Si racconta che restò incastrato nella vasca da bagno della Casa Bianca e ci vollero sei persone per tirarlo fuori. Di sicuro, un Presidente di peso: quasi 160 kg per 180 cm di altezza. William H. Taft, fin dalla scuola, fu poco brillante ma molto secchione. Pressato da un padre severo ed esigente, fece una rapida carriera giuridica. A 32 anni lasciò Cincinnati (Ohio), dove era nato nel 1857, chiamato a Washington dal presidente Harrison come Avvocato generale dello Stato. Aveva sposato due anni prima Helen, una donna forte e ambiziosa, che lo spingeva verso la politica. E la politica arrivò nel 1900, quando il presidente McKinley interruppe la carriera legale di Taft e lo mandò nelle Filippine per formare un governo civile nell’arcipelago appena comprato dagli Stati Uniti.
Taft svolse molto bene il suo compito e per tre anni fu apprezzato Governatore delle Filippine. Lo richiamò in patria l’amico Theodore Roosevelt, presidente dopo l’assassinio di McKinley. Anche a quel tempo, in politica, non sempre si rispettavano le competenze e così Taft, convinto pacifista, diventò Ministro della Guerra. All’ombra di Roosevelt la carriera politica era garantita e infatti, nel 1908, il presidente uscente spianò a Taft la strada della nomina repubblicana e della Casa Bianca.
Non furono anni di eventi memorabili. Fu l’ultimo presidente a tenere una mucca alla Casa Bianca (si chiamava Pauline) per avere il latte fresco. Fu il primo a possedere un’automobile, anzi ne comprò quattro. A dispetto della mole fisica, amava gli sport e praticava il golf. Su impulso della moglie Helen si moltiplicarono i ricevimenti alla Casa Bianca, che lui amava poco. La First Lady lo prendeva amorevolmente in giro chiamandolo Sleeping Beauty, la Bella Addormentata, perché si appisolava ad ogni evento.
Aveva cominciato nel segno della continuità con Roosevelt ma prese posizioni sempre più conservatrici sopratutto in tema di diritti civili, spaccando così il Partito Repubblicano. Ogni speranza di conciliazione si spense quando Archibald Butt, il mediatore, morì nel naufragio del Titanic nell’aprile del 1912, pochi mesi prima delle elezioni. Theodore Roosevelt si ricandidò e quando l’apparato del partito scelse Taft, andò al voto fondando il Partito Progressista. I repubblicani, divisi, naturalmente persero. Fu un sollievo per Taft lasciare un ruolo che non aveva amato. Si sentì presto più leggero, anche letteralmente, perché perse una trentina di chili. Tornò a fare il giudice e nel 1921 realizzò il vero sogno della sua vita, con la nomina a Capo della Corte Suprema.
«Neanche mi ricordo più di essere stato Presidente» fu il suo commento. Taft è stato l’unico a ricoprire entrambi i ruoli e nel secondo, nelle sue mani, giurarono i presidenti Coolidge e Hoover. William Howard Taft morì nella sua casa di Washington nel 1930, a 73 anni. Ad oggi, con i suoi baffi, è l’ultimo presidente americano con peli sul volto. Dopo di lui, solo visi ben rasati.
(8 luglio 2016)
Taft svolse molto bene il suo compito e per tre anni fu apprezzato Governatore delle Filippine. Lo richiamò in patria l’amico Theodore Roosevelt, presidente dopo l’assassinio di McKinley. Anche a quel tempo, in politica, non sempre si rispettavano le competenze e così Taft, convinto pacifista, diventò Ministro della Guerra. All’ombra di Roosevelt la carriera politica era garantita e infatti, nel 1908, il presidente uscente spianò a Taft la strada della nomina repubblicana e della Casa Bianca.
Non furono anni di eventi memorabili. Fu l’ultimo presidente a tenere una mucca alla Casa Bianca (si chiamava Pauline) per avere il latte fresco. Fu il primo a possedere un’automobile, anzi ne comprò quattro. A dispetto della mole fisica, amava gli sport e praticava il golf. Su impulso della moglie Helen si moltiplicarono i ricevimenti alla Casa Bianca, che lui amava poco. La First Lady lo prendeva amorevolmente in giro chiamandolo Sleeping Beauty, la Bella Addormentata, perché si appisolava ad ogni evento.
Aveva cominciato nel segno della continuità con Roosevelt ma prese posizioni sempre più conservatrici sopratutto in tema di diritti civili, spaccando così il Partito Repubblicano. Ogni speranza di conciliazione si spense quando Archibald Butt, il mediatore, morì nel naufragio del Titanic nell’aprile del 1912, pochi mesi prima delle elezioni. Theodore Roosevelt si ricandidò e quando l’apparato del partito scelse Taft, andò al voto fondando il Partito Progressista. I repubblicani, divisi, naturalmente persero. Fu un sollievo per Taft lasciare un ruolo che non aveva amato. Si sentì presto più leggero, anche letteralmente, perché perse una trentina di chili. Tornò a fare il giudice e nel 1921 realizzò il vero sogno della sua vita, con la nomina a Capo della Corte Suprema.
«Neanche mi ricordo più di essere stato Presidente» fu il suo commento. Taft è stato l’unico a ricoprire entrambi i ruoli e nel secondo, nelle sue mani, giurarono i presidenti Coolidge e Hoover. William Howard Taft morì nella sua casa di Washington nel 1930, a 73 anni. Ad oggi, con i suoi baffi, è l’ultimo presidente americano con peli sul volto. Dopo di lui, solo visi ben rasati.
(8 luglio 2016)