Viaggi

Etiopia

Culla dell'umanità

Un paese dal doppio volto: da una parte siti archeologici tra i più antichi del mondo, dall'altra la situazione drammatica in cui si trova buona parte della popolazione e il pericolo delle carestie. Un viaggio nel segno della conoscenza e della solidarietà

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L'Etiopia tra i paesi africani non è senz'altro una delle mete preferite dai turisti, pur vantando un incredibile patrimonio archeologico e culturale. La ragione è forse da cercare nell'immagine che di questo paese danno spesso i mass-media, quella di una terra molto povera dove la popolazione muore quotidianamente di fame ed a causa di guerre e malattie.

In effetti se si intraprende un viaggio in Etiopia ci si rende subito conto che è un luogo dove convivono due realtà opposte: da una parte il fascino emanato dai più antichi siti archeologici del mondo che l' hanno fatta definire culla dell'umanità ed un enorme varietà di specie naturalistiche, dall'altra la situazione drammatica in cui si trova buona parte della sua popolazione che la colloca tra le sei nazioni con la più alta mortalità infantile del pianeta.

Le cause di tutto ciò sono da attribuire a diversi fattori. Innanzitutto le frequenti carestie che si sono abbattute sul paese soprattutto negli ultimi decenni, a cominciare da quella "storica" dell' 84-85 che ha provocato un milione di morti per arrivare a quella del 2002-2003 durante la quale, per la siccità dovuta alla durata di due mesi in meno delle piogge, hanno rischiato di morire di fame più di undici milioni di persone.

Un altro flagello che incombe su questo paese ha il nome terribile di Aids. L'Africa è il continente in cui questa malattia è più diffusa e l'Etiopia come numero di casi è seconda solo al Sud Africa. In aggiunta a queste calamità naturali negli ultimi anni l'Etiopia è stata devastata da una guerra con la vicina Eritrea iniziata nel maggio del 1998 e conclusasi nel dicembre del 2000. Le conseguenze del conflitto sono ancora tragicamente visibili nella città di Zalambessa situata in una fascia di confine tra i due stati presidiata dall'Onu.

Qui il tempo sembra essersi fermato ai giorni terribili delle battaglie: in mezzo alle macerie vivono diverse famiglie, dormendo sotto delle lamiere, alcuni di loro non sanno neanche che la guerra è finita, altri temono che possa ricominciare da un momento all'altro. Eppure a poche ore da qui si trova uno dei posti archeologici più affascinanti del mondo che deve ancora in gran parte essere portato alla luce, Aksum.

Questa piccola città, con le sue stele, le sue tombe e le sue chiese insieme a Lalibela e Gondar può essere definita il vanto dell'Etiopia. In tale atmosfera di altri tempi c'è posto anche per la leggenda: nel complesso che racchiude l'antica e la nuova chiesa di Santa Maria di Sion c'è un piccolo edificio sorvegliato notte e giorno in cui si dice sia conservata la celeberrima Arca dell'Alleanza.

D'altronde la stessa Addis Abeba è la prima testimonianza della convivenza di due realtà ben distinte in questo paese se si pensa che anche al centro della città nelle vicinanze dello Sheraton, riconosciuto come il più lussuoso albergo di tutta l'Africa e sede prescelta per gli incontri tra le più importanti personalità del continente, si può assistere ad uno dei fenomeni più toccanti quello dei "bambini di strada", adolescenti orfani o abbandonati dai genitori che dormono coperti da sacchi dell'immondizia o nei cassonetti e cercano di sopravvivere chiedendo l'elemosina.

Andando verso sud a circa 160 chilometri da Addis Abeba, non lontano dal Lago di Langano che con la sua acqua limpidissima ma dal curioso colore marrone chiaro è una delle mete turistiche più frequentate, si arriva a Zway. Questa cittadina nei tempi migliori con le sue piantagioni di frutta e verdura riesce a fornire anche prodotti per l'esportazione. Purtroppo negli ultimi anni a causa della siccità il discorso è cambiato e Zway è diventato uno dei luoghi in cui risultano più evidenti le conseguenze della carestia.

Se ci si reca nella missione salesiana dove le suore hanno organizzato una cosiddetta "mensa dei poveri" lo spettacolo a cui si assiste è di una drammaticità per noi occidentali quasi surreale. Migliaia di persone in fila, sedute su delle panche sotto lamiere o tende improvvisate aspettano di ricevere del cibo giunto grazie al VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), una delle Organizzazioni Non Governative più attive sul suolo africano, che in Etiopia sostiene le iniziative proposte dai Salesiani in diversi settori.

Mamme e bambini vengono anche da villaggi a chilometri di distanza pur di accaparrarsi una razione di faffa, un composto di soia, latte e grano, una confezione di biscotti polivitaminici o un bicchiere di latte in polvere. In molti di loro sono evidenti i segni caratteristici della denutrizione, gambe molto magre e ventre gonfio, e gli effetti delle malattie più comuni come la polmonite e le infezioni soprattutto agli occhi. Se ci si reca nei villaggi intorno a Zway si tocca con mano la realtà da cui provengono queste famiglie, misere capanne in cui vivono insieme persone e animali, immerse in un paesaggio a cui la sabbia arida dona un aspetto quasi lunare.

Continuando il viaggio verso sud a circa 300 chilometri da Addis Abeba si arriva a Dilla un altro di luoghi etiopi famoso per la presenza di numerose stele. Qui la natura sembra risentire meno della siccità ed offre un suggestivo panorama caratterizzato da grandi alberi di sicomoro. La scarsezza d'acqua degli anni passati ha comunque ridotto i raccolti rendendo più difficile la sopravvivenza.

La testimonianza più evidente di questa difficile situazione si ha visitando la mensa dell'orfanatrofio nella missione diretta da Padre Giorgio Pontiggia dove un gran numero di bambini sta seduto silenziosamente aspettando la sua razione di cibo giunto in gran parte con gli aiuti umanitari.

L'apporto del Vis è determinante anche nella missione di Dilla per la formazione professionale dei ragazzi locali, fondamentale per lo sviluppo del paese. Agli alunni viene data un'istruzione a cominciare dalle nozioni elementari per arrivare alle specializzazioni da falegnami, elettricisti e meccanici.

Nella scuola di Mekanissa ad Addis Abeba, un enorme centro organizzato da Cesare Gullo, un missionario laico famoso in tutto il mondo, economo provinciale e responsabile dei progetti di sviluppo salesiani in Etiopia, centinaia di ragazzi ricevono insegnamenti basilari alle preparazioni professionali e a molti di loro, orfani o abbandonati, si offre anche la sussistenza necessaria.

(21 aprile 2005)