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Glam Vegas

Compie 100 anni il 15 maggio e si trasforma ancora. Las Vegas era un parco giochi per famiglie e ora si veste di una nuova atmosfera: metro-cool

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Persino la Madonna delle metropoli, Las Vegas - un tempo culla dei Rat Pack (Sinatra, Dean Martin & Co.) e poi, seppure per pochi anni, meta per famiglie in gita - ha ceduto al nuovo che avanza. E si è arresa al doppio attacco sferratole dai baby boomer e dalla relativa prole - gli echo-boomer - due generazioni disposte a metter mano senza problemi al portafoglio pur di assaporare tutto quel che la vita ha da offrire.

Il risultato è che anche a Las Vegas i titoli in prima pagina non li strappano più i comici di serie B o le star di Hollywood in picchiata, ma ristoratori come Alain Ducasse (ha appena aperto il "Mix" al Mandalay Bay hotel) e interior designer come Tony Chi (il suo studio newyorkese, consulente di catene alberghiere internazionali come Mandarin Oriental e Four Seasons, a Las Vegas ha firmato gli Skyloft e l'atmosfera California dreaming del nuovo "Wolfgang Puck Bar&Grill" all'Mgm Grand).

Ai Forum Shops del Caesar's Palace sono sbarcati i diamanti di Harry Winston e le stampe di Pucci. E davanti ai night club più blasonati della città - "Light", "Body English" e "Pure" - si snodano file da fare invidia al Cirque du Soleil. Certo, i grandi ustionati da overdose di sole, le femmine succinte e gli aficionados della bottiglia sono ancora in giro. Solo che adesso devono spartirsi i marciapiedi con i giovani belli e ricchi, i fumatori e le signorine chic.

Las Vegas compie 100 anni domani 15 maggio e come pare, ha imparato ad apprezzare classe e cultura.

L'altra rivoluzione è che gli albergatori hanno capito che molta gente non viene a Vegas solo per il gioco d'azzardo e hanno differenziato di conseguenza l'offerta - sempre in stile locale, certo, cioè con una spiccata tendenza all'esagerazione - rielaborando la ricetta "fantasy" così da renderla appetibile per il turista ricco.

"Non è che il gioco non conti più nulla, sia chiaro", spiega Alan Feldman, senior vicepresident e responsabile delle relazioni esterne dell'hotel Mgm Mirage, "è solo che c'è anche dell'altro. Puntare tutto sul gambling è un'idea vecchia di 30 anni".

La nuova stagione di Las Vegas è iniziata nel 1998, quando il magnate dell'hotellerie (con casinò annesso, s'intende) Steve Wynn ha inaugurato il Bellagio: in pratica ha scommesso 1,6 miliardi di dollari che, offrendo sistemazioni di lusso e nomi di richiamo tipo

Le Cirque o Picasso, i turisti di classe (e gli ancor più numerosi aspiranti tali) avrebbero incluso nei propri programmi di viaggio una città tradizionalmente più portata al kitsch che alle iniziative culturali.

Nel frattempo tra ristoranti da guida Michelin, boutique d'alta moda, night club ad alto tasso di glamour e acclamati show multimilionari, il potere d'attrazione della Las Vegas de-luxe ha raggiunto la massa critica. Una recente mostra dedicata a Monet, per esempio, ha fatto registrare un tale afflusso di pubblico da dover essere prorogata per due volte, e nel numero dello scorso marzo della prestigiosa Interior Design 32 pagine erano dedicate a Las Vegas.

Sebbene gli avvistamenti di celebrità avvenuti entro il perimetro cittadino siano stati, per ora, più all'insegna del gossip che dell'eleganza (avete presente il matrimonio di Britney Spears?), i numerosi riferimenti alla cultura pop, comprese la recente ondata televisiva di drammi consumati tra una roulette e un torneo di poker e la campagna pubblicitaria lanciata dall'amministrazione comunale (slogan: "What happens here, stays here") hanno funzionato, nel senso che sono serviti a far accendere i riflettori sulla città - proprio come voleva Mr. Wynn che, finalmente, con l'apertura del lussuoso "Wynn Las Vegas" (inaugurazione faraonica il 28 aprile, costo ufficiale del resort 2,7 miliardi di dollari), si prepara a gustare i frutti dell'albero da lui stesso piantato con tanto amore.

"Il mio giro d'affari a Las Vegas è triplicato negli ultimi tre anni", dichiara Natalie Nagy, licenziataria newyorkese del tour operator Protravel International. "Prima a Las Vegas ci andava solo gente di Los Angeles desiderosa di "staccare la spina" per un paio di giorni, roba mordi-e-fuggi; parola d'ordine: risparmiare. Di raffinatezza nemmeno l'ombra. Adesso, invece, la clientela è di tutt'altro genere, e poi arriva da ogni parte dell'America. Soprattutto al momento della prenotazione non fanno questione di soldi".

La cosa più sorprendente della "nuova" Las Vegas è che la gente è disposta a pagare per assicurarsi i privilegi che fino a poco tempo fa erano un "omaggio" riservato a chi lasciava una fortuna sul tappeto verde. Cioè: prima, se non giocavi forte, il tavolo in prima fila allo spettacolo del momento te lo scordavi, non c'era mancia che tenesse, per non parlare del posto a bordo ring per un incontro di pesi massimi.

Adesso, invece, paghi e ti siedi dove vuoi. Infatti ci si imbatte in sbarbatelli azzimati con tavolo riservato anche in club come il "Light", dove il servizio all'europea (bar per uso personale a portata di mano) con cameriera in abito da sera a tua completa disposizione e vista panoramica sulla pista da ballo parte da 350 dollari a bottiglia.

"Body English", l'omaggio al glam rock versione discoteca firmato Kelly Wearstler, è dotato di una stanza segreta insonorizzata, il Parlor, con tanto di vetrata a specchio per i Vip che vogliono osservare senza essere visti. Per entrarci non si spendono meno di 1.200 dollari (però per 2.000 puoi avere un Martini con la bacchettina miscelatrice in oro tempestato di rubini e diamanti che, se vuoi, ti puoi portare a casa).

Le sistemazioni da nababbo un tempo appannaggio dei gambler più sfrenati ospitano ora clienti paganti, e felici di esserlo. Chi vuole dormire negli Skyloft dell'Mgm Grand, per esempio - 51 loft a due piani progettati dallo studio di Mr. Chi con vasche da bagno ovunque, Hdtv, carta da lettera intestata (a tuo nome, s'intende) e autista -, inaugurati all'ultimo piano dell'hotel a gennaio, deve mettere in conto tra gli 800 e i 10 mila dollari a notte. E gente disposta ce n'è.

Proprio di fronte agli Skyloft, intanto, sta sorgendo un complesso di tre condomini altrettanto lussuosi, the "Residences at Mgm Grand", una serie di studios e suite a una o due camere da letto arredati Miele, Bosch e Jacuzzi e destinati all'uso in multiproprietà.

Secondo Jeff Yamaguchi, vice president responsabile dell'impresa, le unità abitative dei primi due condomini sono già state quasi tutte vendute (prezzo medio: 600 mila dollari). L'acquirente-tipo, spiegano alla Mgm, è il dirigente tra i 40 e i 50 anni in cerca di un pièd-à-terre o in vena di investimenti immobiliari.

Sull'altro lato dello Strip, invece, il condominio "Panorama" attira giovani cosmopoliti dal portafogli solido che vogliono assicurarsi un posto in prima fila sulla scena hip cittadina; un nome su tutti: Leonardo Di Caprio.

William Green, 34enne produttore cinematografico di Los Angeles, 10 anni fa veniva spesso a Las Vegas con gli amici. "Saltavamo in macchina e ci concedevamo 24 ore di divertimento sfrenato", racconta. Poi aggiunge che: "Nel frattempo Vegas è diventata grande, io pure, e la mia carriera è decollata".

Così, poco tempo fa, ha acquistato un trilocale al "Panorama". Adesso a Las Vegas ci viene in aereo, noleggia un charter all'aeroporto di Burbank con sette o otto amici, per dividere la spesa: "Da qualche anno qui ci sono ottimi ristoranti, ottimi bar e molte più cose da fare rispetto a prima. La città ti tira ancora scemo, se glielo concedi, solo che adesso ci mette 48 ore, invece di 24".

L'ultima novità è il "Wynn Las Vegas". La notte dell'inaugurazione, davanti all'ingresso, c'erano in fila più di 10 mila persone in attesa di dare una sbirciatina. Forse perché, a differenza del Bellagio (con il quale Wynn oggi non ha più nulla a che fare), che offre il suo lago da 11 acri e le sue 100 fontane agli sguardi di chiunque passeggi sullo Strip, il nuovo resort ha scelto di nascondere i suoi 18 ristoranti, il golf a 18 buche e gli autosaloni Maserati e Ferrari dietro un'impenetrabile cortina di conifere d'importazione.

I fortunati che prenoteranno una camera qui riceveranno "un trattamento da vip e anche qualcosa in più", promette la portavoce Denise Randazzo. Wynn aspira infatti a creare un'atmosfera da albergo " familiare", dove ogni ospite si senta coccolato come a casa. Lo staff, per esempio, ha ordine di chiamare ogni cliente per nome. Con 2716 camere?! "È il nostro obiettivo", replica sicura Miss Randazzo.
(© The New York Times/Travel).

(14 maggio 2005)