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Umbria

Nelle Terre Arnolfe

Siamo tra Todi, Spoleto e Terni: un itinerario che, attraversando la storia, la cultura e la natura, tocca centri come Acquasparta, San Gemini, Massa Martana e Cesi, dove fu ospitato Galileo Galilei. L'area è tagliata dall'antica via Flaminia che fu importantissima per l'economia della zona

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Gli inglesi, che in queste cose sono dei veri intenditori, fanno a gara per aggiudicarsi i casolari in collina e le case più belle, attratti dal silenzio, dall'atmosfera agreste, dalle numerose fonti d'acqua e dai sapori autentici della buona tavola. Arnolfo, feudatario longobardo, capostipite degli Arnolfi, una delle più importanti famiglie medievali, ne andrebbe molto fiero.

Ad essere contese sono infatti le "sue Terre" (presero appunto il nome di "Terre Arnolfe"), avute in dono dall'Imperatore Ottone I intorno al 962 d. C. (un documento testimonia il passaggio di queste Terre alla Chiesa solo nel 1093, anche se continuarono a mantenere una propria autonomia).

Siamo in Umbria, in una porzione di territorio - racchiuso nel triangolo Todi, Spoleto e Terni - che comprende Cesi, Acquasparta, San Gemini, solo per citare i luoghi più importanti. Un angolo del "cuore verde d'Italia" che gli anglosassoni sono soliti chiamare Italy beyond Tuscany, l'Italia oltre la Toscana.

E così i centri dell'antico feudo, ai piedi della catena dei monti Martani (in una zona che sin dall'epoca romana è stata attivamente frequentata grazie alla presenza della Via Flaminia, tracciata nel 220 a. C.), tornano a rivivere in un itinerario che conserva intatto il fascino del tempo.

Si viene a contatto con piccoli borghi, lontani dal turismo di massa. Alcuni sono più famosi, altri quasi sconosciuti. Tutti hanno un denominatore comune: le bellezze architettoniche e la natura. Come Cesi, l'antica capitale delle Terre Arnolfe.

Nel corso dei secoli il centro ha perso d'importanza ed oggi non è nemmeno più comune autonomo, ma frazione di Terni, da cui dista pochi chilometri. Mantiene il suo ricco patrimonio d'arte e storia ad iniziare da Porta Terni, lungo la strada che costeggia le vecchie mura medievali, fino alla Chiesa di San Michele Arcangelo.

Uno dei punti di forza del paese è la Grotta Eolia, un'importante cavità ipogea, visitabile all'interno del Palazzo Stocchi (qui ha sede anche il Gruppo Speleologico Terre Arnolfe dove ci si può rivolgere per le visite & 339-6088403). La grotta era conosciuta già ai tempi dei Romani, tanto che lo storico Plinio la cita in uno dei suoi scritti definendola "Grotta di Eolo", in quanto ne usciva costantemente un forte getto d'aria.

Vi si accede attraverso un cunicolo di 80 metri, scavato artificialmente nel XVII secolo, accessibile senza nessuna particolare attrezzatura speleo (solo un caschetto fornito dalla segreteria). Poco distante è San Gemini che subito riporta alla mente le note acque. È un borgo medievale a forma di chiocciola, sinuosamente avvinghiato ad un colle, mentre la parte nuova si allunga sulla superstrada Perugia-Terni (E45) tra colline interamente ricoperte di uliveti.

Le antiche case in pietra del centro storico si riempiono in agosto ma è una delizia gironzolare, circondati dal silenzio, tra un intreccio di scale e scalette, archi e vicoli ripidi, fino a giungere alla piazza di Palazzo Vecchio con il duecentesco Palazzo Pubblico e la Torre, ricostruita nel Settecento.

Al Comune di San Gemini appartiene anche Carsulae, antico municipium romano che vale una sosta per la ricca area archeologica (info: Centro visita & 0744-334133). Tra i tanti reperti da vedere, le iscrizioni che testimoniano il grande fermento economico dell'area dovuto alla posizione strategica a cavallo della Flaminia.

E proprio l'antica Via consolare (il cui tracciato è segnalato da appositi cartelli) rappresenta l'ideale per passeggiate a piedi o a cavallo. Il percorso della strada romana si fa sempre più panoramico mentre risale i tornanti immersi nel verde che portano ad Acquasparta. Il paese è entrato nella storia anche grazie a Federico Cesi che, insieme a Francesco Stelluti, Anastasio de Filiis e Johannes Van Heek - tutti giovani ed entusiasti studiosi della natura - fondò, nel 1603, l'Accademia dei Lincei destinata ad avere un ruolo importante nella formazione del pensiero attuale.

Oggi è una tra le più alte istituzioni culturali del nostro Paese, ma già allora rappresentava una delle avventure del pensiero più originali del Seicento. Palazzo Cesi fece da culla agli importanti studi dei Lincei e qui fu ospitato anche Galileo Galilei. L'orgoglio con cui gli abitanti di Acquasparta ricordano queste antiche e gloriose frequentazioni è ben dimostrato da una diffusa credenza popolare, secondo cui le figure di Federico Cesi e del suo illustre ospite, in certe notti, si possono vedere come ombre, dalla piazza, con il lungo cannocchiale inventato dallo scienziato toscano puntato verso le stelle tra le arcate della specola che sovrasta il Palazzo.

Al di là delle leggende, vero è che Galilei lasciò ad Acquasparta una sua invenzione, "l'Occhialino", che i Lincei si apprestarono a battezzare "Microscopio". Non mancarono di utilizzarlo per osservare piante, fiori, insetti. Il Palazzo, oggi di proprietà - e non poteva essere altrimenti - dell'Università di Perugia, è aperto solo in particolari occasioni ed è un vero peccato che non sia visitabile sempre, perché al suo interno conserva ampie sale, con soffitti in legno a cassettoni e un salone interamente decorato da grandi dipinti del Seicento a tema biblico.

Paese dopo paese cresce il piacere di essere sorpresi da paesaggi che non si ripetono mai. E l'unicità di questi luoghi si percipisce anche a Macerino che appare dall'alto del colle e sembra un paese fantasma (si anima solo nei mesi caldi). Anche le case nuove sono state tutte costruite con la pietra locale, affinché si armonizzino con quelle antiche.

Lascia a bocca aperta per la bellezza di scorci e viuzze ombrose che c'è da credere di aver messo piede in un set cinematografico. Ma passano i minuti e non si sente alcuna voce di regista mentre i palazzi e le mura, appaiono ben solide, altro che costruzione di cartapesta! In questa parte del Centro Italia, che ha saputo conservare nel tempo la sua bellezza aspra e romantica, natura, arte e tradizioni si sposano alla perfezione.

Un'ulteriore conferma è Massa Martana, graziosa cittadina costruita su di una rupe. Il borgo è stato gravemente danneggiato dal terremoto nel 1997 ma rapida è stata la sua ricostruzione, anche se quasi ovunque ci sono ancora gru e impalcature. Le case già ristrutturate sono tutte di diverso colore, dal rosa al giallo tenue, dal celeste al delicato lilla: ma forse la scelta di utilizzare tanti colori nasce semplicemente dalla voglia di allegria e di vita.

Nei dintorni si ritrovano numerose testimonianze di epoca romana, come la Catacomba di San Faustino (info: Ufficio turistico, & 075-889371), unico esempio in Umbria di questo genere di struttura. È formata da una serie di gallerie sotterranee, scavate nel banco roccioso, sui cui lati si aprono spazi destinati al culto dei primi Cristiani della zona, costretti dalle persecuzioni a riunirsi in clandestinità.

A poche centinaia di metri il ponte Fonnaia, costruito con pietre ciclopiche dai romani e caratterizzato da un'insolita forte inclinazione della volta rispetto all'asse stradale. Alla fine la sensazione di aver vissuto un'esperienza quasi irreale accompagna ancora a lungo il viaggiatore.

Una leggerezza dell'anima è ciò che rimane dall'incontro con questi luoghi dove la ruralità si fa eleganza, il paesaggio stupore, l'arte meraviglia e le architetture medievali diventano scrigni di umane vicende.

(2 giugno 2005)