Dice la patronne: «Piacere, Gabriella Pavone in campo». Tre volte in campo: perché dalla sala può spostarsi in cucina (lo stocco è affar suo), perché siamo a Campo Calabro e perché il cuoco, suo marito Orlando, di cognome fa Campo. Per non dire dell’orto, da cui provengono molti ingredienti, e del giardino: gli allori ci sono, e anche piante di pompelmo rosa. Insomma, d’estate si sta bene e nelle altre stagioni pure. Perché Gabriella ha cultura e passione e Orlando idem. Fanno una cucina calabrese molto ricca di sapore ma non pesante, e nemmeno infuocata dal peperoncino. Orlando ai fornelli è assistito da Abdul, marocchino, negli ultimi 13 anni cresciuto alla sua scuola. Il locale (anche B&B, se può interessare: sei camere) è stato aperto nel 2001. La sala interna è dominata da una fotografia del primo Novecento: una famiglia di contadini cosentini con 12 figli. Cosentina, di Santa Maria del Cedro, è Gabriella, che ha portato nel Reggino un primo, le cortecce, una pasta fatta a mano che va a nozze con pomodoro, cipolla e ragù di maiale. È uno dei piatti-bandiera, alla pari con un gigantesco stinco di maiale. Tutti i secondi sono accompagnati da almeno due contorni (inclusi nel prezzo).
Occhio agli antipasti: assaggi, ma tanti. Gattò di patate, insalata di stocco, carpacci di verdure, polpette di melanzane e di carne, involtini di zucchina e zucca, parmigiana di melanzane, caponata, ricottine di bufala, olive schiacciate, panzerotti con pancetta, frittelle di scalogno, arancini di riso, pomodori ripieni, cipolle in agrodolce, salame (buono), caciocavallo di Ciminà (buonino ma poco stagionato). Il resto in breve (ma c’è da fidarsi): ravioli di magro, mezzi paccheri al pesce azzurro, linguine alle acciughe, zuppe di fagioli bianchi e scarola, fagioli rossi e broccoli, ceci e cicoria, polenta con porcini (solo se dell’Aspromonte), involtini o tortino di spatola (ottimi entrambi), filetto di stocco arrosto, agnello e coniglio in umido, rollate di maiale al Passito, salsiccia arrosto. Dolci di casa: gelato al bergamotto, tiramisù (savoiardi sostituiti dalle piparelle di Villa San Giovanni). Carta dei vini divisa tra Calabria e Sicilia, ricarichi bassi.
(17 novembre 2017)
I ristoranti recensiti nella rubrica Mangia e Bevi dal 2014
Occhio agli antipasti: assaggi, ma tanti. Gattò di patate, insalata di stocco, carpacci di verdure, polpette di melanzane e di carne, involtini di zucchina e zucca, parmigiana di melanzane, caponata, ricottine di bufala, olive schiacciate, panzerotti con pancetta, frittelle di scalogno, arancini di riso, pomodori ripieni, cipolle in agrodolce, salame (buono), caciocavallo di Ciminà (buonino ma poco stagionato). Il resto in breve (ma c’è da fidarsi): ravioli di magro, mezzi paccheri al pesce azzurro, linguine alle acciughe, zuppe di fagioli bianchi e scarola, fagioli rossi e broccoli, ceci e cicoria, polenta con porcini (solo se dell’Aspromonte), involtini o tortino di spatola (ottimi entrambi), filetto di stocco arrosto, agnello e coniglio in umido, rollate di maiale al Passito, salsiccia arrosto. Dolci di casa: gelato al bergamotto, tiramisù (savoiardi sostituiti dalle piparelle di Villa San Giovanni). Carta dei vini divisa tra Calabria e Sicilia, ricarichi bassi.
(17 novembre 2017)
I ristoranti recensiti nella rubrica Mangia e Bevi dal 2014