Il Venerdì

Bertolaso City, un organismo giuridicamente modificato

Dall'archivio: intervista a un docente di diritto privato di Torino, autore di un libro inchiesta sui lati oscuri di una struttura benemerita. E sul suo capo, straordinario per definizione
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L'arbiter emergentiarum fa il bello e il cattivo tempo. Ma a differenza delle persone ordinarie si annoia a morte col sole e si galvanizza nella tempesta. Forse perché è lì, dicono, che si vede il buon timoniere. Guido Bertolaso è così: straordinario per definizione. Uno che scandisce: «In emergenza non c'è democrazia». E sin qui si capisce la teoria del male minore. Se però ne viene decretata una ogni due mesi, allora quell'assenza preoccupa. «Sono convinto che lui pensi spasmodicamente a come avere la migliore struttura anti-calamità del mondo ma, per arrivare a quel risultato, ha assecondato disegni politici di tutt'altro tipo» dice Angelo Chianale, docente di diritto privato alla Facoltà di Economia e commercio di Torino, e autore di Emergenza! Protezione civile e democrazia, un'inchiesta rigorosa sul lato oscuro della forza di un organismo benemerito, con al suo interno un «sistema gelatinoso». Che, come spiega bene il professore, «di ordinanza in ordinanza ha sgretolato il principio di separazione dei poteri legislativo e amministrativo».
La Protezione civile nasce nel '92. Leggendo il suo libro si capisce quanto è cresciuta da allora. Non necessariamente per il meglio. A che cosa si deve questa formidabile espansione?
«Sino al terremoto dell'Irpinia, l'intervento dei commissari straordinari doveva limitarsi solo alla prima fase di soccorso. Con la legge istitutiva del '92 si allarga alla ricostruzione e ad "altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari". Una definizione che da allora ha abbracciato centinaia di emergenze, traffico e immigrazione clandestina inclusi. Nel 2001 poi, il governo Berlusconi aggiunge i "grandi eventi", estendendo ancor più il perimetro. Nel 2002, infine, si introducono le "super-emergenze", ovvero quelle che non necessitano neppure che, prima, sia emanato lo stato di emergenza per poter intervenire in deroga alle leggi».
Approfittiamo per chiederle di sintetizzare come funziona la trafila...
«Tendenzialmente in cinque mosse. Il premier propone lo stato di emergenza. Il governo lo decreta. Il premier nomina un commissario ed emana le ordinanze in deroga. Il commissario nomina un "attuatore". L'attuatore realizza gli interventi, gestendo i relativi appalti».
Lei cita molti casi in cui l'emergenza è perlomeno discutibile. Tipo la bonifica del lago di Orbetello. Ci ricorda?
«In quel caso l'inquinamento non era stato fulmineo, ma il risultato di decenni, anche di sversamenti industriali. Le autorità competenti potevano tranquillamente intervenire. Il sindaco però è il ministro dell'ambiente Altero Matteoli. E il premier lo nomina commissario speciale, saltando tutte le procedure ordinarie i lavori. E già che ci sono, fanno anche le fogne nuove. Con 65 milioni di fondi speciali».
Oppure le celebrazioni di San Giuseppe da Copertino, patrono di Osimo. Vi partecipano 7.000 persone. Che problema c'era?
«Nessuno se non poter usare, in deroga, dei fondi del comune. Ma non è che un esempio di una lunga lista di interventi a favore della Chiesa. La Protezione civile si occupa infatti di ben quattro visite pastorali del Papa. E in Sudan va in aiuto del vescovo Cesare Mazzolari, famoso per i suoi anatemi anti-Islam. Per non dire di quando il vice premier Rutelli stanzia 2,5 milioni di euro per i giovani che ascoltano il pontefice a Loreto. Risultato? Quando scoppia la bufera sulla "cricca", Bertolaso è in prima fila tra chi va in udienza da Ratzinger».
Destra e sinistra, chi è più responsabile di questa superfetazione di competenze?
«Entrambi. Berlusconi salta fuori più spesso anche perché è durato di più. E perché filosoficamente l'idea di cambiare le regole, del ghe pensi mi, gli è più congeniale. Ma a volte, come per il G8 o il centocinquantennale dell'Unità, si è mosso dentro grandi eventi dichiarati da Prodi. Che ha definito tale anche l'Expo 2015 e ha dato 1,7 miliardi di euro all'allora sindaco Veltroni per gestire le emergenze di Roma. Berlusconi, soprattutto, non ha saputo fermare il meccanismo prima che andasse fuori controllo, diventando l'humus perfetto per episodi di corruzione».
Sembra piuttosto un meccanismo pensato per far fuori tutti i controlli. Chi può opporsi?
«L'argine è il Tar, che può annullare le ordinanze se illegittime o incostituzionali. Ma quando si tratta di infrastrutture strategiche, tipo le carceri, i contratti stipulati non saltano. Così si sono creati ogm, ovvero organismi giuridicamente modificati».
Un sistema, lei sostiene, che viola la Costituzione. Perché?
«In tanti modi diversi e Napolitano l'ha capito. Per i decreti legge, ad esempio, l'articolo 67 prescrive "necessità e urgenza", l'emanazione del capo dello stato e la conversione parlamentare. Qui si salta tutto. Poi l'articolo 81, riguardo alla preventiva copertura finanziaria. Il 119 per l'autonomia regionale. Il 95 quando dice che il premier non ha poteri autonomi mentre nel 2005 si è attribuito la "titolarità" della Protezione civile. E preoccupano i poteri sull'ordine pubblico, come nella fantomatica emergenza del terrorismo internazionale, che esiste dal 2003».
Una macchina che fra l'altro consuma assai, o no?
«Bertolaso ha sempre detto che la struttura ha un budget di 1 miliardo di euro all'anno. L'Autorità di vigilanza ne ha contati 13 in nove anni ... solo per gli appalti! Ma un elemento distorsivo ulteriore è quando spende soldi non suoi. Ad esempio, per i restauri di Pompei, ha preso 40 milioni dalla locale Soprintendenza. E ciò succede spesso, anche con i soldi del Fondo aree sottoutilizzate, il "bancomat del premier"».

(15 ottobre 2010)