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Tunisi

Fascino antico

Un giro tra le atmosfere esotiche della più europea tra le città del Maghreb, dove l'eredità del protettorato francese ha lasciato una scacchiera di moderni quartieri protesi verso il mare. E qui, nel cuore della sua Medina, pulsa un inestricabile groviglio di souk fatto di vicoli e botteghe artigiane

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Poco più di un'ora di volo: tanto basta per raggiungere Tunisi dall'Italia. Un'ora soltanto per immergersi nelle atmosfere esotiche della più europea delle città del Maghreb, una capitale dai tanti volti che, dicono, ha charme da vendere.

Il primo impatto è con la città coloniale, la ville nouvelle eredità del protettorato francese d'inizio Novecento: una scacchiera di moderni quartieri protesi verso il mare, tagliati da ampi boulevards che convergono sull'Avenue Bourguiba, il grande viale alberato costellato di caffè e di eleganti edifici dalle architetture classicheggianti e liberty.

Come quelle del pomposo Teatro Municipale, tutto stucchi bianchi e forme arrotondate, peraltro restaurato di recente, che contrasta con il bizzarro stile romanico-moresco della cattedrale di San Vincenzo de Paoli, qualche isolato più in là. La vetrina di una libreria attira l'attenzione di chi passeggia per il viale dedicato al primo presidente della Repubblica tunisina.

Tra tanti volumi, ce n'è uno che narra di un'antica Medina araba, i cui palazzi da Mille e una Notte sono stati restaurati e aperti ai visitatori come musei e centri culturali. Si tratta della Medina di Tunisi, la più estesa e meglio conservata di tutto il Maghreb, dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.

È oltre la Bab el Bahr, la Porta del Mare, ribattezzata dai Francesi Porta di Francia, che in passato separava la città vecchia dall'estesa laguna e dai quartieri marini, ma che durante il protettorato (dal 1881 al 1956) divenne il simbolo della netta separazione tra la Tunisi europea e quella arabeggiante.

Oggi come un tempo il cuore della Medina pulsa nei suoi souk, un inestricabile groviglio di vicoli che traboccano di botteghe artigianali e negozietti in cui è possibile acquistare ogni genere di mercanzia. A patto di saper tener testa ai venditori, ineffabili maestri nell'arte della contrattazione.

Come fare per orientarsi? Basta lasciarsi guidare (e inebriare) dagli aromi intensi delle spezie e del cuoio, dai suoni martellanti degli incisori e dai profumi delle essenze. Ed eccoci, appunto, nel Souk Attarine, per tradizione regno dei profumieri, veri alchimisti nel creare fragranze per ogni esigenza e occasione (anche se dai nomi improbabili, tipo Sogno d'Oriente).

E dove, per pochi dinari, ci si può far fare anche un tatuaggio all'henné. Un mondo a parte è il Souk Echaouachia, nelle cui botteghe da oltre sette secoli si perpetua l'arte di confezionare i fez, i tradizionali copricapi di feltro rosso, accessorio indispensabile dell'abbigliamento maschile tunisino.

Il caos che domina la Medina è infatti solo apparente, in realtà la disposizione dei diversi Souk è rigidamente regolata da tradizioni antichissime: i mestieri "nobili", come quello dei gioiellieri per esempio, sono localizzati nelle immediate vicinanze della moschea, mentre man mano che ci si allontana dal luogo di culto si trovano le attività artigianali considerate più umili, come fabbri e tintori.

Il minareto della Zitouna, la Moschea dell'Ulivo, svetta imperioso sul dedalo di vecchie case. Fondata ben 13 secoli fa da un imam che era solito insegnare il Corano all'ombra di un vecchio ulivo (da cui il nome), è la maggiore moschea della città e per secoli fu anche un importante centro di studi e cultura.

Poco distante, in un vicolo silenzioso, ecco la Medersa Slimaniya, una scuola coranica che risale al Settecento con una piccola moschea aperta anche ai visitatori che non sono di fede musulmana. Proseguendo la passeggiata nella Medina si ritrovano, come per incanto, suggestioni di un passato nemmeno troppo remoto tra i saloni e i cortili del settecentesco Dar Ben Abdallah, una delle più fascinose dimore nobiliari della città vecchia, che ospita oggi il Museo delle tradizioni popolari, in cui sono state ricreate, con oggetti e arredi d'epoca, scene di vita quotidiana della Tunisi d'antan.

In realtà sono numerosi i palazzi da Mille e Una Notte restaurati negli ultimi anni e aperti al pubblico. A cominciare dal Dar Lasram, residenza di fine Settecento che ha conservato le splendide scuderie ed è oggi sede dell'Association pour la Sauvegarde de la Medina; o Dar El Jeld, un tempo sede del Monopolio di Stato del Cuoio e delle Pelli e che oggi ospita un ristorante tra i più esclusivi della città.

La Medina non è comunque la parte più antica della capitale tunisina: le sue origini vanno infatti cercate lungo la costa, nell'elegante quartiere di Cartagine, uno dei luoghi-mito del Mediterraneo.

Che emozione scoprire, tra le ville dei tunisini ricchi e famosi, le rovine della potente città punica fondata, secondo la leggenda, dalla principessa Didone quasi tremila anni fa, poi rasa al suolo e ricostruita dai romani. Nel Parco archeologico, sulla collina di Byrsa che domina i due antichi porti punici, sono concentrati i monumenti più importanti: i resti di alcune ville, l'Anfiteatro tuttora utilizzato per manifestazioni culturali e le Terme di Antonino, che invece non sono più in funzione da secoli.

Ne hanno raccolto l'eredità, nonché la magica atmosfera, le lussuose Terme Marine di Cartagine dell'Hotel The Residence, uno dei più attrezzati centri di talassoterapia del Mediterraneo, che sfrutta le benefiche proprietà dell'acqua marina, particolarmente ricca di cloruro di sodio e magnesio, per trattamenti terapeutici e cosmetici. Praticamente impossibile resistere al piacere di concedersi almeno una giornata all'insegna del benessere.

Assolutamente da provare è l'hammam, il tradizionale bagno turco orientale, ideale per rilassare il corpo e la mente, prima di passare ai bagni d'alghe o all'idromassaggio in acqua di mare.

La prossima meta è Sidi Bou Said, la Saint-Tropez tunisina, delizioso borgo a picco sul mare dove, per legge, tutte le case sono dipinte di bianco e turchese. Una trovata del barone Rodolphe d'Erlanger, eccentrico artista e musicologo francese che vi si stabilì nel 1912, folgorato dal blu di questo mare, che volle si riflettesse in tutti gli edifici.

A cominciare dall'Ennejma Ezzahra, la sua casa-museo, una delle residenze più sfarzose della Tunisia, in cui si fondono elementi architettonici maghrebini e andalusi, uno scrigno pieno di rari oggetti d'artigianato e arte, specchio di uno stile di vita raffinato. Il barone non fu l'unico artista a essere stregato dalla perfetta bellezza di Sidi Bou Said.

Ai tavolini dello storico Café des Nattes, nella piazzetta in cima al paese, hanno a lungo indugiato, sorseggiando tè alla menta, scrittori come André Gide e Simone de Beauvoir e pittori come Paul Klee. Il segno della loro letteratura e dell'arte vive ancora nelle stradine romantiche, inondate dal profumo delle bouganville e dei gelsomini, che arrivano a una splendida terrazza, da cui la vista spazia su tutta la costa di Cartagine, fino alla baia di Tunisi.

(28 luglio 2005)