Allo scoppio della Guerra Civile, nel 1861, lasciò una brillante carriera di avvocato, tre figli piccoli e la amata moglie Lucy, incinta del quarto, per arruolarsi nell’esercito nordista. Non aveva alcuna esperienza militare ma quattro anni dopo, a fine guerra, era Generale, carico di gloria e di ferite. Rutherford Birchard Hayes fu uomo tutto di un pezzo, onesto e coraggioso, con una priorità assoluta: l’Unione. Entrò in politica con il Partito Repubblicano, prima deputato a Washington e poi Governatore dell’Ohio, lo Stato in cui era nato nel 1822.
Alle presidenziali del 1876, Hayes apparve il candidato ideale per rilanciare l’immagine dei repubblicani, dopo i tanti scandali del governo uscente del presidente Grant. Ebbe la nomina e si ritrovò protagonista delle elezioni più contestate della Storia americana. L’avversario, il democratico Tilden, prevalse di misura nel voto popolare ma non ottenne la decisiva maggioranza dei seggi degli Stati. In Florida, Louisiana e South Carolina, i tre Stati del Sud più turbolenti, si incrociarono accuse di brogli e vari conteggi. Fu una commissione parlamentare a sancire infine la vittoria di Hayes, 185 a 184, proprio a ridosso del 4 marzo 1877, l’Inauguration Day.
Per evitare imbarazzanti contestazioni pubbliche, il giuramento avvenne dentro la Casa Bianca. L’onesto Rutherford B. Hayes restò comunque bollato come «Rutherfraud» (Rutherfrode) dalla velenosa ironia degli avversari politici. Anche questo potrebbe aver pesato sul giudizio degli storici, poco benevolo verso un Presidente che pure fece del suo meglio per ampliare i diritti civili delle minoranze e che, per primo, evocò gli Stati Uniti come Nazione e non solo come un’unione di Stati.
La vita e la carriera di Hayes furono molto influenzate dalla moglie Lucy. Per lei fu coniata l’espressione First Lady. Era una donna molto colta per l’epoca, prima moglie di presidente ad essere laureata. Non a caso il Presidente Hayes promosse il diritto delle donne-avvocato a patrocinare in Corte Suprema.
Lucy era molto religiosa e portò l’austerità alla Casa Bianca: niente balli, fumo, carte e sopratutto niente alcol. Ironia della sorte, il padre di Hayes aveva una distilleria. Nel 1878, un cronista scrisse che alle feste presidenziali «scorreva limonata a fiumi, come champagne». La First Lady fu soprannominata «Lemonade Lucy».
Durante i quattro anni di Hayes la Casa Bianca registrò novità importanti. Arrivarono il telefono e la macchina da scrivere. Portato in dono dal console americano a Bangkok, arrivò anche un gatto siamese (il primo a mettere zampa negli Stati Uniti) che, con scarsa fantasia, fu chiamato Siam. Nel 1881, a fine mandato, Rutherford B. Hayes si ritirò a vita privata dedicandosi, specie dopo la morte di Lucy, a cause umanitarie. Morì d’infarto il 13 gennaio 1893, a 71 anni. Le sue ultime parole furono: «Vado da Lucy».
(20 maggio 2016)
Alle presidenziali del 1876, Hayes apparve il candidato ideale per rilanciare l’immagine dei repubblicani, dopo i tanti scandali del governo uscente del presidente Grant. Ebbe la nomina e si ritrovò protagonista delle elezioni più contestate della Storia americana. L’avversario, il democratico Tilden, prevalse di misura nel voto popolare ma non ottenne la decisiva maggioranza dei seggi degli Stati. In Florida, Louisiana e South Carolina, i tre Stati del Sud più turbolenti, si incrociarono accuse di brogli e vari conteggi. Fu una commissione parlamentare a sancire infine la vittoria di Hayes, 185 a 184, proprio a ridosso del 4 marzo 1877, l’Inauguration Day.
Per evitare imbarazzanti contestazioni pubbliche, il giuramento avvenne dentro la Casa Bianca. L’onesto Rutherford B. Hayes restò comunque bollato come «Rutherfraud» (Rutherfrode) dalla velenosa ironia degli avversari politici. Anche questo potrebbe aver pesato sul giudizio degli storici, poco benevolo verso un Presidente che pure fece del suo meglio per ampliare i diritti civili delle minoranze e che, per primo, evocò gli Stati Uniti come Nazione e non solo come un’unione di Stati.
La vita e la carriera di Hayes furono molto influenzate dalla moglie Lucy. Per lei fu coniata l’espressione First Lady. Era una donna molto colta per l’epoca, prima moglie di presidente ad essere laureata. Non a caso il Presidente Hayes promosse il diritto delle donne-avvocato a patrocinare in Corte Suprema.
Lucy era molto religiosa e portò l’austerità alla Casa Bianca: niente balli, fumo, carte e sopratutto niente alcol. Ironia della sorte, il padre di Hayes aveva una distilleria. Nel 1878, un cronista scrisse che alle feste presidenziali «scorreva limonata a fiumi, come champagne». La First Lady fu soprannominata «Lemonade Lucy».
Durante i quattro anni di Hayes la Casa Bianca registrò novità importanti. Arrivarono il telefono e la macchina da scrivere. Portato in dono dal console americano a Bangkok, arrivò anche un gatto siamese (il primo a mettere zampa negli Stati Uniti) che, con scarsa fantasia, fu chiamato Siam. Nel 1881, a fine mandato, Rutherford B. Hayes si ritirò a vita privata dedicandosi, specie dopo la morte di Lucy, a cause umanitarie. Morì d’infarto il 13 gennaio 1893, a 71 anni. Le sue ultime parole furono: «Vado da Lucy».
(20 maggio 2016)