Marino

Caro Marino, la destra antifascista di cui parli appartiene alle memorie del secolo scorso. La conosco bene, anche per ragioni familiari: nella borghesia colta e tra i signori il fascismo era considerato, prima ancora che violento, volgare e incolto. Ma si trattava, soprattutto in Italia, di una stretta minoranza, un’élite travolta dagli eventi. Dice la storia (o narra la leggenda) che la vecchia Krupp, saputo che a cena nella sua magione c’era Adolf Hitler, non volle scendere dai suo…

Caro Serra, a proposito della presenza di Musk ad Atreju, tu scrivi nell’Amaca (Repubblica del 17 dicembre 2023): «La destra sta con i padroni da che mondo è mondo». Io sono nato
e cresciuto in una famiglia molto di destra, l’aristocrazia nera milanese (palazzo Marino è ancora lì), i miei erano “antifascisti da destra” e posso assicurarti che un personaggio come Musk, nonostante i suoi soldi (o forse proprio per quello) in casa nostra non avrebbe mai messo piede. Mica per niente, per classismo.
Nino Marino

Caro Marino, la destra antifascista di cui parli appartiene alle memorie del secolo scorso. La conosco bene, anche per ragioni familiari: nella borghesia colta e tra i signori il fascismo era considerato, prima ancora che violento, volgare e incolto. Ma si trattava, soprattutto in Italia, di una stretta minoranza, un’élite travolta dagli eventi. Dice la storia (o narra la leggenda) che la vecchia Krupp, saputo che a cena nella sua magione c’era Adolf Hitler, non volle scendere dai suoi appartamenti perché considerava il Führer un cafone e un parvenu. (Cosa che non impedì certo ai Krupp di fare affari d’oro fornendo quantità esorbitanti di acciaio per gli armamenti del Reich). In uno dei miei purtroppo tradivi incontri con Montanelli, il vecchio Indro, già in piena diaspora anti berlusconiana, mi disse che il borghese, così come il proletario, erano figure mitologiche del ’900 che la storia aveva cancellato (la nostra chiacchierata venne poi pubblicata su Micromega). Quanto accaduto da allora a oggi è una conferma sostanziale di questa tesi: il populismo ha ben poco a che fare sia con la borghesia sia con la classe operaia. È l’espressione di un nuovo rancore interclassista, massificato e smemorato, sprovvisto di una propria autonoma cultura “di classe”, direi di un proprio “stile” (Marx avrebbe detto: piccoloborghese, ma anche questa è una categoria del passato). La destra liberale, quella per la quale votava mio padre, non amava gli eccessi. Stimava il benessere, diffidava del lusso. Valutava la medietà del borghese, compreso il suo understatement, come la condizione ideale per essere davvero signori. Difficilmente, dunque, il miliardario poteva essere visto come un signore. E ancora non si erano visti i mega padroni di oggi, cento volte più ricchi, potenti e vanitosi di quanto sia accaduto nel secolo scorso. Mio padre fece in tempo a detestare Berlusconi, mi chiedo che cosa avrebbe detto di uno come Musk. Credo che si debba risalire ai secoli precedenti la Modernità per trovare una venerazione popolare così diffusa per lo straricco. Musk, alla festa dei populisti italiani, non ha fatto che raccogliere l’adulazione, già scontata, che i nostri tempi riservano a quelli come lui.

Che cosa si prova
nei panni degli avversari

Caro Serra, nei miei 72 anni ho cercato di mettermi dalla parte degli avversari, ma alla fine la penso come Gramsci. Cito:«Quando discuti con un avversario prova a metterti nei suoi panni, lo comprenderai meglio... Ho seguito questo consiglio ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire».
Ivano - Como

Caro Ivano, non conoscevo questo passo di Gramsci. È molto severo ma, in certi passaggi della vita pubblica italiana, è impossibile non condividerlo. E chi ritenesse “snob” le parole di Gramsci sappia che sono le parole di un figlio di gente umile, diventato per sua esclusiva forza di volontà uno dei grandi intellettuali (non solo italiani) del ’900; e di un carcerato, prigioniero politico del fascismo.

Una speranza di pace
grazie a Gino Cecchettin

Caro Michele, la vicenda tragica di Giulia Cecchettin dovrebbe aprire alle coscienze una finestra inedita sull’orrore della guerra israelo-palestinese; Gino Cecchettin, quando è stato ritrovato il corpo straziato della povera Giulia, non ha preso elmetto, coltelli, pistole cannoni per andare (magari seguito e incitato dai suoi concittadini) a sterminare la famiglia Turetta, il padre, la madre, il fratello..., considerando che la reazione israeliana ha già provocato, dai dati disponibili, un numero di vittime dieci volte maggiore di quelle palestinesi. Questa finestra dovrebbe folgorarci per indicare la via giusta. Sarebbe bastato sentire Netanyahu esprimere, come Cecchettin padre, “attenzione e comprensione per il dolore (delle famiglie palestinesi, delle loro donne e soprattutto dei loro bambini); voglio che ci sia un cambio di rotta sul tema della violenza; è presto per parlare di perdono ma la violenza non è un problema degli altri, bisogna superare questo schema, è un problema di tutti”. Solo il Papa si è avvicinato a tanto.
Paolo Tigli

Caro Tigli, vero, solo il Papa si è avvicinato a tanto. Occhio per occhio dente per dente è ancora la legge fondamentale dagli uomini. Le parole del padre di Giulia hanno profondamente colpito l’opinione pubblica (a parte qualche miserabile odiatore) proprio perché indicavano l’angustia, la decrepitezza, l’inutilità dell’odio tribale che è ancora, insieme all’avidità, il vero motore della sopraffazione e della guerra.

Buon Natale a tutti
dalla cima di una pallina

Caro Michele Serra, da fedele lettore vorrei farle gli auguri, anche per avere la forza di sopportare un nuovo anno di elezioni e di campagna elettorale che si annuncia deprimente. Vorrei farlo condividendo una notizia che mi ha confortato, da amante degli animali, uomo compreso. Si è scoperto che lo scarabeo stercorario spinge verso casa la sua pallina di sterco orientandosi (in assenza di Sole e Luna) con la luce della Via Lattea.
Si possono vedere su internet le foto di questi umili insetti mentre si issano sulla loro pallina per percepire meglio la luce degli astri più vicini. Poi ridiscendono e, come ha osservato e scritto in mirabili pagine Jean-Henri Fabre, cominciano a litigare fra loro per rubarsi la preziosa pallina, che rotola e che viene recuperata con fatiche immani. Però di quando in quando si sollevano, e le stelle, che hanno in tempi remoti forgiato i loro (come i nostri) atomi, si riflettono nei loro occhi. Volendo andare oltre l’aspetto puramente biologico e fisiologico del comportamento di questi animali, Sisifi in miniatura, io ci ho ritrovato appunto il Sisifo felice di Camus, la teoria del Big Bang, la stella dei Re Magi, e magari il Deus sive natura di Spinoza… Per non parlare del significato di resurrezione dello scarabeo sacro presso gli Egizi e altri popoli antichi. E, convinto ormai che non sarà la verità della scienza a salvarci, ma se mai la poesia o comunque una pietosa forma di menzogna, ci ho trovato un Universo un poco meno freddo e indifferente, più partecipe delle nostre umili vite, e di ciò mi accontento. Buon Natale.
Angelo Pavani

Caro Pavani, siamo già molto in là per gli auguri, ma la sua novella augurale è troppo bella e profonda perché io non voglia condividerla con i miei lettori. Come lo scarabeo, che fatica molto a stare dietro alla sua pallina, mi isso a fatica sulla medesima e le invio, con minimo ritardo rispetto ai tempi stellari, il mio Buon Natale e Buon Anno. Inclusi, naturalmente,
tutti i lettori del Venerdì.

Sul Venerdì del 29 dicembre 2023

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