"Nulla vi è di funebre, la gioia di vivere pulsa ancora...", scrisse nel 1848 l'archeologo inglese George Dennis nel suo Cities and Cemeteries of Etruria, descrivendo gli Etruschi come un popolo che non viveva la morte come una tragedia ma come un lungo viaggio, perché amava l'esistenza, perché era colto, ricco di fantasia, progredito. Perché, mentre altre genti italiche erano ancora alle prese con la Preistoria, gli Etruschi sapevano costruire, sfruttare le ricchezze del sottosuolo, navigare il Mediterraneo e rivaleggiare nel commercio con Greci e Cartaginesi.
Tutto questo perché abitavano, secondo lo storico Romolo Augusto Staccioli, regioni "fortunate", con grandi risorse minerarie, affacciate su un mare al centro delle rotte tra Oriente e Occidente: il Tirreno, che forse prese il nome proprio da un loro re, Tyrsenòs, proveniente come tutto il suo popolo dall'Asia Minore, oltre 3.000 anni fa.
Una delle regioni "fortunate" è la Maremma, quella che coincide con la Provincia di Grosseto, considerata la Maremma più vera. Un'area vasta e ricca di contrasti che parte da Follonica e arriva al Lazio e, all'interno, si ferma ai piedi del Monte Amiata. Guido Piovene definì questo territorio "confidenziale con i fantasmi etruschi come lo è con le chiese e con i santi".
Qui nel VI secolo a.C., esistevano alcune delle città più floride della "Dodecalopoli" (le 12 città dell'Etruria), come Roselle e Vetulonia; qui è stato costruito uno dei capolavori dell'architettura romanico-gotica dell'Italia centrale, la maestosa cattedrale di Massa Marittima, disegnata probabilmente da Giovanni Pisano tra il 1287 e il 1304.
Una regione romantica e solitaria, per la quale, nonostante le "fortune", i popoli che l'hanno abitata non dovevano essere molto riconoscenti con il Creatore, perché per secoli è stata qua e là perseguitata dalle paludi, fino alle grandi bonifiche iniziate dal Granduca di Toscana Leopoldo II nel 1828, e finite negli anni Trenta del Novecento.
Di Maremme, in realtà, oltre a quella grossetana, ce ne sono altre due più piccole: quella laziale, che copre la Tuscia, nel Viterbese, e quella livornese-pisana, che inizia dal fiume Cecina e finisce a Follonica. In quest'ultima Maremma, a Castagneto e a Laiatico, passò l'infanzia Giosuè Carducci che la raccontò in molte poesie.
"Tutto il mio amore è per la Maremma", scrisse il poeta in una lettera, "...è il cerchio della mia fanciullezza e della mia prima adolescenza. Ivi vissi, o, per dir meglio, errai dal 1838 all'aprile del 1849...Quando mio padre mi sgridava un po' troppo, io fuggivo di casa e andavo errando per le brughiere presso il mare e sulle colline cretacee..". Il nome Maremma deriva dalla parola marétima che evoca la presenza di lagune e acquitrini; ambiente, una volta definito "amaro", che solo lo sforzo tenace dell'uomo è riuscito a migliorare, vincendone i difetti e rendendolo più disposto all'arte e al paesaggio.
Gli itinerari turistici e culturali vanno dal mare alla montagna e sono un susseguirsi ininterrotto di spiagge attrezzatissime, isole incontaminate, siti archeologici, centri storici di valore: da Grosseto all'Alta Maremma, dalla Laguna di Orbetello al Parco Naturale Regionale, dall'Argentario al Giglio e Giannutri, da Saturnia a Manciano e Pitigliano (Info su cultura, turismo, eventi: Agenzia per il Turismo della Maremma, viale Monterosa 206, Grosseto, & 0564-462611).
Gli appassionati di archeologia troveranno ovunque la presenza di Etruschi e Romani, da Roselle a Sovana, da Cosa a Ghiaccioforte; tra i tanti itinerari segnaliamo "Gli Etruschi, dal Golfo di Follonica alle Colline metallifere", nell'area nord della provincia di Grosseto: tocca Follonica, Massa Marittima, Ribolla, Giuncarico, Vetulonia, Tirli, Pian d'Alma. A Vetulonia, da vedere la Necropoli, con le tombe del Diavolino, della Pietrera, della Fibula d'Oro; c'è poi la cinta muraria che fu costruita intorno al VI sec. a.C. con grandi blocchi poligonali. A Ribolla, da visitare, il Tumulo del Poggio, a Follonica, la Necropoli di S.Germano, con più di 20 tombe, e a Castiglion della Pescaia la Necropoli di Val Barretta, con 65 sepolcri. (Info: Pro Loco Follonica & 0566-263332, www.prolocofollonica.it; Museo del Ferro e della Ghisa di Follonica, & 0566-40762; Museo Archeologico Comunale di Massa Marittima, & 0566-902289).
Se l'archeologia è un lungo percorso sparso per tutta la Maremma, le bellezze della natura sembrano essersi date tutte appuntamento in un vasto spazio continuo che va da Principina a Mare, a nord, fino a Talamone, a sud. È il grande Parco Regionale della Maremma, con ecosistemi che comprendono zone agricole, umide, forestali, dune, con all'interno il fiume Ombrone, i Monti dell'Uccellina, la Pineta piantata da Leopoldo di Toscana, l'Abbazia benedettina di S.Rabano.
La Maremma grossetana è, per l'arte e l'architettura, un museo a cielo aperto. Nel capoluogo, da visitare il Museo archeologico, le chiese medioevali di S.Francesco e S.Pietro, la Fortezza Medicea. Sulla costa le fortificazioni dei Reali Presídios spagnoli, forti concessi dai fiorentini a Filippo II di Spagna alla fine del '500 per proteggere le coste dalle incursioni dei Turchi.
E poi i "Luoghi del silenzio", come vengono chiamati i centri storici edificati sul tufo: Pitigliano con lo scenografico acquedotto, il Palazzo Orsini, il Museo Archeologico, e Sorano, con la grandiosa Rocca rinascimentale. Massa Marittima, che fu Libero Comune nel '200, è un gioiello dell'architettura con il Duomo, il Palazzo dell'Abbondanza, il Palazzo Pretorio e il Palazzo del Comune.
Anche l'enogastronomia risente delle tinte forti e dolci del paesaggio maremmano: i sapori sono delicati e decisi, i profumi semplici e complessi. Questa è una terra di cacciagione e di pesca con ricette saporite a base di cinghiale, di fagiano e di lepre, ma è anche la terra dell'acquacotta, il piatto tipico della Maremma (cucinata oggi come nel Medioevo con le erbe aromatiche, il pane toscano e i pomodori), e del pesce più delicato pescato nel Tirreno.
Sarà la presenza dei fantasmi degli etruschi che producevano i loro prodotti e li esportavano fino in Oriente, saranno gli sforzi fisici di generazioni di maremmani, sarà la vicinanza e il sapore del mare, ma anche i vini D.O.C. della Maremma sono diventati protagonisti della scena enologica italiana e si possono conoscere ed apprezzare oggi con alcune, importanti, Strade del vino.
C'è quella chiamata "Colli di Maremma" (www.collidimaremma.it; & 0564-507381), nel sud della provincia, da Grosseto all'Argentario, fino all'Isola del Giglio e a Manciano, dedicata al Morellino di Scansano, al Bianco di Pitigliano, al Sovana, al Capalbio Rosso, al Parrina Rosso e Bianco, all'Ansonica Costa dell'Argentario, al Bianco di Pitigliano. C'è quella Monteregio-Massa Marittima (www.stradavino.it; & 0566-904756), nelle colline metallifere della zona nord della provicia, da Gavorrano a Follonica e fino a Castiglione della Pescaia e Massa Marittima, dedicata al Monteregio Rosso, Bianco, Vermentino e al Vin Santo. Infine, quella del Montecucco (www.stradadelvinomontecucco.it; & 0564-994630), con vari comuni, tra i quali Arcidosso e Cinigiano: è dedicata al Montecucco Rosso, al Montecucco Sangiovese, al Montecucco Bianco, al Montecucco Vermentino, e a due riserve, il Rosso e il Sangiovese.
(28 aprile 2005)