Viaggi

Svalbard

Le regine dei ghiacci

Un grumo di terre e rocce sparse nell'Artico, un gioiello dove i giorni hanno la misura delle stagioni. Siamo nell'angolo superiore del globo, sessantamila chilometri quadrati, quasi due volte la Sicilia, dove la natura ha creato grandiosi spettacoli tra cielo e terra

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Cè una regina della notte, sul pianeta, ed è un'isola. Si chiama Spitzbergen, ed è circondata da un giro di perle bianche: le Svalbard. Insieme, compongono un collier composto di immacolato gelo, a poco meno di mille chilometri dal Polo Nord.

 

Svalbard, una collana di perle visitabili con diversi mezzi: la nave, la slitta trainata dai cani - con variante motorizzata, oggi - e naturalmente, anche a piedi. E trekking, naturalmente. A un patto: bisogna essere preparati, e non solo atleticamente. Pronti? Svalbard: un grumo di terre e rocce sparse nell'Artico.

Un gioiello - e per di più agevolmente accessibile dall'Europa continentale. Svalbard: più vicine a noi della Groenlandia, né infinitamente infinite come la Siberia: entrambi territori del Nord giganti da perdervisi con gli occhi e con i sentimenti. Svalbard: sessantamila chilometri quadrati, poco più di due volte la Sicilia.

Eccovi nella terra dove il tempo ha un altro passo: dove i giorni hanno la misura delle stagioni. Svalbard vuol dire ancora emisfero boreale, Regno di Norvegia, Europa.

Il soffitto del Continente si trova attorno agli 80 gradi di latitudine Nord. Sarà pure il nostro continente, ma tutto lassù è estremo. Temperatura: i registri meteo hanno segnato (marzo 1986) un meno 46 gradi, e un più 21.3 gradi a luglio 1979. Ma bando ai record: le medie oscillano tra i - 14 invernali e i + 6 dell'estate artica.

Ma perché salire fino all'angolo superiore del globo? Non bisogna farsene una ragione, occorre lasciarsi cogliere dal desiderio. La risposta sta proprio in quelle estreme condizioni dove la vita degli umani è più rude: la natura ha lasciato lassù alcuni tra i più pregiati spettacoli da lei escogitati tra terra e cielo.

E sono proprio i cieli delle Svalbard a rappresentare un palcoscenico sul quale si esibiscono stelle e pianeti e galassie. Sensazione grandiosa, perchè mentre guardate lassù sapete che l'orizzonte e il resto del mondo sono laggiù, ben oltre i vostri piedi.

Il cielo della notte è così terso - così nero quando è nero, nel colmo della notte artica - che le stelle risultano più che splendenti: vibranti, aguzze di luce addirittura.

A proposito di palcoscenico della natura: un sipario è pronto a schiudersi per trasportarvi sospesi a metà tra i profili gelati dei monti delle Svalbard e quella che noi chiamiamo la volta celeste: ecco l'aurora boreale. È un velo di luce, la sottana del cielo.

Abbastanza facile incontrarla durante il viaggio alle Svalbard, nel regno della notte. Può durare - come in tutte le zone circumpolari - alcune ore o una notte intera. Ha la foggia di un drappeggio, può simulare dei raggi, o curvarsi come un arco, oppure chiudersi a corona.

Ineffabile visione che dagli occhi finisce direttamente allo spirito: a un tratto - in certe notti gelide e limpide - il cielo prende ad eccitarsi, ad illuminarsi. Un velo opalescente verde-giallastro (ma può anche tingersi di rosso-viola) inizia a danzare, ad aleggiare. Immaginate una immane tenda trasparente lasciata aperta sulla notte.

I fisici spiegano che il fenomeno avviene oltre i cento chilometri di quota: particelle cariche provenienti dal Sole si scontrano con particelle neutre contenute nei gas dell'alta atmosfera, ionizzandosi.

Gli scienziati sanno bene perché la notte si accende, ma continuano a studiare quei cieli. E difatti una delle popolazioni più cospicue delle Svalbard è proprio quella dei ricercatori che studiano la stratosfera con una delle più grandi antenne paraboliche del mondo, si chiama Eiscat. A Ny-Alesund, altra comunità scientifica che conta stagionalmente anche cento componenti.

Ne incontrerete tanti studiosi alle Svalbard e specialmente a Longyearbyen. C'è di tutto a Longyearbyen. Quando passeggerete per le sue stradine, vi sembrerà molto più vasta.

Non è solo un villaggio per esploratori dalle lunghe barbe gelate: vi si trovano anche hotels, bed & breakfasts, discoteca, impianti sportivi, piscina, chiesa, supermercato, municipio e ufficio postale, ristoranti con un certo tocco. Quest'angolo di Svalbard - landa popolata un tempo pescatori e minatori di carbone - è piuttosto vivace.

L'età media degli abitanti è bassa, trattandosi per lo più di studenti, scienziati, giovani dipendenti pubblici e imprenditori che un certo gusto dell'avventura debbono pure averlo. Qui ci si sente ai confini del mondo e del tempo. Una sola terra è praticabile per orme umane più a nord di questa, ma solo un filino più a Nord. È lontanissima da qui, ed è la Terra di Francesco Giuseppe e fa parte della Russia.

Ma alle Svalbard, si possono trascorrere diversi giorni in sicurezza anche se non siete Reinhold Messner: alberghi con prima colazione e caffè bollente, menù per ogni gusto al ristorante, con guide esperte per gli spiriti più selvatici. E per questi ultimi, c'è spazio e materia.

Sono due gli universi possibili del polar-nauta. Due facce come la Luna. Una nera, l'altra bianca, di madreperla. Quella della notte con il suo gelo cristallizzato, e quella del giorno, dell'estate artica, quando il bianco della neve e del ghiaccio si sfilano come un guanto dalla terra.

Vedrete splendere le aurore, e potrete correre trainati da una lunga muta di cani polari ululanti, gli occhi illuminati che zigzagano nello scuro come i lampeggianti delle radiomobili. O potrete compiere la traversata dei monti (dei mondi) con un salto che vi porterà "in Russia" e "in Polonia".

Barentsburg è un paesetto con miniera...e minatori russidove c'è anche una base scientifica polacca, una decina di persone. Per il resto, le Svalbard fanno parte del Regno di Norvegia. In seguito al "Trattato delle Svalbard" del 1920, l'arcipelago fu affidato dalla comunità internazionale alla Norvegia, che ne è amministrativamente titolare: poste, ospedale, comunicazioni, polizia.

Ma anche questo versante "norvegese" (l'unico turisticamente attrezzato), denuncia una spiccata vocazione internazionale, per via soprattutto dei centri ricerca. Spitzbergen e le sue isole sorelle hanno un loro re, l'orso polare, come la savana ha nel Leone il suo sovrano. Alle Svalbard incontrarlo non è difficile. Anzi è lui a farsi...avanti.

È comprensibile: nell'infinita distesa dei ghiacci, gli orsi vagano senza barriere. E che cosa c'è di più invitante di un villaggio dalle cui case, sbuca qualche pennacchio di fumo, da un camino? Con le casette sul cui retro son disposti i cassonetti delle immondizie? Gli orsi possono superare i quattrocento chili di peso, sono veloci ed agili, a dispetto di dimensioni e della benevola telegenia.

Non crediate ai calendari appesi in tutto il mondo che suscitano amorevoli gridolini di simpatia. Quelle tondeggianti nuvole di pelliccia bianca che si aggirano apparentemene senza meta, sono tra gli animali più feroci del pianeta. E imprevedibili. Alle Svalbard li temono. Bar e ristoranti distribuiscono agli avventori cartoline illustrate: vi si ritrae l'orso nel gesto di afferrare tra le fauci una foca straziata.

Un ammonimento fin troppo cruento, ma ben chiaro. Dunque, non si esce da Longyearbyen senza guida, o senza fucile di grosso calibro. La carabina la si può noleggiare in loco, dimostrando di saper sparare. Meglio tuttavia accompagnarsi ad una guida armata. Il maestro delle elementari ha un fucile accanto alla cattedra, le scuole hanno cortili fieramente recintati per fermare gli ingombranti intrusi.

Nell'oceano veleggiano le balene. Barche attrezzate vi portano nei santuari delle profondità per vederle, qualcuna offre addirittura la garanzia. Foche e trichechi sono a portata di macchina fotografica.

Meno disponibile per gli scatti fotografici, è lo ptarmigan delle Svalbard, uccello che abita solo questo arcipelago. Ed è l'unico che non migra verso sud con l'arrivo dell'inverno.

La natura ne ha disegnata anche una variante norvegese, con caratteristiche un poco differenti. La popolazione è calcolata attorno ai diecimila esemplari, dopo che la caccia è stata bandita. Lo ptarmigan rappresenta un mistero: come faccia a sopravvivere nella lungo inverno, dove trovi rifugio. F

requentano queste lande anche diecimila renne delle Svalbard. Erano ridotte a un migliaio nel 1925, a causa della caccia sistematica. Quanto alle altre specie di uccelli, se ne contano una trentina di specie. Il safari del freddo offre straordinarie possibilità fotografiche anche con i vegetali, piante e fiori.

I botanici hanno contato centosettanta specie. Nel regno della notte può essere affascinante una gita-corsa-spedizione in slitta trascinata - veloce come il vento - dalla muta di cani polari. Appropriato abbigliamento (coprirsi con multipli strati di lana), munitevi di equipaggiamenti di prima qualità.

Grande cura nella scelta di guanti e calzature. Ma neppure d'estate si scherza: vanno scelti scarponi ognitempo impermeabili; il disgelo porta acqua dappertutto. Per le corse invernali in slitta, vi forniranno ulteriori coperture in pelle di foca. La guida dietro di voi, ha la carabina in spalla. Per via dell'orso, non si sa mai. E organizzano anche gite di sci-alpinismo di uno o più giorni tra ghiacciai e valli di cristallo.

Va detto: la neve delle Svalbard è asciutta, molto secca. Non nevica neppure granché, le stellate sono la regola. La zingarata in slitta prevede notti in tenda. Con la guida locale, nessun problema.

Avvertenza per chi, comunque, esce dall'abitato: annunciare sempre i propri spostamenti al Governatorato. In ogni caso, per i più avventurosi: obbligo di bussola (ma attenti alla deriva magnetica, può ingannare l'ago), mappe dettagliate, consapevoli che le condizioni meteo mutano in un baleno.

Vento, neve improvvisa o nebbia pregiudicano l'orientamento. In ogni caso prendere visione dei consigli e delle regole: di spostamento e di campeggio. Opera la rete GSM per le telecomunicazioni, ma limitatamente a Longyearbyen, Barentsburg e Svea. Norma generale: è affidarsi a guide esperte autorizzate.

Il giretto solitario ai ghiacciai è vivamente sconsigliato. Regole stringenti sono necessarie per preservare un ambiente estremamente vulnerabile. Quanto ai fiori, è consentito solo fotografarli. E viene proprio dal Governatore un invito dallo spirito unico agli avventori di tutto il mondo.

Dice così: benvenuti cari turisti su questa nostra piattaforma sui bianchi universi della natura, ma a un patto: che non lasciate qui alcuna traccia del vostro passaggio. Un pratico - politicamente corretto - avviso dalla terra dove si incontrano l'adesso e il sempre.

(28 luglio 2005)