Professionista della politica (50 anni di incarichi pubblici) ma anche marito e padre affettuoso al punto da portarsi dietro, pure nei viaggi di lavoro, la moglie Elizabeth e le figlie Eliza e Maria. La famiglia Monroe era al completo anche il 2 dicembre del 1804, nella cattedrale parigina di Notre-Dame, mentre Napoleone veniva incoronato Imperatore.
James Monroe era nato nel 1758, in Virginia, in una famiglia di ricchi agricoltori. Appena diciottenne, si meritò l’encomio del generale Washington, per il coraggio mostrato in battaglia contro gli inglesi. Adottato politicamente da Jefferson, Monroe difese l’autonomia dei singoli Stati, al punto da contrastare la nuova Costituzione, per lui troppo centralista. Nella lunga e intensa attività diplomatica in Europa, Monroe incassò un paio di colpi. Nel 1797, ambasciatore a Parigi, venne richiamato in patria dal presidente Washington, perché giudicato troppo filo-francese. Anni dopo, fu il presidente Jefferson a stroncarne la missione diplomatica a Londra per il motivo opposto: troppo filo-inglese, nell’accordo commerciale del 1807.
Monroe pagò quell’insuccesso nelle presidenziali dell’anno dopo, vinte da James Madison che, comunque, lo nominò Segretario di Stato. Si prefigurava la staffetta presidenziale che avvenne 8 anni dopo, sull’onda del suo decisivo ruolo nel risollevare le sorti della guerra agli inglesi del 1812-14...
Nel primo anno di presidenza, Monroe, che era un viaggiatore nato, approfittò dei lavori in corso alla Casa Bianca, incendiata dalle truppe inglesi, per rifare le valigie e partire. Accompagnato, come al solito, da moglie e figlie, fece un lungo giro negli Stati del Nord, un tour elettorale inedito a quei tempi, che gli portò consenso e popolarità. Replicò l’anno dopo viaggiando, per mesi, negli Stati del Sud. Le illustrazioni dell’epoca lo ritraggono a bordo di un battello a vapore sul Mississippi e, a Charleston, davanti a un bue, che viene arrostito intero, su un gigantesco spiedo.
Dal punto di vista politico, Monroe fu anche fortunato. La fine del Partito federalista (che gli tolse ogni opposizione) e la ripresa economica favorirono la sua presidenza, passata alla Storia come «L’era dei buoni sentimenti». Rieletto nel 1820, Monroe elaborò la dottrina di politica estera che porta il suo nome, teorizzando il controllo degli Stati Uniti sul continente americano e la non ingerenza reciproca tra America ed Europa.
James Monroe era un uomo all’antica, sia nei modi che nel vestire e fu soprannominato «L’ultimo tricorno», perché continuò a portare il desueto cappello a tre punte di epoca rivoluzionaria. Come i predecessori Jefferson e Madison, James Monroe uscì di scena pieno di gloria ma anche pieno di debiti. Morì a New York, nel 1831, a 75 anni, il 4 di luglio, Festa dell’Indipendenza, una data simbolica che il destino aveva già assegnato ai presidenti John Adams e Thomas Jefferson.
(4 marzo 2016)
James Monroe era nato nel 1758, in Virginia, in una famiglia di ricchi agricoltori. Appena diciottenne, si meritò l’encomio del generale Washington, per il coraggio mostrato in battaglia contro gli inglesi. Adottato politicamente da Jefferson, Monroe difese l’autonomia dei singoli Stati, al punto da contrastare la nuova Costituzione, per lui troppo centralista. Nella lunga e intensa attività diplomatica in Europa, Monroe incassò un paio di colpi. Nel 1797, ambasciatore a Parigi, venne richiamato in patria dal presidente Washington, perché giudicato troppo filo-francese. Anni dopo, fu il presidente Jefferson a stroncarne la missione diplomatica a Londra per il motivo opposto: troppo filo-inglese, nell’accordo commerciale del 1807.
Monroe pagò quell’insuccesso nelle presidenziali dell’anno dopo, vinte da James Madison che, comunque, lo nominò Segretario di Stato. Si prefigurava la staffetta presidenziale che avvenne 8 anni dopo, sull’onda del suo decisivo ruolo nel risollevare le sorti della guerra agli inglesi del 1812-14...
Nel primo anno di presidenza, Monroe, che era un viaggiatore nato, approfittò dei lavori in corso alla Casa Bianca, incendiata dalle truppe inglesi, per rifare le valigie e partire. Accompagnato, come al solito, da moglie e figlie, fece un lungo giro negli Stati del Nord, un tour elettorale inedito a quei tempi, che gli portò consenso e popolarità. Replicò l’anno dopo viaggiando, per mesi, negli Stati del Sud. Le illustrazioni dell’epoca lo ritraggono a bordo di un battello a vapore sul Mississippi e, a Charleston, davanti a un bue, che viene arrostito intero, su un gigantesco spiedo.
Dal punto di vista politico, Monroe fu anche fortunato. La fine del Partito federalista (che gli tolse ogni opposizione) e la ripresa economica favorirono la sua presidenza, passata alla Storia come «L’era dei buoni sentimenti». Rieletto nel 1820, Monroe elaborò la dottrina di politica estera che porta il suo nome, teorizzando il controllo degli Stati Uniti sul continente americano e la non ingerenza reciproca tra America ed Europa.
James Monroe era un uomo all’antica, sia nei modi che nel vestire e fu soprannominato «L’ultimo tricorno», perché continuò a portare il desueto cappello a tre punte di epoca rivoluzionaria. Come i predecessori Jefferson e Madison, James Monroe uscì di scena pieno di gloria ma anche pieno di debiti. Morì a New York, nel 1831, a 75 anni, il 4 di luglio, Festa dell’Indipendenza, una data simbolica che il destino aveva già assegnato ai presidenti John Adams e Thomas Jefferson.
(4 marzo 2016)