Fu lui a sancire il voto alle donne, anche se le suffragette dovettero manifestare per anni davanti alla Casa Bianca per convincerlo. Avvenne nel 1920 verso la fine del secondo mandato del presidente Wilson che, sui temi sociali, fu piuttosto contraddittorio. Da un lato promuoveva i diritti dei lavoratori, dall’altro mostrava simpatie per gli schiavisti del Ku Klux Klan. Thomas Woodrow Wilson era nato in Virginia nel 1856. Il padre, predicatore presbiteriano, era stato cappellano delle truppe confederali nella Guerra Civile. La dislessia gli complicò gli studi ma, con grande determinazione, studiò legge e scelse la carriera universitaria. Negli anni a Princeton, New Jersey, da professore e poi da Rettore, si fece la fama di incorruttibile, che lo portò a diventare, nel 1910, Governatore dello Stato.
Non parlava «politichese» e, per questo, piaceva molto alla gente. Gli screditati boss del Partito Democratico puntarono sul professor Wilson alle presidenziali del 1912, convinti di poterlo manovrare dietro le quinte. Non andò così. Grazie alle divisioni del Partito Repubblicano, Wilson vinse ma deluse subito i suoi sponsor. Rispolverando la sua fede presbiteriana, dichiarò che non era stato il partito ma Dio in persona a mandarlo alla Casa Bianca e cominciò a fare di testa sua. Quando in Europa scoppiò la guerra, il suo obiettivo fu tenerne fuori gli Stati Uniti. Anche per questo fu rieletto nel 1916 ma gli eventi lo costrinsero alla fine a entrare in guerra. Davanti al Congresso che applaudiva la sua dichiarazione disse: «Non capisco perché applaudite mentre io mando a morire tanti nostri giovani».
Furono anni intensi per Wilson anche nella vita privata. Nel 1914 andò in depressione per la morte della moglie Ellen ma seppe riprendersi in fretta. L’anno dopo si risposò con Edith, che fu una First Lady molto controversa. Nel 1919, durante il giro elettorale per promuovere il Trattato di Versailles e la Lega delle Nazioni, il presidente Wilson ebbe un ictus che gli paralizzò il lato sinistro del corpo. La moglie Edith, con la complicità dei medici, nascose la gravità della cosa. Nessuno era autorizzato ad incontrare il Presidente e così, per qualche mese, si fermò ogni attività di governo. Ci sarebbero stati gli estremi per far subentrare il vicepresidente Marshall che però si tirò indietro con poca eleganza chiarendo che, senza lo stipendio da presidente (75 mila dollari), non si sarebbe assunto responsabilità. Wilson si riprese parzialmente e completò il mandato, se pure in sedia a rotelle, ricevendo il Nobel per il suo costante impegno per la pace.
Nel gennaio 1921 il Congresso approvò il Proibizionismo, la legge che bandiva l’alcol, superando il veto presidenziale di Wilson che la riteneva sbagliata e inattuabile. La legge non prevedeva il sequestro delle scorte e così Woodrow Wilson, lasciando la Casa Bianca, portò con sé la fornitissima cantina. Morì nel 1924. Edith gli sopravvisse fino al 1961.
(15 luglio 2016)