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L'arte antica delle tradizioni

L'Isola dei Mestieri a Comiso è una manifestazione che, fino al 5 giugno, mette a confronto artigiani di tutta Italia. È anche un'occasione per conoscere da vicino la perizia di ricamatrici, scalpellini, ceramisti della città iblea
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Pochi altri luoghi, in Italia, come la Sicilia Iblea vantano un artigianato tanto ricco di tradizione e capace di farsi arte. Si capisce arrivando all'Isola dei Mestieri di Comiso, in provincia di Ragusa, importante manifestazione dedicata ai protagonisti dell'artigianato e alla gastronomia del territorio, che si svolge, fino al 5 giugno, nel centro storico della cittadina Iblea.

Una settimana dedicata agli ultimi artigiani di Sicilia e d'Italia, dove assistere a tradizionali lavorazioni, acquistare oggetti e prodotti, fare escursioni nel bellissimo territorio (protetto dall'Unesco) e incursioni nella gastronomia tipica. Scalpellini, ceramisti, ricamatrici, restauratori, espongono i loro lavori e mettono a confronto i loro mestieri con quelli di altri "colleghi" dell'Isola e della Penisola.

Del resto, in passato, fu proprio la maestria degli scalpellini e degli incisori di Comiso a promuovere la rinascita dell'area Iblea dopo il devastante terremoto del 1693. Basta fare…

Pochi altri luoghi, in Italia, come la Sicilia Iblea vantano un artigianato tanto ricco di tradizione e capace di farsi arte. Si capisce arrivando all'Isola dei Mestieri di Comiso, in provincia di Ragusa, importante manifestazione dedicata ai protagonisti dell'artigianato e alla gastronomia del territorio, che si svolge, fino al 5 giugno, nel centro storico della cittadina Iblea.

Una settimana dedicata agli ultimi artigiani di Sicilia e d'Italia, dove assistere a tradizionali lavorazioni, acquistare oggetti e prodotti, fare escursioni nel bellissimo territorio (protetto dall'Unesco) e incursioni nella gastronomia tipica. Scalpellini, ceramisti, ricamatrici, restauratori, espongono i loro lavori e mettono a confronto i loro mestieri con quelli di altri "colleghi" dell'Isola e della Penisola.

Del resto, in passato, fu proprio la maestria degli scalpellini e degli incisori di Comiso a promuovere la rinascita dell'area Iblea dopo il devastante terremoto del 1693. Basta fare due passi tra i vicoli che scendono verso le chiese della Matrice e dell'Annunziata o imboccare le strade principali per scoprire un vero patrimonio edilizio della grande stagione tardo-barocca siciliana.

Dalla seicentesca piazza del Municipio all'ex Chiesa del Gesù, con il magnifico soffitto ligneo recentemente restaurato e annesso l'Oratorio dei Padri Filippini. Numerosi e raffinati i segni della Belle Epoque iblea: un vero trionfo di decorazioni, colonne, fregi e volti femminili scolpiti su porte, portali e balconi.

Elemento fondamentale di questi capolavori è la pietra locale - porosa e resistente - che si trova in abbondanza nelle cave delle valli dell'Altipiano ibleo. Lidia Distefano (in via Lagrange 48, & 0932-925014), Maurizio La Raffa (c.da Crocilla 25, & 0932- 965905) e soprattutto i fratelli Vapore sono alcuni degli artigiani di Comiso che, con il loro lavoro, continuano a mantenere viva la tradizione.

Negli uffici del loro atelier all'aperto (via Roma, & 0932-962493) Filippo e Giovanni Vapore accolgono i visitatori tra busti in gesso, capitelli di pietra e oggetti artistici. "Siamo cresciuti a pane e polvere di marmo", racconta Filippo, "perché nella cava del nonno ci siamo nati. Lui è stato il primo maestro, le nostre favole raccontavano storie di scalpellini. Poi, fino all'avvento delle macchine, oltre alla passione di creare, è stato lavoro duro. Fino agli anni Cinquanta la pietra la estraevamo noi con mazza e cunei".

"Riconoscere gli strumenti di lavoro", spiega Giovanni, "è una questione musicale. Il primo suono è quello del piccone, scandito e sordo, poi c'è quello della martellina che serviva per la prima sbozzatura della roccia. Via via che si andava avanti nella lavorazione, i suoni diventavano più acuti e ritmici perché ci si avvicinava alla conclusione dell'opera".

Dal ricamo su pietra a quello su lino e cotone, ed ecco le delicate creazioni di Elisabetta e Nellina Giudice (via Vigna del Conte, & 0932-963907), e della giovanissima Roberta Rizza (via delle Rose 5, & 0932-961063). Le unisce un filo sottile, quello bianco della rete e dello sfilato comisano, nelle varianti Quattrocento (il più bello e raffinato), Cinquecento e Settecento, che queste artigiane reinterpretano nel pieno rispetto della tradizione.

Una tecnica paziente dà vita a geometrie che tratteggiano a punto quadro, antico e a filet, fazzoletti di lino e tovaglie, biancheria, tende e coperte. Per arrivare a risultati tanto eccelsi il loro lavoro richiede settimane, mesi, talvolta un anno. Perciò il campionario dei filet comisani comprende pezzi che possono costare fino a diverse migliaia di euro.

Tutt'oggi, le ricamatrici comisane all'opera nei loro atelier o sedute davanti alle porte di casa tra le vie del centro storico, tengono viva la leggenda di questo merletto che, raccontano, sarebbe nato dall'amore della figlia di un pescatore, che volle ripetere sulla rete il disegno di un'alga, dono del suo innamorato.

Se Comiso è stata musa e modello dell'architettura tardo-barocca, non da meno sono le altre celebri città-capolavoro dichiarate Patrimonio dell'Umanità: Modica, Scicli e Ragusa, immancabili tappe di un viaggio nell'arte e nell'artigianato. Nel cuore dei loro centri storici, agli ipogei e alle abitazioni trogloditiche medievali ricavate su balze e costoni si affiancano edifici che, con grande eleganza, portano incisi i loro caratteri nella pietra del '700, con risultati spettacolari.

Basta pensare all'immagine "teatrale" delle facciate del Duomo di S. Giorgio a Modica, dalle chiese di S. Giovanni e S. Giorgio a Ragusa Ibla e, a Scicli, dalle schiere di palazzi del XVIII e XIX secolo che sono stati scelti come location per produzioni cinematografiche e televisive (come la serie del Commissario Montalbano).

Anche qui l'arte si intreccia con l'artigianato. Un indirizzo per tutti è la curiosa bottega di Antonio Manenti (Ninu 'u lantirnaro) tra le vie S.Bartolomeo e Guadagna, a Scicli, instancabile narratore di storie siciliane e fabbricante a mano di tantissimi oggetti in latta, dalle brocche alle lanterne, dagli scaldini alle targhe.

(2 giugno 2005)