Un uomo gentile e generoso che affrontò dure prove col sorriso sulle labbra e toccò il cuore degli americani come nessun presidente prima di lui, Washington compreso. William McKinley, nato in Ohio nel 1843, settimo di nove fratelli, lasciò l’università per aiutare la famiglia, dopo il fallimento dell’attività paterna. Partecipò con onore alla Guerra Civile (all’inizio portava pasti caldi ai soldati in prima linea) e poi tornò a studiare e diventò avvocato. A 28 anni sposò Ida, figlia di un banchiere, una donna colta che aveva viaggiato in Europa e che lo aiutò ad affinare i gusti e a curare l’immagine.
Fu una grande storia d’amore, resistente a tutte le intemperie, a cominciare dalla perdita di entrambe le figlie, una di pochi mesi e l’altra di tre anni, per il tifo. Ida incoraggiò il marito sia nella carriera legale che in quella politica ma, travolta dalla depressione e da invalidanti convulsioni, nel tempo, gli fu sempre meno di aiuto. McKinley le dimostrò una costante devozione. Quando era lontano scriveva alla moglie almeno una lettera al giorno. Quando era a casa passavano assieme lunghe serate, al buio, perché gli occhi di Ida non tolleravano la luce artificiale. Negli anni alla Casa Bianca, la poveretta manifestò una curiosa sindrome: non sopportava il colore giallo. Il Presidente fece subito sparire ogni oggetto che ne avesse traccia. Furono rimossi anche tutti i fiori gialli dai giardini della Casa Bianca. La First Lady lavorava all’uncinetto, ossessivamente. In quattro anni sfornò più di cinquemila pantofole di maglia.
Nonostante la complessa vita familiare, McKinley appariva sempre sereno e gioviale. Il buon carattere favorì certamente la sua ascesa politica nel Partito Repubblicano, in Congresso a Washington e poi Governatore dell’Ohio. Era così benvoluto che, quando si trovò nei guai per aver generosamente garantito i prestiti di un amico, fu salvato da una spontanea colletta popolare. Nessuno si sorprese quando i repubblicani lo candidarono alle presidenziali del 1896. Lui, per restare vicino alla moglie malata, fece campagna elettorale senza muoversi da casa. Riceveva nel suo giardino innumerevoli delegazioni di cittadini, tutti i giorni, mattino e pomeriggio, tranne la domenica. Vinse e con una politica protezionistica di alti dazi, si prese il merito di chiudere una lunga fase di depressione economica.
La veloce e fortunata guerra contro la Spagna, per Cuba, accrebbe la sua popolarità e lo portò alla scontata rielezione nel 1900, con al fianco un nuovo vicepresidente, Theodore Roosevelt. Il 6 settembre 1901, William McKinley, in visita all’Esposizione di Buffalo (NY) si era appena tolto il garofano, che portava sempre sulla giacca, per offrirlo a una bambina nella folla, quando Leon Czolgosz, un anarchico di origine polacca, gli sparò a bruciapelo due colpi di pistola. Gravemente ferito, il presidente McKinley si rivolse agli agenti che si erano lanciati sull’assalitore: «Ragazzi, non fategli del male». Morì pochi giorni dopo. Aveva un pappagallo chiamato Washington Post.
(24 giugno 2016)
Fu una grande storia d’amore, resistente a tutte le intemperie, a cominciare dalla perdita di entrambe le figlie, una di pochi mesi e l’altra di tre anni, per il tifo. Ida incoraggiò il marito sia nella carriera legale che in quella politica ma, travolta dalla depressione e da invalidanti convulsioni, nel tempo, gli fu sempre meno di aiuto. McKinley le dimostrò una costante devozione. Quando era lontano scriveva alla moglie almeno una lettera al giorno. Quando era a casa passavano assieme lunghe serate, al buio, perché gli occhi di Ida non tolleravano la luce artificiale. Negli anni alla Casa Bianca, la poveretta manifestò una curiosa sindrome: non sopportava il colore giallo. Il Presidente fece subito sparire ogni oggetto che ne avesse traccia. Furono rimossi anche tutti i fiori gialli dai giardini della Casa Bianca. La First Lady lavorava all’uncinetto, ossessivamente. In quattro anni sfornò più di cinquemila pantofole di maglia.
Nonostante la complessa vita familiare, McKinley appariva sempre sereno e gioviale. Il buon carattere favorì certamente la sua ascesa politica nel Partito Repubblicano, in Congresso a Washington e poi Governatore dell’Ohio. Era così benvoluto che, quando si trovò nei guai per aver generosamente garantito i prestiti di un amico, fu salvato da una spontanea colletta popolare. Nessuno si sorprese quando i repubblicani lo candidarono alle presidenziali del 1896. Lui, per restare vicino alla moglie malata, fece campagna elettorale senza muoversi da casa. Riceveva nel suo giardino innumerevoli delegazioni di cittadini, tutti i giorni, mattino e pomeriggio, tranne la domenica. Vinse e con una politica protezionistica di alti dazi, si prese il merito di chiudere una lunga fase di depressione economica.
La veloce e fortunata guerra contro la Spagna, per Cuba, accrebbe la sua popolarità e lo portò alla scontata rielezione nel 1900, con al fianco un nuovo vicepresidente, Theodore Roosevelt. Il 6 settembre 1901, William McKinley, in visita all’Esposizione di Buffalo (NY) si era appena tolto il garofano, che portava sempre sulla giacca, per offrirlo a una bambina nella folla, quando Leon Czolgosz, un anarchico di origine polacca, gli sparò a bruciapelo due colpi di pistola. Gravemente ferito, il presidente McKinley si rivolse agli agenti che si erano lanciati sull’assalitore: «Ragazzi, non fategli del male». Morì pochi giorni dopo. Aveva un pappagallo chiamato Washington Post.
(24 giugno 2016)