Il Venerdì

Zachary Taylor, un generale alla Casa Bianca

(Andrea Bozzo) 
Poco intellettuale, ma ottimo soldato: combattè contro indiani, inglesi e sbaragliò i messicani. Fu perciò conteso dai partiti, vinse facile, ma dopo un anno (1849-1950) lo uccise un'infezione
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Non era un intellettuale e lo testimoniano le sue prime lettere, semplici e un po' sgrammaticate. Zachary Taylor, nato in Virginia nel 1784, era cresciuto in una provincia rurale del Kentucky, dove il padre aveva comprato una piantagione. Scelse la carriera militare e si distinse nelle spedizioni contro gli Indiani e nella guerra agli Inglesi del 1812-14. La vera gloria arrivò solo nel 1847, durante la guerra al Messico quando il generale Taylor sbaragliò le superiori forze nemiche. I partiti se lo contesero per le presidenziali del 1848, lui scelse i Whigs e vinse facile.

Taylor odiava ogni formalità ma la moglie lo spinse a comprare un vestito nuovo, per il viaggio a Washington. Lui lo scelse extralarge «per stare più comodo», con effetto assai poco presidenziale. Accanto a Taylor, nel ruolo di First Lady, la figlia Betty. La moglie Peggy viveva da reclusa per un voto fatto a Dio, mentre il marito era in guerra. Il presidente Taylor non si schierò sui temi più scottanti, lasciando campo libero al Congresso.

La sua prudenza sullo schiavismo spinse i leader del Sud a minacciare la secessione. Taylor, ripreso il piglio da generale, li convocò per dire che, in difesa dell'Unione, non avrebbe esitato ad impiccarli, come aveva fatto con i disertori e le spie nella guerra del Messico. Qualche mese dopo, il 4 luglio 1850, alla Festa per l'Indipendenza, Taylor affrontò il caldo torrido bevendo latte freddo e mangiando ciliege, senza sosta. Morì 5 giorni dopo, per una grave infezione intestinale.

(15 aprile 2016)