Il Venerdì

John Quincy Adams: tale padre, tale figlio

(Andrea Bozzo) 
Un'ottima preparazione e un'onorevole carriera politica, prima e dopo i quattro anni alla Casa Bianca (1825-1829). Che invece furono tutt'altro che memorabili
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Una lunga, onorevole carriera politica, con quattro anni da dimenticare, quelli alla Casa Bianca. È la amara sorte che lo accomuna al padre John Adams, presidente ventotto anni prima (unico caso di presidenza ereditaria prima dei Bush).

John Quincy Adams nacque nel Massachusetts nel 1767. A dieci anni aveva già letto i classici inglesi, da Milton a Shakespeare e fino ai 18 seguì il padre nell’attività diplomatica in Europa. Quando ritornò in America, il giovane John Quincy parlava quattro lingue, vestiva all’europea e mangiava spaghetti. Preso in giro per questo dai compagni di college di Harvard, ridiventò «americano» a tutti gli effetti.

Da grande, sempre sulle orme del padre, John Quincy diventò un eccellente diplomatico e poi, negli otto anni della presidenza Monroe, stimatissimo Segretario di Stato. Studiò da presidente aiutato dalla moglie Louisa, abilissima nel tessere i rapporti con le mogli dei personaggi influenti del tempo. Louisa, con cui ebbe 2 figli, resta l’unica First Lady nata fuori dagli Stati Uniti, a Londra.

Le elezioni del 1824 sono ricordate tra le più contrastate e infami della storia americana. La scomparsa dei Federalisti aveva lasciato sulla scena il solo partito Democratico-Repubblicano, che cominciava a dilaniarsi in correnti. In campagna elettorale Adams fu accusato, senza fondamento, di adulterio, di uso di fondi pubblici per divertimenti privati e perfino di essere un compulsivo giocatore di biliardo.

Un giornale scrisse che elezioni così era più onorevole perderle che vincerle. Alla fine, nessuno dei tre candidati raggiunse la maggioranza qualificata e la scelta toccò quindi al Congresso. Prevalse Adams scatenando ancora di più la rabbia del generale Andrew Jackson (primo nel voto popolare) che lo accusò di aver corrotto i parlamentari e lanciò subito la sfida per la rivincita nel 1828.

Furono quattro anni difficili per il presidente John Quincy Adams, penalizzato, come il padre, dal carattere chiuso e da crisi depressive. Nel periodo alla Casa Bianca, trovò sollievo nella passione per l'astronomia e nelle lunghe nuotate nel fiume Potomac, alle cinque del mattino, nudo. Come suo padre, non fu rieletto e incassò la sconfitta con grande classe. Louisa organizzò una memorabile festa di addio, alla Casa Bianca. Gli Adams tornarono in Massachusetts, con le loro cose, tavolo da biliardo incluso, e a testa alta.

La vita politica di John Quincy Adams non era finita. Incurante dell'apparente passo indietro, accettò di ricandidarsi alla Camera, dove fu rieletto per i successivi 18 anni. Si conquistò così il pieno riscatto politico e morale e, finalmente, anche il consenso popolare. Continuò a battersi per la cause in cui credeva, prima tra tutte, l'abolizione della schiavitù. Morì sul campo, a 81 anni, colpito da un ictus, nell'aula parlamentare, subito dopo aver gridato il «No» dell'ultima dichiarazione di voto.
                                                
(11 marzo 2016)