Viaggi

In kayak a Berlino

Un'avventura urbana sull'acqua. Tra ponti, fiumi e canali. Per perdersi in una città finalmente rilassata

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Le grandi onde che ci stanno venendo contro le crea l'Heiterkeit (Allegria). Così si chiama il battello turistico e anche il programma: sul ponte superiore un animatore si sta sgolando tra oscenità e canto.

 

Ora sta cantando, l'altoparlante di bordo diffonde le parole di una canzone sulla moglie di un pescatore sopra le acque del fiume Spree. Ma il suo pubblico è distratto. Guardano il fiume, verso prua, dove i rematori di due kayak stanno lottando per mantenere l'equilibrio tra le onde del battello.

Ecco, ancora una volta, mentre vogando tranquilli stavamo seguendo la mappa della città alla ricerca dei ristoranti che hanno un molo, abbiamo scordato che questa è la nobile "via fluviale dei fiumi Spree-Dahme", che il battello percorre senza molto riguardo in mezzo al fiume.

Le onde della Heiterkeit sono alte il doppio del bordo di materiale plastico dei nostri kayak che beccheggiano e vanno su e giù, costringendoci a vogare come indiavolati. Ancora qualche movimento per rimetterci in equilibrio, nonostante le onde che spazzano la coperta del kayak, e lentamente riprendiamo fiato.

Non ci sono grandi rischi, qui, in mezzo al fiume Spree, nemmeno per i principianti. Paura e Heiterkeit sono già passate. E per il molo più vicino ci vuole soltanto qualche remata ancora. Sulla terrazza del ristorante "Freischwimmer", la Berlino in, in un suo spaccato di tutte le classi sociali, pranza rilassatamente con del riso che fa da contorno a qualcosa di colorato, di piccante.

Ancora venti centimetri da percorrere sulle acque verdi di un canale senza uscita e passiamo sotto i tre metri di ponte della Schlesischer Tor. Potremmo essere ovunque, ad Amsterdam, a Bangkok o a Venezia. Ovunque dove, indifferente, l'acqua opponga resistenza alla frenesia della metropoli. "Benvenuti nel lento mondo parallelo di Berlino", sembra ammiccare il fiume da sotto le tavole del pontile. "Benvenuti dall'altra parte, benvenuti nel bagnato sentiero segreto che porta nel cuore della capitale".

Quando qualcuno decide di rasarsi la testa o di buttare giù un'intera brocca di sangria, in genere si pensa a una scommessa persa o a una pena d'amore. Attraversare Berlino in kayak? Nessuna pena e nessuna scommessa. Soltanto curiosità. Un conoscente di una nostra amica ne aveva parlato a una festa, con quel tono tipo sapete-cosa-bisognerebbe-tentare? La traversata di Berlino via acqua, che lui, ovviamente, non aveva tentato.

A questo scopo, la mappa migliore è la mappa della città. La si apre sul pavimento si segue con il dito l'azzurro. Così si scopre che Berlino non ha soltanto molto verde, ma anche molto azzurro. Si tratta, inoltre, di nomi ben conosciuti: Wannsee, Spree, Mügelsee. E tra questi fiumi e laghi si stende la rete di canali! Un triangolo pulito i cui lati misurano circa 100 chilometri.

In alto a sinistra: Spandau. A sinistra in basso: Wannsee. A destra in alto: Köpenick. La lunga tratta ovest-est taglia la city e il quartiere degli edifici del governo. Cancelliere, sto arrivando. No, non è vero, perché una telefonata alla polizia fluviale chiarisce subito che il centro della città è assolutamente tabù per i natanti sportivi. La deviazione porta lungo il Landwehrkanal, il canale che segue la "linea di difesa" del vecchio limite della città.

I piatti di riso con qualcosa di piccante sono stati nel frattempo ripuliti. Una mora snella con del metallo sulla pancia e occhiali dal taglio severo gira intorno ai tavoli servendo espresso e incassando i conti, per poi lasciare i clienti a meditare al sole. Attualmente, la rete percorribile di arterie fluviali di Berlino è lunga 200 chilometri. Ciononostante, rimane estranea alla percezione quotidiana della città. Questo lungofiume di Berlino è proprio invisibile dalla Berlino di superficie, con la sua vita frenetica e le cacche di cani ovunque. Voi lassù, noi quaggiù.

La Berlino fluviale sorprende pure chi conosce bene la Berlino di asfalto. I giardini per il pubblico che si affacciano sull'acqua hanno nomi carini come Havelfreude (Gioia del fiume Havel) o Unità. Una spiaggia sul fiume si chiama Magazzino dei cittadini. Le proprietà private i cui giardini finiscono sulla riva sono protette da steccati alti che le fanno assomigliare agli insediamenti dei pionieri: ma sui prati ci sono nanetti, gagliardetti colorati, ruote di carri con i gerani e proprio un'atmosfera da tempo libero.

Nell'ombra proiettata dai moli costruiti artigianalmente, lo sguardo può penetrare l'acqua fino al fondo, dove giacciono delle conchiglie di fiume grandi come piatti. Le barche a vela sfrecciano sull'acqua con il loro carico di persone rilassate lasciandosi dietro piccole onde azzurre, la cui schiuma trasparente color verde pallido fa sì che la possibilità di capovolgersi appaia più piacevole che spaventosa: i fiumi Spree e Havel, infatti, a Berlino sono balneabili.

E si arriva alla Berlino bene, a sud del lago Wannsee e le sue isole. I prati delle proprietà che arrivano fino all'acqua sono perfetti come campi di golf. Le rimesse sono grandi come case e le case a loro volta sono grandi come palazzi. Dalla strada si vede probabilmente solo un alto muro bianco con un campanello di ottone sulla cui targa si legge inciso "portiere".

Incombe la sera sulla costa dorata di Berlino e non si avvista terraferma dove questi poveri kayakisti possano trovare riparo per la notte. In un piccolo giardino, all'ombra di un salice piangente, una guardia fluviale sta preparando una grigliata. Si gratta tutto mentre cerca di dare una risposta alla nostra domanda di un campeggio nelle vicinanze. "Qui a Wannsee? Più è ricca la zona, più è difficile trovarlo": è la sua riflessione.

Dove chiedere? La sede del nobile club di canottaggio che ci sta di fronte ha l'aspetto mostruoso di una casetta del bosco che abbia ingoiato degli anabolizzanti. Ci sono voluti i primi 30 chilometri perché si insinui in noi il sospetto che anche negli sport acquatici ci siano delle differenze tracciate con molta precisione. Come tra sciatori e snowbordisti, o come tra velocisti della bicicletta e appassionati di mountainbike, e che questo sia il motivo per il quale i canottieri non salutano i kayakisti né i canoisti. Chiedere lì? No, grazie.

Diversamente dai canottieri, i canoisti e i kayakisti usano spesso le loro barche come veicolo di trasporto. E così è sorta una stupenda idea: stazioni per le canoe. Chi diventa socio di un club di canoisti, può campeggiare nel terreno degli altri club per un paio di euro e usare i lavatoi e le toilette. E per un altro paio di euro ancora sono benvenuti in genere anche i non soci. Non tutti i club sono così aperti con gli ospiti, ma a Berlino sono comunque diverse decine. Però questi luoghi di sosta per canoe e kayak sono pochi nella parte sud di Berlino.

Quasi un chilometro a sud del palazzo del canottaggio, il guardiano di una rimessa di barche a motore non si stupisce quando gli chiediamo un paio di metri quadrati per montare la tenda. "Trovo sia una buona cosa, quello che fate", dice. La tenda è montata, la superficie del lago Pohlsee diventa liscia come uno specchio e le ultime papere salgono a riva per il riposo notturno.

Questa circumnavigazione della città ha solamente una strettoia, che però è lunga 38 chilometri. Si chiama canale Teltow e a guardarlo sulla mappa non promette alcun divertimento. Nessuno spazio di acqua aperto dove urlino i gabbiani come nei laghi Wannsee e Müggelsee. Niente osterie soleggiate come lungo i fiumi larghi. Nessuna vista del centro della città. Ma è l'unica via ovest-est ed è pertanto una strada obbligata di questo percorso urbano.

Dopo un paio di chilometri nel canale, spunta a sinistra il campeggio Dreilinden. Qui c'era il passaggio della frontiera dove diverse decine di roulotte erano solite sostare in attesa del permesso di tran- sito... 16 anni fa. La vecchia torre di controllo della Repubblica Democratica Tedesca ha ora una tenda gialla e si chiama "Café Caravan". Degli olandesi ubriachi mettono a dura prova con i bassi del loro stereo le cerniere delle portiere della macchina. Alcuni ragazzi che reggono delle canne da pesca stanno seduti sopra una parete di tavoloni. Qualche ragazza tira della ghiaia a un'anatra.

Continuare, sempre avanti. Lo sport nella sua versione distillata: il movimento fine a se stesso. Intrigante come mille chilometri in salita su uno stepper nella palestra. Ma forse è così che deve essere, per stabilire il contrasto con le vertigini che provoca l'attraversamento della city.

Dal porto che sta a est sporgono sull'acqua tre tizi di metallo. Sono alti 30 metri, perforati e di alluminio. "Molecule Man" si chiama l'insieme e qualcosa deve aver voluto dire l'artista americano Jonathan Borofsky creandoli. A me dicono solo "Blonc!" e la canoa arretra perché ha appena toccato con la prua uno degli uomini molecolari.

I turisti, sulla piattaforma panoramica, scattano delle foto alle piccole canoe rosse per usarle come metro di paragone con gli omoni. Stiamo appena sopra la superficie dell'acqua, ma percorriamo Berlino come un sottomarino che emerge dove vale la pena di emergere per guardarsi intorno, per poi tornare a remare lungo le strade segrete di questi fiumi. Procediamo come in trance per il ritmo tranquillo dei colpi dei remi.

La mente è aperta e la prua punta su Kreuzberg, laddove Berlino, al tempo del Muro, era per quelli dell'ovest più berlinese che altrove. Laddove scorre il canale della linea della difesa attraverso la mappa della città, una riga azzurra contornata da due righe verdi. Sulla riva, prende il sole con i soli slip una bella ragazza che non sa di essere osservata.

Il gentleman tace, si gode la vista e riprende a remare. Nel porto della città, un gruppo di dilettanti fuma marijuana e si distrugge le nocche suonando i bongos. Nessuno parla. Da nessun'altra parte Berlino sembra essere così rilassata come accanto all'acqua e sull'acqua.

"Cosa vuoi combinare a Berlino?", mi avevano chiesto gli amici prima di partire. Combinare? Proprio niente. Le spalle fanno male. Il pomeriggio brucia. Lascio scorrere. Me stesso.

(4 giugno 2005)