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Padova

Come è trendy la mia città

Non solo i monumenti, il Battistero, le chiese ma anche i numerosi locali che in questi ultimi anni hanno occupato le vie più importanti e suggestive. In oltre dieci chilometri di portici si respira un'atmosfera frizzante e insolita. Una mappa completa dei ritrovi e dei luoghi d'arte con tutti gli indirizzi, i numeri di telefono, le specialità

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Fino a quando non vi abbiamo messo piede per la prima volta conoscevamo Padova per due grandi attrazioni: il Santo - come qui semplicemente e in tono perentorio tutti lo chiamano, ovvero "l'Antonio" più conosciuto nel Mondo - e la Cappella degli Scrovegni con gli splendidi affreschi di Giotto.

Poi sono bastate poche ore ed è apparso subito chiaro che Padova ha anche dell'altro. Certo Sant'Antonio rimane il simbolo, occupa le tante anime della città e in ogni angolo fa sentire la sua presenza.

La Cappella degli Scrovegni (quest'anno si festeggiano i 700 anni dalla sua consacrazione) è sempre uno dei più grandi capolavori dell'arte ma è innegabile che escludendo tutto il resto si rischia di perdere moltissimo. Da qualche tempo la coreografia padovana si è arricchita di locali di tendenza, di negozi di design e si è rinnovata nei luoghi e nei percorsi artistici.

Ad iniziare proprio dalla Cappella degli Scrovegni, dove, vicino, è stata creata una sala multimediale. Qui attraverso filmati, ricostruzioni reali ed esplorazioni virtuali, ci si può immergere nel mondo trecentesco e nella pittura di Giotto. Così se fino a poco tempo fa Padova era solo la città di un fervido turismo religioso, oggi è anche una delle più trendy del Nord Est.

Ogni scelta urbanistica e architettonica è segnata da linee guide estetiche ben precise tanto da far apparire anche meno austere le mura medievali e quelle rinascimentali. Ovunque - sotto gli oltre dieci chilometri di portici, tra le vie porticate che si aprono in grandi piazze come Piazza delle Erbe, della Frutta e dei Signori - si respira un'atmosfera frizzante. Vi si incrociano padovani e anche molti stranieri, giovani e meno giovani, manager ed industriali ma anche famiglie con bimbi a passeggio.

Il clou è Piazza delle Erbe, un palcoscenico che cambia scenografia a seconda delle ore. Al mattino è un vociare di venditori, un insieme di bancarelle vengono montate ogni mattina (escluso la domenica) ed offrono frutta e verdura a prezzi modici, confermando la tradizione mercantile tramandata dalla memoria dei cronisti medievali. Profumi e aromi si alzano nell'aria. I colori delle merci esposte fanno della piazza una delle più "accese" della città.

Nel pomeriggio sono le signore a conquistare lo spazio con lo shopping - prettamente di genere alimentare - tra le botteghe posizionate sotto la lunga volta del Palazzo della Ragione (vale la pena visitare il palazzo, il cui piano superiore rappresenta una delle più grandi sali pensili del mondo e conserva il grande cavallo ligneo che ricorda il destriero cavalcato da Gattamelata, nella statua di Donatello in piazza del Santo), una sorta di mercato coperto, attivo sin dal '200. Quando "scende il buio", i giovani invadono la piazza per consumare il rito dell'aperitivo. Ed è lo "spritz" ad essere protagonista, questo spumeggiante cocktail a base di vino bianco e uno spruzzo di campari. Ogni sera si apre la caccia agli indirizzi di tendenza.

A pochi passi da Piazza delle Erbe, è il "Godenda", un caratteristico wine bar che già nel nome evoca la gioia del mangiare e del buon bere. Amato per le sue linee pulite, gli sgabelli minimalista in legno, questo bar ristorante ha velocemente conquistato la giovane clientela. Il suo top è una fornitissima cantina con oltre 300 etichette e uno shop point gastronomico, dove poter acquistare i prodotti e i vini degustati. Ma il locale è anche luogo d'esposizione di mostre happening (dal 20 maggio al 20 giugno "Le donne di Almà Ch").

Tra i rituali padovani del precena o del dopo cena vince il "Q lounge bar". Cinquecento metriquadri arredati dall'architetto milanese Massimo Cadamuro che ha mischiato pezzi di design e sculture vintage, creando una location davvero particolare con lampade e lampadari scintillanti di cristallo. Qui i drink "viaggiano" interrottamente dalle 19 alle 4 del mattino al ritmo di jazz o musica dal vivo. Poco più avanti il "Venexino", un'altra icona tra i luoghi più all'avanguardia.

Ai tavolini rivistiti in ecopelle di coccodrillo, con cucina a vista, si riesce a "staccare", scambiare due parole, leggere il giornale. Enrico, un'esperienza da ristoratore alle spalle, e sua moglie Giovanna, propongono tra le altre cose, degustazione di pesce crudo classico (solo venerdì e sabato). Dunque una città che coniuga bon vivre a cultura e storia.

Le strade offrono scorci suggestivi, ombrosi porticati. Occorre camminare con il naso per aria, per ammirare, uno dopo l'altro, il susseguirsi degli imponenti palazzi e monumenti come il Duomo, d'epoca rinascimentale e dalla facciata mai completata, il Battistero, in cui si possono ammirare gli affreschi di Giusto de' Menabuoi, la Chiesa degli Eremitani, caratterizzata, all'esterno, dalla calda tonalità del cotto a vista. All'interno, sotto il sarcofago di Jacopo da Carrara, è posta un'iscrizione con i sedici versi latini dedicati da Petrarca all'amico Jacopo.

E ancora le logge di Piazza dei Signori, dominata dalla Torre dell'Orologio, che segnala, oltre ad ore e minuti, anche i giorni dei mesi, il giro del sole per lo zodiaco e le fasi lunari. E basta aggirarsi per le vie del Ghetto Ebraico, calpestarne i ciottoli di torrente che costituiscono la pavimentazione, per attingere ad una ruralità medievale che si fonde con il moderno. È il caso di "Biosfera", nuovissimo spazio progetto, che è soprattutto uno scambio di desideri ed emozioni. Lo sguardo indugia sugli oggetti, sui complementi d'arredo. Sempre in zona, luogo di chiacchiere, di bevute e di "cichetti", ovvero spuntini veloci, è il Bar Le Cornacchie.

Un pizzico di ruralità anche nella Drogheria, Ai Due Catini D'Oro (in piazza della Frutta, 46) dove trovare ampia scelta di spezie fuse, conservate ancora in cassetti in legno dell'800. E così da un posto all'altro si scopre una Padova diversa e inaspettata, che conserva in ogni luogo un grande fascino. Da non perdere la Torre dell'Osservatorio, o meglio La Specola, che affaccia sul fiume Bacchiglione, oggi trasformata in Museo (visite sabato e domenica dalle 16 alle 18) e la Loggia e l'Odeo Cornaro che rappresentano le prime architetture a fini culturali.

Infine non tralasciate l'isola Memmia in Prato della Valle, con un isolotto verde al centro, i suoi novantamila metri quadri e le sue ben settantotto statue. Esse ritraggono cittadini famosi, nati o vissuti a Padova, dal mitico fondatore Antenore ai "grandi" del '700. Questa piazza è una bella cartolina del passato ancora intatta. Perché Padova è sì una città proiettata al futuro, ma sa mantenere sempre uno sguardo alla storia con un pizzico di nostalgia. Nostalgia per i personaggi illustri che hanno contribuito a rendere Padova fervida così com'è oggi.

E con questo sentimento alla fine il cerchio si chiude e si ritorna al Santo. La basilica del Patrono merita una sosta anche per l'eccezionale struttura architettonica, per i numerosi affreschi, per l'altare scolpito da Donatello nel '400 in cui si narra la storia della vita e dei miracoli del frate francescano. Con le spoglie mortali di Sant'Antonio.

(26 maggio 2005)