Il Venerdì

Le "Ghostbusters": quattro donne a caccia di fantasmi

Addio Bill Murray & Co, arrivano Kristen Wiig e compagne. C'è chi protesta («State distruggendo la mia infanzia») e anche Trump attacca. Ma le attrici e il regista Paul Feig si difendono. Dando spettacolo
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LOS ANGELES. In teoria, un nuovo Ghostbusters dovrebbe essere un successo assicurato. Una generazione dopo che Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis ed Ernie Hudson difesero New York da terrori paranormali e da un omino della pubblicità dei marshmallow formato gigante nella commedia campione d’incassi di Ivan Reitman del 1984 (seguita da un sequel del 1989), e dopo anni di tentativi falliti di seguiti e rilanci, sembrava arrivato il momento giusto per prendere un nuovo gruppo di attori, dotarli di zaini protonici e di un’Ectomobile e spedirli a caccia di fantasmi. E per raccogliere questa sfida, chi meglio di Kristen Wiig e Melissa McCarthy, due delle attrici di Le amiche della sposa, affiancate da Leslie Jones e Kate McKinnon del Saturday Night Live? Tanto più se a firmare la regia è Paul Feig, che ha lavorato con la McCarthy (in Le amiche della sposa, Corpi da reato e Spy) e si è battuto per una maggiore presenza femminile a Hollywood.

Eppure non tutti aspettano con trepidazione questo nuovo Ghostbusters, prodotto dalla Sony Pictures e in uscita nelle sale italiane il 28 luglio. Quasi subito, dopo che è stato annunciato il cast nel gennaio del 2015, la pellicola è stata bersagliata di critiche da una parte di potenziali spettatori che, pur non avendo visto il film, dicevano che questo remake non doveva essere fatto e che il cast tutto al femminile non era altro che una brutta concessione al politicamente corretto. Un solo esempio: i trailer del film su YouTube hanno ricevuto oltre un milione di «Non mi piace» e nei commenti il ritornello è che un acchiappafantasmi donna non può esistere. Ma non basta. Ancor prima di candidarsi alla Casa Bianca, Donald Trump ha diffuso un video in cui diceva, con tono fermo e solenne: «Adesso stanno facendo un Ghostbusters di sole donne. Che cosa sta succedendo?».

Alcune delle star del film sono intervenute sui social media per replicare ai commenti sessisti e a chi scriveva «State distruggendo la mia infanzia!». Ma qualche settimana fa, le quattro protagoniste e il regista si sono ritrovati all’Hollywood Roosevelt Hotel per parlare del film e della polemica che, senza prevederlo, hanno innescato. Tra risatine e battute sceme, il quintetto ha dato spettacolo, con le quattro attrici e il regista che improvvisavano battute. Ma hanno anche difeso con passione il loro lavoro e si sono sostenuti a vicenda, perfettamente consapevoli che il dibattito nato intorno al film la dice lunga sui sentimenti dell’opinione pubblica riguardo alle questioni di genere, sullo schermo e nella vita.

Quanto è stato importante per voi il Ghostbusters originale?
Melissa McCarthy: «Adoravo tutti i personaggi. Mi piaceva vedere come facevano squadra in questo modo strano, comico, eroico. Mi piacciano le storie di eroi improbabili, persone che all’inizio non sono capaci di fare qualcosa, ma poi si danno una scossa e ci riescono».
Leslie Jones: «Bill Murray era un vero spasso, non aveva mai paura di nulla. Anche quando succedeva qualcosa di imprevisto, ne usciva con una battuta. E io pensavo: “Voglio essere così”».

Feig, com’è nata l’idea di fare un nuovo Ghostbusters?
Paul Feig: «Ivan Reitman aveva il copione per un sequel di cui era entusiasta e mi ha chiesto se volevo farlo. L’idea era che i vecchi Ghostbusters cedevano la loro tecnologia a un nuovo gruppo. Poi Amy Pascal, l’allora direttrice degli studi di produzione Sony, mi ha invitato a pranzo, e mi ha detto: “Perché nessuno di voi registi di commedie vuole fare questo film?”. La ragione era che quello è un film sacro e il confronto con quei tizi fa paura. E lei: “C’è questo sequel che nessuno sfrutta, è un’occasione d’oro”. Così l’idea ha continuato a ronzarmi nella testa. Un film di attori comici che combattono fenomeni paranormali con attrezzature tecnologiche è un’idea straordinaria. Allora mi sono chiesto come l’avrei fatta io e mi sono venute in mente tutte le donne divertenti con cui ho lavorato o con cui sarei morto dalla voglia di lavorare, e mi sono fatto prendere dall’entusiasmo. E ho pensato a una versione tutta nuova».

Come è arrivato al cast attuale?
Feig: «Con l’altra sceneggiatrice, Katie Dippold, abbiamo provato a scrivere la prima bozza senza avere in mente qualcuno di preciso, per riuscire a trovare la dinamica giusta. Perché l’originale aveva avuto tutto quel successo? Ovviamente l’idea era ottima, ma il merito era soprattutto dell’alchimia fra i quattro protagonisti e degli altri attori intorno a loro. Dovevamo scegliere persone con una diversa verve comica ma un senso dell’umorismo simile».

Ha fatto dei casting?
Feig: «Nessuna audizione. Ho incontrato le qui presenti separatamente e le ho portate a prendere un drink».
McCarthy: «Io non sono stata portata a prendere nessun drink».
Feig: «Ma non le ho mai avute tutte e quattro insieme. Poi però quando si avvicinava l’inizio delle riprese, ho cominciato ad avere dei dubbi: e se l’alchimia non funziona? Così, quando abbiamo fatto i primi provini con la telecamera, abbiamo fatto mettere a ognuna di loro costumi diversi e le abbiamo filmate. Eravano tutte davanti alla telecamera e io che chiedevo: “Voltatevi a destra. Voltatevi a sinistra”. Improvvisamente hanno cominciato a ballare Chorus Line e io sono rimasto a bocca aperta. E ho pensato: “Funzionerà”».

C’è stato un momento in cui avete sospettato che un cast di sole donne, avrebbe potuto dare fastidio a una parte del pubblico?
McCarthy: «A chi? A quelli fuori di testa?».
Jones: «A quelli che non sanno che questo è un film?».
Kristen Wiig: «Mentre giravamo non mi pare che ci siano state tutte queste lamentele. Forse un paio di cosette...».
Feig: «È solo che non te ne sei accorta perché tu e Kate non state sui social media. Io e Leslie ci siamo invece buttati nella mischia, due lottatori nel fango digitale».
McCarthy: «Mentre giravamo, Paul ci portava foto di ragazzine travestite che si erano fatte in casa zaini protonici e tute e mi sembrava una gran figata. Ho capito meglio a cosa stavamo andando incontro».
Jones: «Quelli che gridano: “State distruggendo la mia infanzia”, in ogni caso non entrerebbero nel cinema».
McCarthy: «Posso dire? Se basta un film a distruggere la loro infanzia, vuol dire che era messa maluccio in partenza. Comunque quelli che strillano sono una piccolissima parte, le persone normali, quelle sane di mente intendo, non vanno in giro a dire queste stupidaggini».

Perché in molti trattano i film di fantasia ad alto budget, come il nuovo Star Wars o Ghostbusters, come un campo di battaglia?
Feig: «È una piccola minoranza che grida forte perché sente che sta perdendo la presa sociale, che sta per colare a picco. Se qualcuno si mettesse a fare il remake del Padrino penserei: “Aspetta un attimo”. Ma quando sento chi dice “Lo fanno solo per fare soldi”, rimango basito. Tutto quello che ha prodotto Hollywood, fin dagli albori, è per fare soldi. Il Ghostbusters originario nasceva per questo, mica era un’opera solidale. Gli studios fanno film per guadagnare e i cineasti cercano di far divertire il pubblico e al tempo stesso far incassare gli studios».

Ci sono persone a cui proprio non piace l’idea di un film in cui i personaggi principali sono donne...
McKinnon: «D’altronde è una situazione relativamente nuova. Il primo vero esempio è stato Le amiche della sposa, e da allora sta prendendo piede. Mi ricordo che quando nel 2008 è uscito Baby Mama pensai: “Nessuno lo andrà mai a vedere”. Perfino io ho avuto quella reazione, forse per un vecchio sessismo che abbiamo interiorizzato. Si dice: “Non funzionerà perché non abbiamo mai visto nulla del genere”. Ora sta diventando una cosa sempre più normale. Ma, evidentemente, non lo è ancora abbastanza».
Jones: «Sono sorpresa di queste reazioni, perché sono anni che le donne lottano contro questo sessismo. La stessa cosa succede quando vai a vedere uno spettacolo di cabaret e il presentatore annuncia: “Siete pronti per una donna? Siete pronti per un unicorno?“ Essere una donna è così strano? Ci sono due sessi: uomo e donna. In un film, se uno non è un uomo, che altro dovrebbe essere?».
McCarthy: «Anche nel nostro mondo si innesca uno strano fenomeno di compensazione per cui se le protagoniste sono due donne, devi per forza aver levato il lavoro a due uomini. Non so perché, ma certe persone sono colpite alle viscere da questa cosa. È un modo di pensare che non mi appartiene: se in un film vedo quattro uomini non è che penso: “Ecco quattro ruoli che non sono andati a delle donne”. Penso piuttosto “Buon per loro”. Ci dovrebbe essere spazio per tutti».

Tendiamo a credere che tutti siano favorevoli alla parità, ma secondo voi ci sono ancora persone che si sentono a disagio?
Wiig: «Ci sono eccome. Basta guardare Donald Trump. E, purtroppo, è molto popolare».

Lui ha criticato il film addirittura prima di candidarsi alla Casa Bianca...
Wiig: «Io neanche lo sapevo».
Jones: «Sono solo piazzate, in quelle parole non c’è nessuna sostanza».
McCarthy: «Spero che l’odio passi di moda. È stressante e inutile».
Feig: «Ricordate tutte le polemiche sul matrimonio gay? Veniva agitato come uno spauracchio, finché all’improvviso ha cessato di esserlo. Dopo tanto rumore è arrivata una nuova generazione che, con semplicità, ha detto: “Per noi non è un problema”».

Un film ha il potere di cambiare in meglio la mentalità della gente?
Feig: «Vorrei semplicemente che un film con quattro attrici protagoniste diventi la norma, una cosa a cui non si fa più caso. La stessa definizione di “commedia sdolcinata” è una scusa per scoraggiare i maschi ad andare a vedere una certa cosa. È un’etichetta dispregiativa. Con i miei film io cerco semplicemente di dire: guardate quanto fanno ridere. I maschi che erano andati obtorto collo a vedere Le amiche della sposa pensando che fosse l’apoteosi della commedia sdolcinata sono tutti usciti dal cinema pensando: “Cristo, era da morire dal ridere”».

Dopo aver fatto questo film vi sentite tutte parte della vita delle altre?
Wiig: «Quando passi attraverso un’esperienza del genere, è inevitabile che ognuna rimanga per sempre nella vita delle altre».
Jones: «È come se avessimo combattuto una guerra insieme. Queste sono le mie sorelle. Ora, ogni volta che vado su un set, sento nelle orecchie Paul che dice: “Signore! Signore! Signore! Mettete giù quella roba. Melissa, scendi da lì”».
McCarthy: «“Melissa, metti giù Kate!”. Ormai mi porto in giro Kate in groppa, come un minuscolo koala».

(traduzione di Fabio Galimberti)
© 2016 The New York Times

(8 luglio 2016)