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Capitale d'Oriente

Per il suo Natale la Città Eterna si accende di Oriente con numerose mostre fotografiche. E racconta, in oltre 60 luoghi espositivi, l'India, la Cina, il Giappone, ma anche i paesi dell'Est: la loro storia, le loro contraddizioni, le loro speranze, in immagini sospese tra cronaca e reportage
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L'Oriente quest'anno non vuole lasciare la prima pagina. Tanto che persino Roma con l'ormai consueto appuntamento annuale di fotografia, alla sua quarta edizione, omaggia quella parte del mondo. E non a caso è Oriented il titolo del Festival: dove la "d" trasforma la parola e ne integra il significato.

Perché non è solo un percorso storico, artistico e documentario quello che il Festival presenta nelle oltre sessanta mostre ospitate in giro per la capitale. È anche un Festival orientato, "oriented", appunto, verso quella parte del mondo: la guarda per capirne la profondità, per coglierne il significato nascosto, per portarne alla luce le tracce di passato mescolate ai segni, ormai forti, del futuro.

Le mostre principali hanno proprio questo motivo di fondo ed espongono le immagini di fotografi che raccontano le contraddizioni, la bellezza, la forza dei loro paesi. C'è Raghu Rai, per esempio, che espone ai Musei Capitolini in una mostra a cura di Enrica Scalfari: è il pi…

L'Oriente quest'anno non vuole lasciare la prima pagina. Tanto che persino Roma con l'ormai consueto appuntamento annuale di fotografia, alla sua quarta edizione, omaggia quella parte del mondo. E non a caso è Oriented il titolo del Festival: dove la "d" trasforma la parola e ne integra il significato.

Perché non è solo un percorso storico, artistico e documentario quello che il Festival presenta nelle oltre sessanta mostre ospitate in giro per la capitale. È anche un Festival orientato, "oriented", appunto, verso quella parte del mondo: la guarda per capirne la profondità, per coglierne il significato nascosto, per portarne alla luce le tracce di passato mescolate ai segni, ormai forti, del futuro.

Le mostre principali hanno proprio questo motivo di fondo ed espongono le immagini di fotografi che raccontano le contraddizioni, la bellezza, la forza dei loro paesi. C'è Raghu Rai, per esempio, che espone ai Musei Capitolini in una mostra a cura di Enrica Scalfari: è il più celebre fotografo indiano (ha lavorato per i più importanti giornali indiani e per anche per Time, The New York Times, Paris Match e National Geographic) e le sue immagini sono come un lungo viaggio nel tempo e nello spazio che porta in India: l'India dal 1970 a oggi, "una sorta di risposta istintiva agli stimoli che ricevo dalla mia terra" come spiega egli stesso.

"A volte mi sembra di poter fotografare ad occhi chiusi, lasciandomi guidare da un'energia interna che trascina con sé una cultura e un'identità millenaria, che ancora oggi pervade questo paese. Questa è la magia del fotografare l'India, una società complessa, multiculturale e multistratificata e questo è ciò di cui parla il mio lavoro".

Sempre ai Capitolini sono esposte anche le immagini di Anders Petersen, il fotografo svedese che nel 2003 ha ricevuto il premio come Fotografo dell'anno al Festival della Fotografia di Arles. Ogni anno un fotografo racconta Roma: quest'anno l'incarico è toccato proprio a Petersen che l'ha fatto con la sua specialissima poetica. La mostra è a cura di Marco Delogu, direttore artistico del Festival, si intitola Roma, a diary 2005 ed è composta di immagini in bianco e nero dove lame di luce tagliano la scena e la rivelano.

Il Giappone ha trovato casa all'Istituto Nazionale per la grafica dove Nobuyoshi Araki, Tomoki Imai, Taiji Matsue, Toshio Shibata, Hiroshi Sugimoto espongono 150 opere in medio e grande formato. La mostra, a cura di Filippo Maggia, si intitola The Ancient Sound of Image, L'antico suono dell'immagine, ed è, fin dal titolo, una sorta di riflessione su ciò resta, nelle grandi e futuribili città come Tokyo, Nagoya, Osaka, delle tradizioni, del passato, della cultura, della storia del Giappone. Anche qui è il bianco e nero a fermare il momento - la nuvola in cielo, le metropoli di notte, i volti - o il colore, ma un colore non carico, un colore pastello, che ricorda le strade punteggiate di ciliegi in fiore.

Al Museo di Roma in Trastevere troviamo invece, tra gli altri, Ella Maillart e Nicolas Bouvier in una mostra dal titolo Les routes de l'Orient. Curiosa esposizione che unisce due viaggiatori che in tempo diversi attraversarono gli stessi luoghi: Ella Maillart, una specie di mito per ogni viaggiatrice "femmina", che, in compagnia di un'altra icona, Annemarie Schwarzenbach, attraversò a bordo di un'auto Balcani, Turchia, Mar Nero, Iran; furono le prime donne a seguire la "via del Nord" che passa da Herat per giungere in Afganistan e poi in India. Era il 1939.

Qualche anno più tardi, nel 1952, Nicolas Bouvier la cerca, vuole incontrarla; le chiede consigli sul viaggio Ginevra-Madras, che lei ha fatto due volte e che lui vuole tentare. Lei risponde, con quella sua tipica asciuttezza, "Ovunque vivano uomini, anche un viaggiatore può vivere". Bouvier partirà poi nel 1953: noto più come scrittore che come fotografo, si rivela, in questa esposizione, una vera sorpresa. Proprio durante questo viaggio Bouvier scrisse L'usage du monde, destinato a diventare un vero e proprio must della letteratura di viaggio.

Si va ancora più indietro nel tempo con la mostra Paesaggio a Oriente allestita nelle sale del Palazzo Braschi: con le immagini di Felice Beato (grande viaggiatore), Leone Nani (missionario), Federico Peliti (uomo d'affari) infatti si torna nel Giappone, nella Cina, nell'India della fine del XIX secolo, quando il reportage muoveva i primi passi e le immagini che riportavano dai loro lunghi viaggi erano quelle che, in Europa, modellavano l'idea di Oriente.

Massimo Mastrorillo, Giuliano Matteucci e Luca Nostri raccontano invece l'Indonesia del dopo-tsunami in una mostra allestita, insieme a molte altre (sulla Russia, sulla Cina, sulla Cambogia): Massimo Mastrorillo ha viaggiato da Banda Aceh e Jakarta, raccontando con il suo sguardo in bianco e nero, pieno di commozione e di poesia, le mille contraddizioni che incontrato sulla sua strada. Giuliano Matteucci ha invece lavorato a colori nella città di Meulaboh, completamente distrutta dallo tsunami, mentre Luca Nostri ha raccontato l'isola di Nias.

Una delle iniziative più belle del Festival è quella che è stata coordinata e progettata da Giuliano Matteucci ed è a cura di Donatella Scatena. Si intitola Bidonville Cities, è allestita nella Project Room Villa Glori. Fa parte del progetto, al suo terzo anno di vita, che prevede l'impiego delle macchine fotografiche usa e getta. Matteucci per realizzarlo si è recato in uno degli slums di Mumbay, nell'area del Kannamanagar vicino alla periferia di Vikhroli. Qui sono stati coinvolti quindici ragazze e ragazzi tra i 10 e i 20 anni di età, assolutamente digiuni di fotografia, che hanno ritratto con le macchine usa e getta, appunto, la loro quotidianità, la loro famiglia, la loro vita. Un mese di scatti senza limitazioni o indicazioni se non quella di raccontarsi: e il risultato sono ritratti che emotivamente coinvolgono e toccano corde profonde nello spettatore.

Tra gli eventi anche quello che vede esposte le immagini in bianco e nero di Patti Smith, scattate con una Land 100 e con una Land 250 e sviluppate, come racconta la stessa cantante, poetessa, musicista, con "una Laurant Girard: tutte della stessa misura e su carta opaca". Perché "voglio immagini che assomiglino a incisioni. Non sono fotografie moderne. Sono più il risultato di una meditazione che di percezioni visive".

"Mi piace scattare fotografie di oggetti per me significativi" continua Patti Smith. "Ad esempio le pantofole che Robert (Mapplethorpe) indossava prima di morire, una maschera di William Blake o un vecchio microscopio. Mi piace sedere nel piccolo spazio dove lavoro. Ascolto Marian Anderson che canta spirituals e osservo la luce cambiare nella stanza. Quando la luce è buona, mi alzo in piedi e carico la mia macchina fotografica". Sono ancora tantissime le esposizione, tra cui quelle, magiche e profonde, di Alberto Novelli. Per vederle tutte basta venire a Oriented.

(21 aprile 2005)