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Festa del cioccolato

Il cioccolato è protagonista, dal 4 al 13 marzo, di una grande kermesse del gusto con eventi culturali, sportivi e, naturalmente, gastronomici. La festa è anche un'occasione per conoscere da vicino i locali storici torinesi che da sempre servono il 'cibo degli dei'
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Il tavolino preferito da Camillo Benso Conte di Cavour è ancora al suo posto. I torinesi dicono che avesse un'irresistibile inclinazione per i "vizi del palato", tanto che di frequente sceglieva "Al Bicerin", locale storico e fin dalla sua apertura, nel 1763, gestito da donne, per sorseggiare una tazza di cioccolata calda, ma anche per scambiare due chiacchiere con le signore della buona borghesia che qui s'intrattenevano, spesso anche da sole, senza che la cosa fosse ritenuta disdicevole per quel tempo.

L'atmosfera è rimasta intatta, tanto che oggi, come nell'Ottocento, a qualsiasi ora ci si dà appuntamento in posti del genere. E sono proprio questi luoghi esclusivi, oltre ai migliori maestri pasticceri che sul territorio hanno laboratori e negozi (i dati ufficiali parlano di 47 artigiani d'eccellenza su un totale nazionale di 80), a fare di Torino la capitale indiscussa del cioccolato italiano. A suggellare ulteriormente questo primato, anche quest'anno sarà CioccolaTò, …

Il tavolino preferito da Camillo Benso Conte di Cavour è ancora al suo posto. I torinesi dicono che avesse un'irresistibile inclinazione per i "vizi del palato", tanto che di frequente sceglieva "Al Bicerin", locale storico e fin dalla sua apertura, nel 1763, gestito da donne, per sorseggiare una tazza di cioccolata calda, ma anche per scambiare due chiacchiere con le signore della buona borghesia che qui s'intrattenevano, spesso anche da sole, senza che la cosa fosse ritenuta disdicevole per quel tempo.

L'atmosfera è rimasta intatta, tanto che oggi, come nell'Ottocento, a qualsiasi ora ci si dà appuntamento in posti del genere. E sono proprio questi luoghi esclusivi, oltre ai migliori maestri pasticceri che sul territorio hanno laboratori e negozi (i dati ufficiali parlano di 47 artigiani d'eccellenza su un totale nazionale di 80), a fare di Torino la capitale indiscussa del cioccolato italiano. A suggellare ulteriormente questo primato, anche quest'anno sarà CioccolaTò, la grande kermesse del gusto (vedi box) al via dal 4 fino al 13 marzo, anche se l'inaugurazione ufficiale è domenica 6, con Yuri Chechi testimonial d'eccezione, e che per il terzo anno consecutivo trasformerà il centro sabaudo in un ghiotto punto d'incontro tra "golosi", maestri cioccolatieri e grandi marchi.

Così la città diventa viva e golosa. E se l'avete sempre pensata schiva, austera, un po' snob, è il momento di cambiare idea. Torino non è più la città dei luoghi comuni e delle etichette. Il capoluogo piemontese, pur rimanendo scrigno incontrastato di un passato glorioso (non dimentichiamo che fu capitale del Regno dei Savoia e prima capitale dell'Italia Unita), sta cambiando volto e si presenta a più vocazioni: internazionale, creativa. Fervono i lavori (quasi ovunque ci sono palizzate che coprono i cantieri, gru e impalcature per i necessari adattamenti) per cambiare aspetto - e questo non solo in vista delle Olimpiadi invernali del 2006, che pur rappresentano un appuntamento imperdibile - ma per darsi una nuova immagine per il futuro, perché Torino è stanca di essere solo luogo di passaggio, ed è decisa ad esibire i suoi gioielli. Ad iniziare proprio dai Caffè Storici.

Non un posto in cui stare ma un modo di stare, dunque. Seduti al tavolino, dietro le vetrate, mentre altre persone passeggiano sotto i portici (in totale sono ben 18 chilometri). Come in un film muto si avverte solo il brusio della città, e osservando il via vai di uomini e donne, se ne possono immaginare storie e passioni. Ecco perché i caffé a Torino sono considerati delle vere glorie, proprio come i Signori che hanno fatto grande la città sabauda. Dove andare? Non servono troppi consigli. Per un tour goloso a Torino, la regola è una sola: improvvisare.

Ovunque l'occasione è buona per assaggiare cioccolatini e delizie gastronomiche, per ritrovarsi a bere un aperitivo, ascoltare musica dal vivo. I locali - caffetterie, pasticcerie e botteghe di cioccolatieri - si susseguono uno dopo l'altro, vicolo dopo vicolo. Basta scegliere quello che più ispira, certi che, in qualsiasi posto entriate, sarete ben accolti e non ne rimarrete delusi. Quasi d'obbligo sostare al Caffè Torino (ospiterà nell'ambito di CioccolaTò tre laboratori del gusto, ideati e coordinati da Slow Food). Lo frequentano un bel po' di personaggi dello sport - i calciatori della Juventus - e dello spettacolo - Fabrizio Frizzi, Deborah Caprioglio - ma che in passato ha visto passare e fermarsi uomini illustri del calibro di Alcide De Gasperi, Giulio Enaudi e Cesare Pavese. Si è attratti dal fascino Belle Epoque fatto di marmi pregiati, medaglioni dipinti, dorate specchiere e dalla suontuosa e armonica scala. Sembra un autentico salotto proprio come la piazza su cui si affaccia: San Carlo.

Attualmente è un grande cantiere (si sta costruendo un enorme parcheggio sotteraneo) e questo impedisce di godere appieno della sua bellezza, ma è la più celebre piazza e il ritrovo degli abitanti. E si affaccia sempre sulla piazza la Confetteria Stratta, una delle più antiche e tradizionali, aperta dal 1836. Gli arredi sono eleganti, in stile carloalbertino, ma quasi scompaiono sotto le montagne di cioccolatini, fondants con la goccia, praline e confetti che verrebbe voglia di tuffarcisi dentro.

Quello che più spicca sono le scatole da confezione, dai diversi colori e chiuse con eleganti fiocchi di raso, che vogliono essere un richiamo alla vita culturale cittadina, con la riproduzione degli antichi manifesti di opere teatrali. Celebre la scatola dei "bonbons della nonna". La più grande contiene tra 2400 e 2500 - impossibile quantificarle con precisione - pastigliette di zucchero, semi di mimosa, violette candite. I Savoia ne erano degli appassionati tanto da concedere alla Confetteria il titolo più ambito e prestigioso dell'epoca: "Fornitori della Real Casa", come si evince dallo stemma esposto.

Come i Savoia, anche Cavour è stato un fedele cliente, perché nel tentativo di cercare appoggi al nascituro Regno d'Italia, era solito "prendere per la gola" gli ambasciatori dell'intera Europa. È passato alla storia, e lo documentano le fatture, il suo ordinativo di 29 chili di marron glacés, 18 di sorbetto, 37 di frutta caramellata e molto altro ancora, per un totale esorbitante di 2547 lire e 60 centesimi. Come in passato, c'è sempre un andirivieni di clienti e se si è indecisi su cosa scegliere, Monica, Maria, Marisa e Adriana, sapranno cosa consigliarvi, intuendone - proprio come faceva Juliette Binoche nel film Chocolat - i vostri gusti e desideri. Tra gli abitué anche Renzo Arbore che è solito fare scorta delle scatole più grandi da 76 cm. Dalla piazza, attraversando via Roma, la via dello shopping cittadino (dove le vetrine saranno addobbate per il concorso "la vetrina più bella" durante il Festival del Cioccolato) si arriva a Piazza Castello, che ha la più alta concentrazione di palazzi e dimore nobiliari.

Colpisce Palazzo Madama per l'aspetto bifronte: maniero medievale da un lato e monumentale esempio di barocco dall'altro. Il vero gioiello è Palazzo Reale, la reggia dei Savoia. Un tripudio di decori scultorei e pittorici che ricoprono i quasi 40 metri dei saloni. Piazza Castello, è il luogo clou per gli eventi di CioccolaTò. Nello scorso anno fu presa d'assalto da ben 500mila persone ed è qui che quest'anno sarà riprodotta la Fabbrica del Cioccolato per offrire uno spaccato sulla lavorazione del "Cibo degli Dei", dalla tostatura del seme di cacao al prodotto finito. Una piazza bella, ma senza eccessi. Sobria ed elegante. Esagerare non fa parte dell'anima torinese.

Ma anche senza eccedere Torino stupisce e incanta. E non solo per quel che riguarda l'antico. Ne è una prova Atrium, due ampi padiglioni, progettati da Giugiaro, che gli abitanti hanno affettuosamente ribattezzati "gianduiotti" per la loro forma. Sono in legno, vetro, e acciaio satinato, vivamente leggeri che ben si armonizzano con la storica piazza Solferino. Un nuovo simbolo della città in divenire, che vuole evidenziare i cambiamenti di Torino ma è anche vetrina per i Giochi Olimpici.

Tra gli altri capolavori d'arte contemporanea come non ricordare il celebre Igloo di Mario Merz, in corso Mediterraneo, o i suoi famosi numeri al neon della serie di Fibonacci che oggi si arrampicano lungo la cupola della Mole Antonelliana. Ce n'è abbastanza per non pensare più a una città "vecchia". Se ancora non ne siete convinti, provate a vivere la sera nel Quadrilatero Romano, che coincide con il centro storico.

Fino a qualche tempo fa si andava solamente per lavorarci, oggi è un vivace palcoscenico per la movida, si passeggia, si cena, si balla, si fa tardi. Con locali, che un tempo ospitavano magazzini e botteghe, oggi è da scoprire in ogni angolo e da percorrere con gli occhi all'insù per non perdere le meraviglie delle piazze (Piazza Savoia con l'Obelisco Siccardi e Piazza della Consolata), dei Palazzi (Barolo e Paesana Saluzzo in primis) e di tutto quanto li arricchisce: abbaini, cornici, mansarde, scaloni; e poi i resti delle mura romane, come Porta Palatina. Respirando ovunque un'atmosfera un po' parigina, è anche per questo che l'area è chiamata "il nuovo quartiere latino". E così alla fine del tour avrete la conferma che Torino è come la cioccolata: una tentazione infinita, a cui non si può resistere.