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New York (USA)

Sotto il ponte dell'arte

La vivacità di una metropoli come la Grande Mela, ribattezzata un anno fa con lo slogan "La seconda casa del mondo", è testimoniata dai continui cambiamenti. Un quartiere diventato di moda per la presenza di artisti, viene subito investito dalla speculazione immobiliare che aumenta i prezzi delle abitazioni. È il caso di "Dumbo", a Brooklyn, area ai piedi del celebre ponte

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The city is constantly changing. Everyone who partecipates in the life of a city contributes to its evolution..." (La città cambia continuamente. Chiunque partecipi alla vita della città contribuisce alla sua evoluzione).

Con questa frase Julia Mandle inizia la presentazione di una performance della sua compagnia, con sede a Brooklyn.
Nulla di più vero poteva essere affermato su New York, la città che più velocemente di ogni altra cambia e si evolve.
Molti di questi cambiamenti sono dovuti alla presenza di una foltissima comunità di artisti che elaborano tutte le forme di arte conosciuta ed esplorano le nuove sperimentazioni.
In perfetta sintonia con la città, questa comunità è ampiamente cosmopolita e, ponendosi all'avanguardia della costruzione artistica, detta le nuove mode della città.

Brooklyn sembra essere diventata la sede principale di questa evoluzione. Già da qualche tempo, infatti, ha preso vita un piccolo quartiere ai piedi del ponte sospeso più antico della città, Dumbo.

L'elefantino di Walt Disney è diventato un fantasioso strumento di identificazione della collocazione di di questo quartiere. Dumbo è, infatti, l'acronimo di Down Under Manhattan Bridge Overpass (Giù sotto il Cavalcavia del Ponte di Manhattan).
Si tratta di un chilometro quadrato in cui una decine di strade si intersecano, strette tra i ponti di Manhattan e Brooklyn, ospitando vecchi magazzini portuali ed ex stabilimenti industriali. Il contesto, particolarmente idoneo alla collocazione di atelier e laboratori, è arricchito da una vista mozzafiato sullo skyline di Downtown, come è chiamata la parte finale di Manhattan (termine che si è esteso a tutte le città americane per indicare il centro).

Qui negli ultimi anni hanno preso vita, grazie alla presenza di artisti, una decina di gallerie d'arte, studi di architettura, tre teatri, club, caffè, ristoranti che hanno fatto rivivere un quartiere abbandonato. Il momento topico è in ottobre, quando il Dumbo Arts Festival, nell'arco di tre giorni, dà spazio a tutte le forme di espressione artistica. Il parco che affaccia sull'East River ed i suoi magazzini abbandonati vengono inondati di esposizioni, performance, musica e spettacoli di danza.

Gli artisti aprono i propri laboratori ed una radio (Radio Free Dumbo 88.7 o 99.9 FM) racconta la cronaca degli avvenimenti. Secondo Joy Glidden, fondatore e direttore del Dumbo Arts Center, l'associazione no-profit che organizza il Festival, "è importante difendere gli interessi della comunità di artisti di Dumbo. Questo gruppo lotta per mantenere la sua identità e per sincronizzare il suo sviluppo con la trasformazione delle condizioni ambientali".

Questa integrazione con il territorio è il motore che porta alla rivalutazione del quartiere. Secondo Stephen, giovane artista di Williamsburg, Dumbo è però già storia passata: "La speculazione immobiliare è stata troppo veloce, i prezzi sono saliti alle stelle e noi non ci possiamo più permettere di lavorare a Dumbo. Per questo motivo la comunità di artisti newyorkese è attualmente più presente a Williamsburg".

Questa ulteriore migrazione sembra confermata dalla chiusura, negli ultimi mesi, del discoclub di riferimento di Dumbo, il Lunatarium, da quella del Gale Gates Et Al (location per eventi musicali e performance), dal trasferimento in altra zona della Galleria Metaphor Contemporary Art. D'altro canto Williamsburg, tranquillo quartiere residenziale di Brooklyn, è stato invaso dalla comunità di artisti newyorkese.

Nell'arco dell'ultimo anno le Gallerie d'arte sono passate da trenta alle attuali cinquantuno. Bedford Avenue, il cuore del quartiere, pullula di caffè, ristoranti e negozi. La conformazione del quartiere è particolarmente idonea all'insediamento di laboratori e Gallerie d'arte. Magazzini portuali e stabilimenti industriali occupano la parte del quartiere che affaccia sull'East River, da dove si può godere di un vista meravigliosa sullo skyline di Midtown (la parte centrale di Manhattan).

L'area retrostante è occupata da un vasto quartiere residenziale che si apre, senza soluzione di continuità, su tutto il borough (distretto) di Brooklyn, offrendo l'opportunità di trovare abitazioni confortevoli a due passi dai laboratori e a prezzi abbordabili. "Casa madre" Manhattan è sempre a portata di mano: due chilometri a piedi o in bicicletta o una fermata di metro. La vitalità del quartiere traspare ovunque, seguendo l'onda culturale della comunità degli artisti, i vecchi ristoranti presenti in zona si sono trasformati per accontentare una clientela più giovane e moderna. Ogni giorno ne appare uno nuovo.

Teatri, club e caffè si stanno diffondendo, dando spazio a musica e possibilità di incontro. Importanti Gallerie di Soho e Chelsea hanno aperto filiali a Williamsburg ed usano location di ampie dimensioni per l'allestimento di performance. La galleria Deitch Projects di Soho, ad esempio, ha promosso a Williamsburg l'esibizione degli Spoon Fisher che fondono musica elettronica dal vivo con arti visuali. Passeggiando per la Bedford Avenue si può prendere un tè al Read Cafè e raccogliere qui le informazioni per un giro nel quartiere. Diverse pubblicazioni ed annunci appesi al muro guidano il visitatore attraverso un percorso culturale nuovo ed entusiasmante.

La prima sosta è dietro l'angolo della North 9th, alla Pierogi Gallery, dove sono esposti i collage di Tony Fitzpatrick e le fotografie di William Lamson. Tornati sulla Bedford l'imbarazzo della scelta rende difficile la pausa pranzo. Tutte le etnie del mondo sono degnamente rappresentate dai ristoranti presenti sulla strada, ovviamente Asia ed Europa, Italia in particolare, sono le più diffuse.

Proseguendo la passeggiata è d'obbligo una sosta, a solo due isolati dalla Bedford sulla Grand Street, al City Reliquary, dove sono stati raccolti i più disparati cimeli della città, dai cartelli stradali agli idranti. In questo ampio spazio vengono realizzate mostre e performance, lasciando la possibilità di accedere ventiquattro ore al giorno per sette giorni alla settimana. Percorrendo la Grand sino all'East River ci si trova di fronte all'Empire State Building, che svetta dall'altra parte del fiume, insieme al Chrysler, sullo skyline di Midtown mentre il sole tramonta a sinistra dietro Downtown. Una vecchia fabbrica si staglia di fronte ai magazzini ristrutturati che ospitano quei laboratori in cui nascono gran parte delle opere che verranno poi esposte nelle Gallerie circostanti.

Tornando indietro con la Roebling Avenue, si raggiunge la Lorimer Street dove è aperto il Pete's Candy Store. L'arredamento neobarocco ospita, nel tardo pomeriggio, gli abitanti del quartiere per una partita a bingo, o a scarabeo e quiz di ogni tipo accompagnati da un tè o una birra. Se si inorridisce al pensiero, basta aspettare la sera per ascoltare buona musica di fronte ad un cocktail e a un sandwich. La cena è comunque meglio affrontarla in uno dei molti ristoranti della zona. Se viene a mancare l'aria di casa, l'Aurora, sulla Grand, offre un'ottima e moderna cucina italiana in una ambientazione da vecchia baita di montagna, calda e accogliente. Dopo cena sono sufficienti due passi per raggiungere la North 6th ed entrare al Galapagos Art Space.

Questa vecchia fabbrica di maionese è stata trasformata, senza alterarne il fascino tipico dell'archeologia industriale, in uno spazio multimediale realmente innovativo. Tutte le sere vengono offerti due spettacoli, alle ore 20 ed alle 22. Le rappresentazioni vanno da concerti dal vivo a spettacoli di danza, da performance d'arte al teatro.
Se il sonno non arriva, sempre sulla Grand, al Club Luxx si può ballare sino a tarda notte. Questo day tour è solo una delle molte possibilità che il borough di Williamsburg offre tutte le sere.

Il motore comune rimane l'arte, basta entrare in un caffè per sentir parlare dell'ultima opera in cantiere o prendere appuntamento per la visita ad una esposizione temporanea in uno dei mille musei che a New York danno spazio all'arte contemporanea. "La nostra presenza a Williamsburg ha rivalutato enormemente il quartiere. Cominciano ad arrivare grossi investimenti, una casa in Marcy Avenue è stata venduta per cinquecentomila dollari, sta diventando difficile trovare sistemazioni economiche", questa la preoccupazione di Stephen, giovane artista di Williamsburg, condivisa dagli altri membri della comunità, costretti forse ad un'altra migrazione.

Mark ha già spostato il suo laboratorio a Greenpoint, il quartiere polacco a nord di Williamsburg, dove sono state già aperte tre Gallerie. Altri si sono spostati a Reed Hook, l'area a sud di Brooklyn Heights e case a buon mercato vengono affittate a Bushwick, dalle parti di Morgan Street, tre fermate di metro da Williamsburg. In un città in continuo cambiamento come New York la comunità degli artisti è perennemente alla ricerca di nuovi stimoli.
La migrazione continua.

(16 giugno 2005)