Il Venerdì

Gerald R. Ford, che divenne presidente per caso

(Andrea Bozzo) 
Star del football all'università, sostituì il vicepresidente Agnew, travolto da uno scandalo, e Nixon, dopo il Watergate. Alla Casa Bianca (1974-1977) dialogò con Russia e Cina e ritirò l'esercito dal Vietnam
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Alla nascita, nel 1913 in Nebraska, ebbe il nome del padre, Leslie Lynch King; era ancora in fasce quando la mamma lo portò via di casa, lasciando il marito, un commerciante ricco e violento. Tre anni dopo Dorothy si risposò e decise di chiamare il figlio come il nuovo marito, Gerald Rudolph Ford. Il cambio legale del nome avvenne solo quando lui, a 22 anni, apprese la storia del padre naturale.

Gerald era un ragazzo buono e sportivo. Diventò la star della squadra di football americano dell'Università del Michigan. I Detroit Pistons, campioni della Nfl, erano pronti a ingaggiarlo ma lui scelse di frequentare la Scuola di legge di Yale. Durante la Seconda guerra mondiale era in Marina e rischiò la vita quando un tifone, al largo delle Filippine, innescò un incendio sulla portaerei Monterey. Nel 1948 si candidò al Congresso per i repubblicani. Ritardò per questo il matrimonio con l'amata Betty, nel timore che l'unione con una ex ballerina divorziata potesse danneggiare la campagna elettorale. Fu un matrimonio felice, con 4 figli.

Nei 25 anni al Congresso, Ford non propose neanche una legge. Come leader dell'opposizione repubblicana si attirò l'antipatia e una feroce battuta del presidente Johnson: «Ford ha giocato troppo a football, senza casco». Il buon carattere gli procurò molti amici in Congresso e la cosa gli tornò utile nel 1973 quando il presidente Nixon lo scelse per sostituire il vicepresidente Agnew, travolto da uno scandalo finanziario. Il Congresso ratificò la nomina di Ford quasi all'unanimità. Meno di un anno dopo arrivò lo scandalo Watergate che costrinse Nixon alle dimissioni.

Da presidente, Gerald R. Ford si distinse per il dialogo con l'Unione Sovietica e la Cina, per i contrasti con Israele e per il ritiro finale dal Vietnam. In politica interna fu ostacolato da una grave crisi economica e si distinse promuovendo la parità dei diritti degli omosessuali e delle donne. Curiosamente furono due donne a tentare di ucciderlo, a distanza di 15 giorni, sempre in California. La decisione che segnò la sua presidenza fu il perdono che evitò a Nixon il processo penale. In seguito gli storici apprezzarono quella scelta che aveva evitato anni di lacerazioni ma Ford pagò un prezzo altissimo, perdendo le elezioni del 1976 contro Carter. Lasciò la Casa Bianca felice, dopo avere ospitato i maggiori leader mondiali alla cerimonia per il Bicentenario dell'Indipendenza. Unico a essere stato sia Vicepresidente che Presidente, per circostanze impreviste, senza essere eletto.

Continuò a seguire la politica e si oppose alla guerra di Bush in Iraq ma le critiche diventarono pubbliche solo dopo la sua morte, che avvenne il 26 dicembre del 2006. Aveva 93 anni e mezzo, il presidente più longevo, 45 giorni più di Ronald Reagan. Il tratto meno conosciuto di Ford era l'ironia. Parlando di golf, una sua grande passione, disse: «So che gioco meglio perché ora colpisco meno spettatori».

(23 settembre 2016)