Il Venerdì

Thomas Jefferson, un genio tuttofare

(Andrea Bozzo) 
Scrisse la prima stesura della Dichiarazione di Indipendenza, portò negli Usa il gelato alla vaniglia, inventò un antenato della fotocopiatrice... E da presidente (1801-1809) dimezzò il debito e raddoppiò il territorio
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Avvocato, economista, archeologo, architetto, astronomo, paleontologo, agrario, violinista, pittore e inventore, insomma un genio tuttofare. Da un viaggio in Italia importò la ricetta del parmigiano e la macchina per fare la pasta, una rarità che offriva a tutti i suoi ospiti. Dalla Francia importò il gelato alla vaniglia, di cui andava pazzo. Thomas Jefferson nacque nel 1743 in una ricca famiglia della Virginia. A 14 anni perse il padre ereditando terre e schiavi; a 25 era già un avvocato di fama; a 29 sposò una giovane vedova, Martha, che gli dette 6 figli e morì durante l’ultimo parto. La pubblicazione di un saggio sui diritti delle Colonie proiettò Jefferson sulla scena politica; poco tempo dopo gli venne affidata la prima stesura della Dichiarazione di Indipendenza.

Durante la guerra fu Governatore della Virginia e poi diplomatico a Parigi, dove respirò e assorbì i principi rivoluzionari. Al rientro in Patria, nel 1789, Jefferson fu nominato Segretario di Stato dal Presidente Washington. I contrasti con il Segretario al Tesoro Hamilton generarono i primi due partiti della Storia americana. Hamilton, favorevole a un forte governo centrale e ad aiuti pubblici per le industrie, fondò il Partito Federalista. Jefferson, che sosteneva l’autonomia dei singoli Stati e gli interessi degli agricoltori, fu tra i fondatori del Partito Democratico-Repubblicano (embrione di entrambi gli attuali partiti).

Quando Washington uscì di scena, Jefferson si candidò alla Presidenza per fermare i Federalisti che puntavano sul vicepresidente uscente Adams. Perse di un soffio, dopo una campagna elettorale senza esclusione di colpi, e gli toccò fare il vice del suo avversario. Dopo quattro anni di difficile convivenza, nel 1801, Jefferson si prese la rivincita su Adams, insediandosi alla Casa Bianca per due mandati.

In politica estera applicò il principio della non ingerenza negli affari europei. All’interno, dimezzò il debito pubblico, accumulato nei primi anni di democrazia e raddoppiò il territorio degli Stati Uniti, con l’acquisto della Louisiana dalla Francia e con l’espansione verso Ovest, a spese degli indiani. In teoria Jefferson sosteneva l’integrazione dei nativi americani; nella pratica, per giustificare la loro cacciata dai territori occupati dai coloni, finì col definirli «spietati selvaggi».

Anche lui, come Washington, rifiutò il terzo mandato e si ritirò nella tenuta di Monticello, dedicandosi allo scambio epistolare con i personaggi più influenti dell’epoca. La fitta corrispondenza gli ispirò l’invenzione del cosiddetto poligrafo di Jefferson, antenato della fotocopiatrice. Tra le sue altre invenzioni ci sono il gancio attaccapanni  e la poltrona girevole.

Thomas Jefferson morì il 4 luglio 1826, Festa dell’Indipendenza, anticipando di qualche ora la morte dell’amico-rivale Adams. «Tutti gli uomini sono creati uguali e hanno diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità»; questo aveva scritto Jefferson, esattamente 50 anni prima, nella Dichiarazione del 1776, salvo poi, con solare incoerenza, non liberare mai i suoi schiavi, neanche con il testamento in cui, anzi, ne dispose la vendita, per pagare i debiti di famiglia.     

(19 febbraio 2016)