L'atmosfera è quella di un sogno: ha anche i tratti del sogno quell'immagine, come li ha quella dell'enorme onda che inghiotte una barca e sta per rovinare su un'altra; in fondo, imbiancato, bellissimo, il monte Fuji. E poi volti: volti immobili in smorfie, volti immoti in meditazione, volti di porcellana, le labbra rosse, i capelli acconciati; e lunghi kimono riccamente decorati, stretti da obi (cinture) con segni che ricordano le piume dei pavoni; e tessuti con fiori, linee, cerchi e foglie.
Cortigiane, geishe, guerrieri, attori di teatro no e kabuki, pescatori, samurai, contadini, demoni e poeti, riti e feste: c'è proprio tutto il Giappone nelle stampe e nei tessuti esposti nella grande iniziativa che porta il titolo complessivo di L'arte del mutamento, curata da Gian Carlo Calza, che si inaugura il 21 aprile al Palazzo Ducale e al Museo Chiossone di Genova, dove resterà aperta fino al 21 agosto.
Grande iniziativa perché non si tratta soltanto di un'esposizione; ma di un'importante omaggio al Giappone che con la città ligure ha, da sempre, un rapporto particolare di attrazione, di scambio, di affinità. Non a caso proprio qui ha sede uno dei più importanti musei di arte orientale d'Europa, il Museo Chiossone. Che vanta una collezione di ben 20 mila opere, così raffinata e particolare da essere stata richiesta per un "tour" espositivo che si è tenuto nel 2001 in Giappone e che ha toccato città come Tokyo, Ashikaga e Sendai.
Edoardo Chiossone (1833-1898) era un'incisore: venne invitato dal Governo Imperiale del Giappone dell'epoca Meiji, il momento che vide il paese affacciarsi nella "modernità", per fondare e dirigere la nuova Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze, con il compito anche d'istruttore speciale delle tecniche e dei procedimenti d'incisione a stampa industriale.
Rimase a lungo in Giappone e a Tokyo morì; negli anni della sua attività disegnò e incise circa 500 lastre per francobolli e banconote, obbligazioni e titoli di stato; e dipinse anche membri del governo e della famiglia imperiale, come l'imperatore Meiji, l'imperatrice e il principe ereditario.
Riuscì in quei 23 anni di frenetico e incessante lavoro a costruire la collezione di cui la mostra Acqua Fuoco Luce Fiori. Bronzi dall'antichità al XIX secolo allestita proprio nelle sale del Museo, inaugurato nel 1971, è solo una piccola parte e comprende pitture, stampe policrome, libri illustrati, sculture e suppellettili budddiste, oggetti archeologici, lacche, porcellane, smalti cloisonné, maschere teatrali, armature, armi, strumenti musicali, costumi e tessuti, complementi per l'abbigliamento maschile e femminile.
Per la mostra sono stati scelti bronzi dall'antichità al XIX secolo, come recita il sottotitolo: 270 pezzi cinesi e giapponesi scelti tra i 1800 della collezione che, tra l'altro, illustrano bene una peculiarità tutta giapponese: quella di essere sempre riuscita, nel corso della storia, ad elaborare in forme nuove, originali e assolutamente uniche gli input di realtà culturali, politiche, economiche o sociali come quelle cinese e coreana, che entrarono in Giappone nel corso del Cinquecento con stoffe, suppellettili, religione buddista, etica confuciana, ma anche con la scrittura; come quelle europea e del cristianesimo missionario nel Seicento; come quella degli Stati Uniti che sia affacciò in Giappone alla metà dell'Ottocento.
Ed è proprio questa impressionante capacità del Giappone di inglobare, elaborare e far diventare tutto un qualcosa di assolutamente nuovo e inaspettato a fare anche da filo conduttore all'iniziativa, che non a caso si chiama proprio L'arte del mutamento. Perché, come si diceva, è la trasformazione la caratteristica più peculiare del Giappone: basta pensare all'ukiyo-e, le famose stampe del mondo fluttuante.
Dapprima il termine ukiyo, nato in ambito buddista, si riferiva alla caducità delle cose e all'impermanenza dell'esistenza: poi nel XVII secolo finì con l'indicare il "mondo fluttuante", il mondo del godimento sensuale, del piacere, dell'emozione, del desiderio, della passione, intrinsecamente effimeri.
Stampe e dipinti. Capolavori dal Museo Chiossone è la mostra esposta al piano nobile del palazzo Ducale, e presenta, nelle sue cinque sezioni, 40 dipinti e 119 stampe policrome. Mentre i tessuti, questa altra significativa produzione artistica giapponese, si trovano invece al primo piano del Palazzo nella mostra Avvolti nel mito.
Tessuti e costumi tra Settecento e Novecento dalla collezione Montgomery: 150 pezzi tra kimono in seta, ovviamente, ma anche tra tessuti in fibra di banano, ramia, glicine, gelso, tiglio e cotone usati per futon, insegne per negozi, stendardi, gualdrappe per cavalli e molto altro ancora.
Un altro aspetto della produzione artistica giapponese è visitabile invece nel Sottoporticato del Palazzo Ducale: si tratta di Manifesti d'artista 1955-2005: cinquant'anni di opere grafiche che illustrano l'evoluzione del Giappone contemporaneo. Nel cortile di Palazzo Ducale sono invece ricordate Hiroshima e Nagasaki attraverso 70 fotografie scattate dopo quei terribili giorni di agosto, quando fu sganciata la bomba atomica: gli oggetti distrutti, i tanti morti, le carni straziate e gli occhi vuoti e disperati dei sopravvissuti.
Tantissime altre le iniziative in questa Genova che si tinge del rosso della bandiera nazionale giapponese: il cinema, la musica, come nel caso del concerto di tamburi giapponesi che si tiene in occasione dell'inaugurazione del 15 aprile a cura del gruppo Dossin. E poi il teatro, la danza Buto, gli incontri, le conferenze. Ma anche la cucina in un percorso gastronomico che attraversa la città.
(7 aprile 2005)