Il Venerdì

Andrew Jackson, pallottole e magnolie

(Andrea Bozzo) 
A 14 anni era un orfano pieno di rabbia. Rimase sempre pronto al duello. E non si placò neppure alla Casa Bianca (1829-1837). Ma lì, in giardino, ci sono ancora gli alberi che piantò in memoria della moglie
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Un leader spregiudicato e aggressivo, formato dalle difficoltà della vita più che dagli studi. Andrew Jackson nacque nel 1767, da immigrati irlandesi, in una sperduta regione del Sud, oggi il Tennessee. Da ragazzino, durante la Rivoluzione, mentre faceva la staffetta per i ribelli, era stato catturato e sfregiato in viso da un soldato inglese al quale si era rifiutato di pulire gli stivali. La guerra e le epidemie gli portarono via l'intera famiglia; a 14 anni, Andrew si ritrovò solo e pieno di rabbia, un ragazzo di strada dedito alle carte, ai dadi e ai combattimenti di galli. A salvarlo fu un avvocato locale che, intuendone le doti, gli fece studiare legge e lo avviò alla professione.

Per molti anni, da avvocato e poi anche da giudice, Jackson guadagnò abbastanza da comprarsi terre e un centinaio di schiavi, ma non mitigò la sua animosità. Nel 1806 uccise in duello un certo Charles Dickinson che, su un giornale locale, lo aveva definito «farabutto da niente». Quando, nel 1812, il presidente Madison dichiarò di nuovo guerra al Regno Unito, Andrew Jackson mise insieme 2.500 uomini, a suo stesso dire, «privi di scrupoli costituzionali» e passò all'azione. Due anni dopo, sbaragliando gli inglesi, nella gloriosa, finale battaglia di New Orleans, il Generale Jackson diventò eroe nazionale.

Alle presidenziali del 1824, era tra i candidati dei Democratici-Repubblicani, partito dominante ma sempre più diviso. Fu una campagna elettorale piena di colpi bassi. Jackson prese più voti degli altri ma non la maggioranza necessaria. La decisione toccò al Congresso, che elesse John Quincy Adams. Jackson gridò al complotto e prese la guida della corrente democratica, gettando le basi del Partito Democratico.

Dopo quattro anni di opposizione durissima al presidente Adams, ne prese trionfalmente il posto con le elezioni del 1828. Si sentiva presidente del popolo e invitò tutti alla Festa dell'Inaugurazione. La Casa Bianca fu invasa da una folla incontrollata che fece parecchi danni. Neanche la Presidenza moderò il suo temperamento. Jackson non nascose lo scarso rispetto per il ruolo del Congresso; liquidò la Banca degli Stati Uniti danneggiando, nel tempo, l'economia; promosse la deportazione degli indiani, causando lo sterminio di intere tribù.

Jackson fu il primo presidente a subire un attentato. Nel 1835, uno squilibrato gli puntò contro due pistole ma entrambe, inspiegabilmente, si incepparono. Il Presidente, furioso, fu il primo a saltargli addosso per immobilizzarlo.

Erano anni particolarmente violenti. Secondo molti storici, gli americani mostravano lo stesso carattere aggressivo del loro presidente. Andrew Jackson morì nel 1845, a 78 anni, per il lento avvelenamento da piombo causato dai 2 proiettili che aveva in corpo, dal tempo dei duelli. Nel giardino della Casa Bianca ci sono le magnolie che piantò nel 1829, in memoria della moglie Rachel, morta di infarto due mesi prima dell'Inaugurazione.

(18 marzo 2016)