Il Venerdì

Benjamin Harrison, un ecologista al comando

(Andrea Bozzo) 
Primo ad avere l’elettricità alla Casa Bianca, durante la sua presidenza (1889-1893) si distinse per le leggi a protezione dell'ambiente. Non ebbe invece uguale successo nelle battaglie per i neri
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Fu il primo ad avere l’energia elettrica alla Casa Bianca ma né lui né la moglie toccarono mai un interruttore per paura di prendere la scossa. Benjamin Harrison, nato in Ohio nel 1833, aveva sette anni quando il nonno paterno, William H. Harrison, nel giro di qualche mese, fu eletto presidente e morì di broncopolmonite. A 20 anni sposò Caroline, da cui ebbe due figli, e si trasferì in Indiana dove iniziò una brillante carriera da avvocato, interrotta durante gli anni della Guerra Civile cui partecipò da volontario. Nel 1856 si era legato al Partito Repubblicano, appena nato sulle spoglie del Partito Whig. Harrison era un ottimo oratore e veniva spesso chiamato per sostenere candidati. Non fu altrettanto efficace per se stesso e fallì due volte l’elezione a governatore dell’Indiana. Alla fine, nel 1871 riuscì a diventare senatore degli Stati Uniti e a Washington si distinse fino a diventare il candidato repubblicano alle elezioni del 1888, per sfidare il presidente Cleveland. 

Harrison, che era un tipo riservato e non amava i faticosi giri elettorali, rispolverò il vecchio sistema della «campagna del portico» organizzando gli incontri con gli elettori davanti casa sua. Furono elezioni molto combattute e coinvolgenti con 11 milioni di votanti, più dell’80 per cento. Harrison la spuntò di misura prendendo meno voti ma conquistando più collegi elettorali. «È il volere della Provvidenza» commentò lui irritando i boss del suo partito che gli avevano spianato la strada della Casa Bianca con una serie di brogli, in seguito riconosciuti da tutti gli storici. Il presidente uscente Cleveland, che aveva davvero  un bel carattere, si ritrovò il giorno dell’insediamento a reggere l’ombrello a Harrison che leggeva il discorso sotto una pioggia battente. 

Anche se oggi viene considerato tra i presidenti meno degni di nota, Harrison si distinse per le leggi ambientaliste che nel 1891 protessero le foreste e le riserve naturali. Risultarono invece inutili i suoi tentativi di promuovere i diritti civili e il voto ai neri. Tra le pagine  buie della sua presidenza c’è la strage degli indiani Sioux, attaccati con uno stratagemma, nella battaglia di Wounded Knee (ginocchio ferito). Alle presidenziali del 1892, si ripropose la sfida con Cleveland che si riprese la Casa Bianca a mani basse, grazie alla scarsa popolarità e anche allo scarso impegno dell’avversario. Harrison infatti si disinteressò della campagna elettorale per stare accanto alla moglie Caroline, molto malata, che morì due settimane prima del voto.

Benjamin Harrison era un uomo pieno di risorse e nel 1896, a 63 anni, si risposò con una nipote trentenne dell’amata Caroline e ci fece anche un figlio. La cosa gli costò la disapprovazione e il distacco dei 2 figli maggiori. Morì nel 1901 di polmonite. Di lui resta la voce impressa,  per 36 secondi, sul nastro di un primo rudimentale registratore.                     

(17 giugno 2016)